Addio al Corpo Forestale dello Stato: al Senato approvazione definitiva per il ddl Madia

La battaglia si sposta sui decreti attuativi. I sindacati manifestano: «Vedremo in autunno»

[4 agosto 2015]

sindacati forestale

Il ddl Madia, la contestata riforma della Pubblica amministrazione che prevede tra l’altro l’accorpamento non meglio precisato del Corpo Forestale dello Stato in un’altra forza (Carabinieri in pole), ha passato l’esame del Senato. Con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto, l’aula ha approvato la riforma, che ora dovrà essere declinata in decreti attuativi che la rendano operativa.

Il premier Matteo Renzi ha salutato la notizia twittando «Un altro tassello: approvata la riforma della P.A., #lavoltabuona. Un abbraccio agli amici gufi». Oggi in piazza però sono scesi coloro che i gufi, quelli veri, li tutelano nei boschi di tutta Italia: i forestali, che già parlano di “militarizzazione”.

I leader sindacali hanno convocato una manifestazione di protesta al Pantheon, a Roma: Lo scellerato progetto del governo – dichiarano Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Pompeo Mannone, Pier Giorgio Cortesi, Francesca Fabrizi, Massimiliano Violante, Elisabetta Morgante e Walter Rossi – non da’ certezze al futuro di chi, fino ad oggi, ha tutelato l’ambiente e contrastato i reati che lo danneggiano, lasciando in balia di non meglio precisati poteri occulti gli 8.000 Forestali che ancora oggi attendono chiarezza dal ministro Martina e dal Capo del Corpo forestale dello Stato».

A poco è servito anche l’appello rivolto a governo e parlamentari da una larga fetta di cittadini, e 17 associazioni di tutela ambientale, tutti schierati per l’integrità della Forestale. Le proposte alternative in campo, che erano presenti, sono state ignorate.

«Ma perché il Presidente Renzi – domandano dalla Campagna #SalviamolaForestale –vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi. Il sindacato UGL- Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario».

Nonostante il colpo incassato con l’approvazione del ddl Madia al Senato, i sindacati in rappresentanza della Forestale non si danno comunque per vinti. Il governo ora avrà 12 mesi per produrre i decreti attuativi, ed è su questo terreno che si sposta la battaglia: «Vedremo in autunno», tagliano corto dal Pantheon.