Lunghezza della pista, dibattito pubblico, inquinamento: confronto punto su punto

Aereoporto di Firenze, gli ambientalisti «delusi» dalle risposte del presidente Rossi

«Lasciano intendere che non si farà sufficiente chiarezza su un progetto palesemente incompleto, contradditorio, proceduralmente iniquo, dannoso»

[26 febbraio 2016]

ambientalisti aeroporto firenze

Non si è fatta attendere la contro-risposta delle associazioni ambientaliste toscane (Wwf, Legambiente, Fai e Italia nostra, insieme alla Rete dei comitati per la difesa del territorio) al presidente della Regione Enrico Rossi, interpellato sul presente e futuro dell’aeroporto di Firenze e – dunque – della Piana fiorentina. Sette le domande rivolte al governatore in una lettera spedita nel dicembre scorso, cui Rossi ha risposto ieri in modo puntuale e che è stata immediatamente ripresa altrettanto precisamente dagli ambientalisti.

I firmatari si dicono delusi, e giudicano le risposte del presidente come una riproduzione delle «posizioni dell’Enac, lasciando sostanzialmente intendere che non si farà sufficiente chiarezza su un progetto palesemente incompleto, contradditorio, proceduralmente iniquo e, a parere dei tecnici, dannoso per la sicurezza del territorio e dei suoi abitanti».

Stando così le cose, secondo le associazioni ad oggi risulta chiaro che «non è l’aeroporto che deve adattarsi al territorio, bensì, viceversa – è il commento profondamente contrariato dei firmatari nel corpo della lettera –, il territorio che deve piegarsi alle esigenze dell’aeroporto». Il confronto tra i due poli, sempre più lontani, continua.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della missiva:

Gentile Presidente Enrico Rossi,

La ringraziamo per le risposte ai nostri quesiti, che dimostrano una sensibilità istituzionale che volentieri Le riconosciamo. Dobbiamo, tuttavia, esprimere il nostro disappunto per il loro contenuto, più preoccupato della correttezza delle procedure adottate, che della loro “sostanza” politica. E, affinché Lei non pensi che il nostro disappunto nasca da pregiudizi o da prese di posizione ideologiche, vogliamo entrare, sia pur brevemente, nel merito delle Sue risposte.

Alla prima domanda, se Lei accetterà che sia sottoposto a VIA un Masterplan e non un progetto definitivo, come prescrive il Codice dell’Ambiente, Lei risponde che così si fa per ‘prassi consolidata’, come sostiene lo stesso ENAC. Inutile ricordarLe che nessuna prassi consolidata può giustificare una così plateale “deroga” alle regole.

Alla seconda domanda, sulla lunghezza della pista – 2000 metri, come prescriverebbe il PIT, o 2400 metri, come vuole imporre l’ENAC – Lei sposa completamente il parere di quest’ultimo ente, che alle osservazioni dell’Università di Firenze ha risposto: “La definizione della lunghezza della nuova pista di volo di Firenze non può derivare da valutazioni di carattere prettamente urbanistico-territoriale, ma discende da valutazioni di carattere aeronautico di competenza dell’ENAC.” Vale a dire che non è l’aeroporto che deve adattarsi al territorio, bensì, viceversa, il territorio che deve piegarsi alle esigenze dell’aeroporto.

Alla terza domanda, sul mancato Dibattito Pubblico, Lei risponde che questo importante strumento partecipativo non è obbligatorio per le opere d’iniziativa privata. Tuttavia, a parere unanime dei giuristi che abbiamo consultato, la legge 46/2013 ne sancisce l’obbligatorietà qualora, come in questo caso, l’iniziativa privata comporti opere la cui realizzazione e gestione abbiano caratteri palesemente pubblici. D’altra parte, Lei sembra dimenticare che è proprio la Variante al Pit sul Parco della Piana, approvata dalla Regione Toscana, a prevedere il Dibattito pubblico sull’aeroporto.

Alla quarta domanda, sulle carenze dello Studio di Impatto Ambientale relativamente al rischio idraulico, Lei risponde che la Regione ha richiesto che “siano individuate dal competente Ministero dell’Ambiente le successive fasi in cui siano presentati gli sviluppi progettuali e le relative verifiche che il proponente è tenuto a ottemperare e che consentano lo svolgimento delle attività di controllo e monitoraggio degli impatti ambientali, valutando anche la costituzione di uno specifico Osservatorio”. Questa è, appunto, la strategia seguita fin qui dall’ ENAC: rimandare tutti gli approfondimenti e le modifiche al progetto, a successive fasi, non più controllabili. Poco o niente può fare un Osservatorio che, nel migliore dei casi, agisce ex post. La disastrosa esperienza dell’Osservatorio TAV in Mugello e il mutismo dell’Osservatorio sul sottoattraversamento di Firenze, dimostrano ahinoi l’inefficacia di questi istituti.

Alla quinta domanda, sulla monodirezionalità della pista, Lei ribadisce ciò che l’ENAC ha dichiarato ufficialmente, ma che è contraddetto sia da tabelle presenti nello SIA (che prevedono un 18-20% di sorvoli su Firenze), sia dalla seguente risposta dell’ENAC alle osservazioni dell’Università di Firenze: “L’operatività della pista con uso ‘prevalente’ su una direzione di decollo e atterraggio è, invece, essenzialmente legata alle procedure di volo pubblicate in AIP, che nel progetto presentato prevedono atterraggi e decolli sulla direttrice da/verso Prato.” “Uso prevalente”, perciò, e non “esclusivamente mono/direzionale”, né potrebbe essere altrimenti a causa dei dati anemometrici e della mancanza di una pista di rullaggio che impedisce l’agibilità di uno scalo monodirezionale.

Alla sesta domanda, sull’inquinamento atmosferico che, nonostante l’aumento del numero dei voli e delle dimensioni degli aerei, dovrebbe, secondo l’ENAC diminuire, Lei sostanzialmente non risponde. Né la VAS (effettuata su una previsione di pista di 2000 metri) ha mai trattato effettivamente la questione.

Alla settima domanda, che chiedeva se fosse stato studiato l’impatto del progetto sul sistema complessivo della mobilità metropolitana, Lei risponde che la Giunta Regionale ha condizionato il proprio parere favorevole al progetto, alla sottoscrizione di un Accordo di Programma tra tutti i soggetti interessati, per la realizzazione di una serie di opere infrastrutturali – dalla terza corsia autostradale, fino alla realizzazione del ponte sull’Arno a Signa, etc. Lei, tuttavia, sa benissimo che gli accordi di programma non comportano alcun impegno istituzionale (tanto meno da parte dei privati, come Autostrade per l’Italia) e che, senza risorse finanziarie è come se fossero scritti sulla sabbia.

Sulla base di queste considerazioni, le Associazioni firmatarie della lettera a Lei rivolta, non possono che dichiararsi deluse dalle Sue riposte che, in gran parte, riproducono le posizioni dell’ENAC, lasciando sostanzialmente intendere che non si farà sufficiente chiarezza su un progetto palesemente incompleto, contradditorio, proceduralmente iniquo e, a parere dei tecnici, dannoso per la sicurezza del territorio e dei suoi abitanti. Non si tratta, ci creda, di posizioni aprioristiche, ma anzi ampiamente documentate da pareri tecnici e scientifici ‘super partes’. In ballo, non c’è soltanto la salute e la sicurezza dei cittadini, bensì la credibilità stessa delle istituzioni di cui Lei è, in questo frangente, il primo garante. Detto ciò, saremo felici, come Lei auspica nella sua lettera, di poter proseguire questo confronto in modo proficuo e costruttivo.

Cordialmente,

Tommaso Addabbo, WWF Toscana

Paolo Baldeschi, Coordinatore della Rete dei comitati per la difesa del territorio

Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana

Sibilla della Gherardesca, Presidente Fai Toscana

Mariarita Signorini, Presidente Italia Nostra Toscana