Legambiente scrive al presidente della Regione Enrico Rossi

Via dalla legge Toscana il cavallo di Troia che accresce il rischio idrogeologico

Il comma 6 lett. d) dell’art. 142 della L.R. 66/11 trasforma una norma ispirata alla prudenza in un gioco d’azzardo

[13 novembre 2014]

Egregio Presidente, abbiamo apprezzato le sue dichiarazioni sulla necessità di individuare e punire i responsabili del cedimento arginale del Carrione e, soprattutto, sulla ferma volontà di porre fine ad una irresponsabile e diffusa gestione urbanistica che espone il territorio al rischio alluvionale e sul richiamo alle misure a tal fine già approvate dalla Giunta Regionale, con particolare riguardo all’inedificabilità delle aree a pericolosità idraulica molto elevata (L.R. n. 66 del 27/12/2011) e al contrasto al consumo di suolo agricolo (nuove Norme per il governo del territorio), entrambi obiettivi che condividiamo pienamente.

Temiamo tuttavia che, nonostante le migliori intenzioni, tali obiettivi rischino di non essere raggiunti, anche a causa di lacune delle norme regionali. In particolare, il comma 6 lett. d) dell’art. 142 della L.R. 66/11, stabilisce che il divieto di edificazione nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata non si applica qualora, a seguito di interventi di messa in sicurezza, tali aree siano riclassificate a pericolosità idraulica inferiore dai piani di assetto idrogeologico.

Eliminare dalla L.R. 66/11 il cavallo di Troia che accresce il rischio

Ci corre il dovere di segnalare che la cosiddetta “messa in sicurezza” è proprio l’espediente utilizzato in Italia come cavallo di Troia per trasformare una norma ispirata alla prudenza in un gioco d’azzardo dall’esito tanto tragico quanto scontato. Per fare un esempio concreto, nell’area di Villa Ceci (nuovamente inondata il 5 novembre) il Piano strutturale di Carrara prevede l’edificazione per 1.371 abitanti (oltre al polo direzionale, attività turistiche, commerciali e alberghiere). Se, dopo la “messa in sicurezza” (l’adeguamento degli argini) e la riclassificazione a pericolosità ridotta, tali previsioni troveranno attuazione (passando dagli attuali 100 abitanti ai 1.471 previsti), nel caso di una nuova inondazione i danni aumenterebbero di 14 volte.

Né si può obiettare che l’adeguamento degli argini ha comunque eliminato il rischio idraulico, sia perché è sempre possibile una piena superiore a quella di progetto (oggi peraltro, a causa dei mutamenti climatici, la piena duecentennale si verifica con frequenza decisamente maggiore!) sia perché le rotture arginali non sono certo eventi rari (Carrara ne ha subite quattro in soli due anni!). Merita precisare che anche per altre aree a pericolosità molto elevata (il Sistema funzionale del Carrione, le zone di Fossone e di Battilana) il piano strutturale contiene previsioni analoghe a quelle descritte per Villa Ceci e che, per la quasi totalità, si tratta di aree ora agricole il cui consumo dovrebbe pertanto essere evitato. Ciononostante l’amministrazione di Carrara persiste nella vecchia concezione che identifica lo sviluppo con nuove edificazioni. Chiediamo pertanto l’eliminazione del comma 6 lett. d) dell’art. 142 della L.R. 66/11, rendendo definitivamente inedificabili tali aree anche dopo la “messa in sicurezza” (illusoria o, comunque, mai garantita). In mancanza di questa scelta coraggiosa il risultato finale dei nostri sforzi (opere idrauliche e investimenti) sarebbe paradossalmente un ulteriore incremento del rischio idraulico e dei danni alluvionali.

Annullare la previsione del porto turistico alla foce del Carrione

Condizioni meteomarine avverse, ostacolando il deflusso a mare delle piene fluviali, provocano un rigurgito idraulico che può indurre l’esondazione nel tratto planiziale; da ciò l’importanza di mantenere

il tratto focivo sgombro da sedimenti e da ogni ostacolo. Ciononostante il Master Plan “La rete dei porti toscani” prevede l’ampliamento del porto commerciale di Marina di Carrara a destra della foce del Carrione e un porto turistico alla sua sinistra. Secondo tale previsione il Carrione, stretto tra due moli portuali, sarebbe così costretto a prolungare il suo percorso di circa 600 m prima di sfociare a mare. In questo tratto (di porto canale), incontrando acque marine ferme, si depositerebbero i sedimenti apportati dal Carrione, ingigantendo la barra di foce che già oggi, ostacolando il deflusso a mare delle piene, aggrava il rischio alluvionale per Marina e Avenza.

Come se ciò non bastasse, si prevede anche la deviazione della foce (verso levante) e un piazzale di raccordo tra i due porti che coprirebbe il Carrione per circa 150 m a mare, proprio nel tratto più soggetto al deposito dei sedimenti (rendendone più problematica la rimozione periodica).

Per queste ed altre considerazioni (tra cui la massiccia urbanizzazione della costa che il porto turistico indurrebbe, peraltro già prevista nell’attuale variante al piano strutturale) ci battiamo da tempo contro la previsione del porto turistico, incontrando l’ostinata determinazione della giunta comunale a realizzarlo ad ogni costo. Come lei ben sa, il Piano Paesaggistico adottato a luglio (nella scheda del sistema costiero “1. Litorale sabbioso Apuano-Versiliese”) diceva chiaramente che «non è ammessa la realizzazione di nuovi porti e approdi nei tratti di costa sabbiosa».

Eppure, a seguito delle vibrate proteste del sindaco, dell’autorità portuale e della CNA che chiedevano di fare salve le previsioni del Master Plan portuale, lei stesso ha dichiarato che il porto sarà confermato. Legambiente ha espresso apprezzamenti e forte condivisione per le innovazioni introdotte dal Piano Paesaggistico (pur criticando qualche cedimento alle pressioni della lobby del marmo). Tuttavia è evidente che se le grandi innovazioni fanno salve alcune previsioni del passato, si svuotano aspetti qualificanti del piano e se ne accettano le conseguenze, compreso l’aumento del rischio idraulico. Nel caso di prevedibili future alluvioni, ogni dichiarazione delle autorità locali e regionali suonerà quindi inevitabilmente ipocrita. Chiediamo pertanto che in sede di approvazione del piano paesaggistico vengano annullate le previsioni del porto turistico e dell’ampliamento di quello commerciale.

Confidando nell’attenta considerazione delle nostre argomentazioni, porgiamo i nostri più Cordiali saluti.

di Mariapaola Antonioli, presidente Legambiente Carrara e Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana