Wwf: il legame tra buono stato bacini idrografici, le foreste e la salute umana

Le richieste del Wwf per una buona gestione dei corsi d’acqua in Italia

[21 marzo 2018]

Oggi e domani si celebrano le due giornate mondiali che l’Onu dedica rispettivamente a foreste e acqua, due risorse naturali essenziali per gli ecosistemi della Terra e il Wwf ha colto l’occasione per sottolineare «la stretta relazione tra ecosistemi forestali, qualità dell’acqua e salute umana rendendo nota una recentissima ricerca che dimostra come i bambini che vivono in bacini fluviali con maggiore copertura arborea abbiano meno probabilità di ammalarsi di diarrea, la seconda causa di morte tra i bambini sotto i cinque anni».

Per questo il Wwf ha finanziato lo studio  “Upstream watershed condition predicts rural children’s health across 35 developing countries”, pubblicato su Nature Communications e condotto dall’Università del Vermont su 300.000 bambini in 35 Paesi di  Africa, Sud-Est asiatico, Sud America e Caraibi ed evidenzia che «I dati mostrano come con un aumento del 30% della copertura di alberi nei bacini idrici rurali si abbia un effetto paragonabile al drastico miglioramento delle condizioni igieniche».

Lo studio, che  ha utilizzato i big data di 30 anni di indagini demografiche e sanitarie raccolte da Usaid, 150 variabili per 500.000 famiglie, è il primo in grado di quantificare la connessione tra il buono stato delle foreste dei bacini idrografici e la salute dei bambini su scala globale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), «La morte di 1 bambino su 4 sotto i cinque anni è attribuibile alle cattive condizioni igieniche e ogni anno si stima che 361.000 bambini muoiano di diarrea a causa del cattivo accesso all’acqua pulita, ai servizi igienici e alla mancanza d’igiene in generale»,

Il Wwf evidenzia che «L’effetto foreste sull’acqua è spiegato dalla loro capacità di raccogliere e captare le risorse idriche, depurarle rendendole potabili e adatte al consumo umano. Eppure, nonostante questa intuitiva correlazione (supportata anche da significative ricerche) gli habitat dei bacini idrografici sono in condizioni estremamente critiche, basti pensare che solo tra il 1970 e il 2012 abbiamo perso l’81% della fauna selvatica d’acqua dolce. La distruzione delle foreste e, conseguentemente, il loro importante ruolo nel ciclo dell’acqua e nei sistemi idrogeologici, rafforza la portata e l’intensità di alluvioni, dei dissesti, della desertificazioni e della siccità. È come una delicata catena che, se spezzata, produce devastazioni con un effetto a domino sia su scala locale (disastri ambientali) sia su scala globale (cambiamento climatico)». Una stretta relazione tra foreste, bacini idrografici e comunità locali che vale anche per il nostro paese:  «In Italia la qualità dell’acqua che beviamo è strettamente collegata alla qualità degli ecosistemi dei bacini idrografici che la forniscono – dicono al Panda –  I bacini idrografici in buone condizioni ecologiche e con ecosistemi forestali ben conservati contribuiscono alla sicurezza del territorio e delle persone, contro eventi climatici estremi (tempeste, ondate di calore, siccità) e disastri idrogeologici (frane, alluvioni, etc.). I cambiamenti climatici, l’eccessivo sfruttamento delle acque, l’inquinamento, la canalizzazione dei fiumi, la distruzione degli habitat acquatici, la conseguente perdita di servizi ecosistemici e la mancata attuazione di importanti direttive europee, e in particolare quella sulle Acque (2000/60/CE), sono tra le cause principali dell’attuale grave crisi idrica nel nostro Paese. In Europa la direttiva quadro acque è lo strumento più  avanzato (ispirato ai più innovativi concetti della gestione dei bacini idrografici) per la conservazione del buono stato di salute dei bacini idrografici per la protezione della vita e della salute dei cittadini».

Il Wwf denuncia la generale cattiva gestione delle acque in Italia che è attestata:«1. dalle condanne della Corte di giustizia Europea e dalle procedure istruttorie EU pilot avviate dalla Commissione Europea nei nostri confronti. Due condanne (C565-10 – Procedura 2004-2034 e C85-13 – Procedura 2009-2034) e dall’apertura di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059) che riguardano la mancata o non corretta applicazione della Direttiva 91/271/CEE  in materia di depurazione delle acque, che prevede adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue per gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti; 2. dalle due procedure istruttorie EU Pilot per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE). Una concernente le derivazioni a scopo idroelettrico (EU PILOT 6011/14/ENVI) e una più generale (EU PILOT 7304115/ENVI) per la generale mancata attuazione della direttiva, con particolare riguardo alla insufficiente coordinamento, all’assenza di metodologie adeguate per limitare gli inquinanti nelle acque sotterranee, ai prezzi dell’acqua in agricoltura e ad altre questioni legate sempre al settore agricolo».

Il Wwf «E’ fortemente preoccupato delle possibili modifiche negative (quale l’ulteriore posticipo dei tempi per il raggiungimento del buono stato di qualità delle acque interne previsto per il 2020) che potrebbero essere introdotte nella Direttiva quadro acque se nel corso della consultazione pubblica, che verrà avviata in tutta Europa da giugno a settembre, prossimo non emergerà un chiaro segnale di difesa e rafforzamento di una normativa a tutela dell’ecosistema acqua e della risorsa idrica, che ancora deve essere attuata pienamente dagli Stati membri».

Secondo gli ambientalisti ci sono le condizioni per avviare anche in Italia un governo delle acque adeguato e per questo chiede al nuovo Parlamento e al prossimo governo che: «1) Vengano applicate correttamente e in modo integrato le direttive europee, con particolar riguardo per la Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE), la direttiva reflui urbani, 91/271/CEE, “Alluvioni” (2007/60/CE), “Energie rinnovabili”(2009/28/CE) e “Habitat” (43/92/CEE) e “Uccelli” (2009/147/CE); 2) Le autorità di distretto, previste dalla direttiva quadro e finalmente istituite nel 2016, fungano da centro unitario di coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico; 3) Siano promossi Piani di adattamento ai Cambiamenti Climatici a livello di bacino idrografico o per ampi comparti omogenei (es. le aree metropolitane); 4) Sia bloccato dai Comuni il consumo del suolo lungo le aste fluviali, in questi ultimi anni notevolmente aumentato, e avviata un’azione di recupero di suolo con interventi di delocalizzazione degli insediamenti civili e industriali  dalle aree a maggior rischio (classificate come R3 e R4 ai sensi del D.Lgs. n. 49/2010); 5) Venga avviata una diffusa rinaturazione fluviale, grazie all’obbligo delle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249); 6) sia garantita la manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità dell’ecosistema e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale».