Riceviamo e pubblichiamo

Una moderna modalità di pianificare in funzione dello sviluppo dell’economia circolare

[20 luglio 2018]

La sfida lanciata dall’Unione Europea con la direttiva che mira a promuovere le condizioni per un’economia circolare impone anche una attenta riflessione sulle modalità di pianificazione che oggi gli Enti locali e le Regioni utilizzano nei vari servizi aventi comunque una valenza ambientale.

Come è noto, la gestione di alcuni servizi pubblici (acqua, rifiuti) è prevista attraverso gli Ambiti territoriali ottimali (ATO).

Questi ambiti dovrebbero garantire il superamento della frammentazione gestionale per arrivare ad una dimensione ottimale che benefici di un adeguato fattore di scala.

L’attuazione di questo indirizzo però ha portato ad una ulteriore separazione nella gestione degli stessi (gli ATO per la gestione del ciclo idrico integrato non coincidono con quelli per i rifiuti) con l’inevitabile perdita di una visione unitaria e con duplicazione di costi.

Se poi consideriamo che nel frattempo si sono inserite nuove normative per la riduzione del consumo energetico, per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per la ottimizzazione del recupero e riutilizzo delle risorse, si evidenzia come questo modello sia superato ed inadeguato.

In questi ultimi anni sta maturando la consapevolezza del valore di una gestione integrata tra questi servizi: ad esempio è possibile produrre biogas negli impianti di depurazione utilizzando le frazioni organiche della raccolta differenziata, è possibile sviluppare fonti energetiche rinnovabili a partire dalle biomasse del circuito rifiuti, è possibile avviare nuove attività imprenditoriali a partire dal recupero delle acque dei depuratori e del calore dei grandi impianti energetici, ecc.

In sostanza, l’economicità e i minori costi nelle gestioni sono possibili non solo (e forse non tanto) attraverso la definizione di grandi dimensioni delle singole società monoservizi, ma attraverso una gestione integrata degli stessi anche su territori meno vasti.

Con l’ulteriore beneficio di non allontanare troppo la gestione dei servizi dai cittadini, e in definitiva, dagli utenti interessati.

Già dieci anni fa, in questo nuovo scenario, il gruppo regionale dei Verdi propose di azzerare l’attuale sistema degli ATO monoservizi per costituire un unico ATO Ambientale, su un territorio non necessariamente troppo vasto, quale quello provinciale,  incaricato di gestire tutte le tematiche relative ai servizi ambientali (acqua, rifiuti, energia) cercando di individuare le migliori azioni integrate tra gli stessi.

In questo ATO (meglio chiamato ATOA Ambito Territoriale Ottimale Ambientale) ogni sindaco oteva esprimere al massimo le proprie funzioni di indirizzo e controllo, riducendo in tal modo i maggiori costi necessari a finanziare strutture duplicate o triplicate.

In questa proposta doveva ovviamente trovare adeguato spazio un ruolo anche di promozione di nuove tecnologie e di nuove soluzioni che partivano proprio da interessi pubblici e da esperienze gestionali consolidate e legate al territorio.

Solo così si sarebbero avviati processi virtuosi come le raccolte differenziate spinte porta a porta, il recupero delle risorse, lo sviluppo di sistemi energetici integrati, il rispetto dei delicati equilibri territoriali e ambientali.

Oggi, proprio nell’ottica di una economia circolare, questa impostazione e le problematiche che affronta si rivelano totalmente attuali e motivate.

Questo organismo di programmazione circolare ed integrata potrebbe:

– coordinare le azioni di gestione delle risorse naturali attraverso un Piano Integrato di Gestione Sostenibile Ambientale , di seguito Piano Integrato Ambientale;

– in tale Piano Integrato Ambientale si potrebbero definire i valori dei parametri fisici che misurano  il consumo di risorse ambientali e si potrebbero pianificare gli obiettivi di sostenibilità che la Comunità d’Ambito Ambientale si pone: obiettivi come la quantità di suolo annualmente utilizzato per l’espansione delle città, la quantità di acqua consumata procapite, l’energia da fonti rinnovabile prodotta, la concentrazione di inquinanti nell’aria, la produzione pro capite di rifiuti, di raccolta differenziata, la rumorosità delle zone, il numero di animali abbattuti, abbandonati, ecc;

– i valori che misurano tali obiettivi ambientali dovranno essere frutto di una equilibrata valutazione sulla loro raggiungibilità, ed impegnano tutti i soggetti amministrativi e gestionali ( comune, circoscrizioni, aziende di gestione, gli stessi cittadini) , costituendo una linea guida, verificabile e migliorabile, dell’operato dei soggetti sopra indicati.

Ovviamente a tale organismo di pianificazione (ATOA) verrebbero assegnati i compiti di affidare, all’interno del territorio:

  • il servizio di gestione del Ciclo Idrico integrato;
  • la gestione delle raccolte differenziate e delle attività di recupero e valorizzazione degli stessi rifiuti;
  • il servizio di distribuzione del metano ;
  • la pianificazione degli interventi di ottimizzazione energetica ,
  • la produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili e da cogenerazione;
  • la gestione e la tutela della fauna urbana sia affettiva che infestante;
  • la distribuzione delle acque di recupero provenienti dalla depurazione di reflui civili ed industriali;
  • la realizzazione di Reti di trasmissione dati, di comunicazione fonica e wireless;
  • la gestione delle aree protette comunali, aree verdi e boschive e aree attrezzate;
  • la redazione dei Piani di tutela idrogeologica del suolo ed interventi di messa in sicurezza;
  • la realizzazione di interventi per sostenere la Mobilità elettrica, pedonale e ciclabile e aree di scambio e di sosta;

Con questa ottica di pianificazione circolare ed integrata si possono sicuramente ottenere risparmi economici, efficienze nella gestione dei diversi servizi e delle diverse attività, ricadute economiche territoriali significative, incrementi occupazionali e crescita di nuovi soggetti imprenditoriali vocati a questa nuova green economy.

Avranno le forze politiche, sociali ed economiche della Toscana il coraggio di affrontare una tale rivoluzionaria impostazione?

È indubbiamente compito di tutti far sì che almeno ci provino ad iniziare questo nuovo percorso, una volta che siano evidenti i benefici ed i risultati a cui questa nuova strada condurrà.

di Giuseppe Vitiello