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Sicurezza del territorio, le quattro proposte del Wwf alle istituzioni

[21 novembre 2013]

Il WWF suggerisce alle istituzioni un Piano in quattro mosse che consenta di dare una risposta immediata per garantire condizioni minime di sicurezza ai Comuni e alla popolazioni a rischio a costi contenuti visto che il ripetersi di eventi estremi, amplificati dall’incuria e dal dissesto territoriale, è ormai diventata quotidiana emergenza e che la programmazione degli interventi per la manutenzione del territorio e per l’adattamento ai cambiamenti climatici, che pur devono essere avviati al più presto, implica interventi con un orizzonte a 20 anni, con un impegno di risorse a 40 anni.

1. Preallerta delle popolazioni residenti

La comunicazione delle previsioni metereologiche estreme non può fermarsi negli uffici delle Istituzioni. Occorre codificare standard operativi per cui le popolazioni residenti interessate possano essere messe a conoscenza per tempo del potenziale pericolo e quindi adottare comportamenti idonei. Su questo si registra che, a differenza degli eventi sismici o degli incendi dove una serie di comportamenti sono comunicati ed oggi costituiscono riferimento per tutti (ad esempio il  non utilizzo degli ascensori o il trovare maggiore  protezione sotto gli stipiti delle porte poste sui muri maestri), per gli eventi alluvionali è urgente che vengano attuati piani di sicurezza e protezione civile[1],  che non limitino l’intervento a generici e poco comprensibili “inviti” a stare a casa o a non circolare, ma è indispensabile interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di massima allerta; predisporre sistemi di allarme nei centri abitati per mettere in guardia la popolazione sul pericolo imminente; avviare campagne di informazione e formazione sul rischio;realizzare  esercitazioni per verificare l’efficacia dei piani di protezione civile predisposti.

2. Inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali

In attesa di regole più strutturali e di una vera riforma urbanistica che dal dopo guerra non è mai arrivata, è necessario vincolare le aree più esposte all’effetto dei cambiamenti climatici e tra queste certamente coste e sponde dei fiumi. In Italia il tasso medio di urbanizzazione negli ultimi 50 anni è passato dall’1,9% al 7,5%, come documentato nella ricerca “Terra Rubata” coordinata dall’Università dell’Aquila a cui il WWF collabora, il che porta a stimare che siano stati urbanizzati in questo periodo 2.250.000 ettari (un territorio grande quanto Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia insieme).  Il WWF ha già più volte richiamato l’esigenza di estendere i vincoli paesaggistici sulle coste dagli attuali 300 metri a 1000 metri (come fatto in Sardegna dalla Giunta Soru con una norma in via di smantellamento da parte dell’attuale Giunta Cappellacci), ma questo non comporterebbe comunque un’inedificabilità assoluta che invece dovrebbe essere garantita almeno sulle fasce di pertinenza fluviale. E’ inoltre indispensabile applicare i Piani di Assetto Idrogeologico delle Autorità di Bacino che, come per quella della Sardegna, individuano le aree di rischio e ne regolamentano le attività. Attualmente le sponde dei fiumi sono tutelate dalle norme sul paesaggio per una fascia di 150 metri, anche in questo  caso non si tratta di un’inedificabilità assoluta che subentra solo per disposizioni comunali o regionali connesse a valutazioni idrauliche.  Questo ha consentito, soprattutto al Sud per fiumare e torrenti, facili aggiramenti che hanno portato ad infrastrutturazioni di ogni tipo aumentando l’esposizione al rischio delle popolazione e dei manufatti . Occorre che il vincolo di rispetto paesaggistico sui corsi d’acqua sia trasformato, con apposita legge nazionale, in inedificabilità assoluta con conseguente insanabilità ed abbattimento di tutti gli abusi non ancora condonati che rientrano in queste aree.

3. Pianificazione territoriale integrata

Si deve arrivare finalmente ad un processo di co-pianificazione tra lo Stato e le Regioni (idrogeologica. sismica, paesaggistico-naturalistica e agricola). E’ necessario che questa co-pianificazione, definita in coerenza anche con la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici (che il Governo sta preparando), sia propedeutica e quindi sovraordinata rispetto ad altre pianificazioni settoriali  (come quella urbanistica o delle infrastrutture) e degli enti locali.  L’obiettivo dev’essere quello di restituire flessibilità al territorio per aumentare la capacità di adattamento rispetto agli eventi metereologici estremi. In questo senso un’area agricola, ad esempio, ha una multifunzionalità ambientale e territoriale che perderebbe anche solo se fosse trasformata in serra.  Problemi complessi come quello dei cambiamenti climatici necessitano dunque di un approccio multidisciplinare che deve però trovare in una pianificazione unica ed integrata una concretezza operativa e gestionale.

4. Prevenzione fatta dai cittadini

I cittadini possono adottare una serie di azioni preventive soprattutto in occasione di ristrutturazione delle abitazioni. Vi sono varie  categorie di interventi: gli interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (es. il rinforzo e “l’ancoraggio” dei muri  ancorati per evitare il loro collassamento o fenomeni di “galleggiamento”; realizzare recinzioni, porte e finestre che possono essere a contatto con l’acqua a tenuta stagna o protette con barriere mobili;  realizzare i pozzi di luce ubicati a quote superiori rispetto alla situazione per evitare che l’acqua penetri negli scantinati..). Tutto ciò  migliora la difesa dei propri beni e permette di avere più tempo per allontanarsi  e per mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore[2]. Gli interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (es.la costruzione di rilevati di dimensioni ridotte (10-20 cm) possono evitare, in determinate circostanze, che le acque penetrino all’interno di un edificio; elevare le apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallarle ai piani superiori…); 

Il WWF ricorda che le misure descritte evidentemente non sostituiscono gli interventi di messa in sicurezza già individuati e in attesa di finanziamenti, o avere influenza sulla frequenza o sull’intensità degli eventi disastrosi, ma possono però, a costo contenuto, favorire il buon governo del territorio e limitare significativamente i rischi per le popolazioni.

Il tutto in attesa che questo Paese possa trovare il modo per porre rimedio allo scempio compiuto in decenni di speculazioni edilizie attraverso interventi che vanno ben oltre quelli dell’assetto idrogeologico, ma necessariamente dovranno prevedere delocalizzazioni, riqualificazioni, recuperi ambientali, abbattimenti, insomma interventi che restituiscano quella bellezza e qualità che ha fatto la nostra storia e che stiamo sempre più perdendo.


[1] Si tratta di piani di protezione civile che dovrebbero essere stati predisposti da parte di Regione e Province  ai sensi della L.225/92 e successive integrazioni

[2] Vedi i documenti dell’Environmental Agency – www.environment-agency.gov.uk/subjects/flood