Afghanistan: l’inutile guerra e i venti di pace

Gli Usa trattano con i nemici talebani e Kabul rompe l’accordo con Washington

[19 giugno 2013]

Che la guerra afghana fosse stata un inutile bagno di sangue era noto, ma l’annuncio  che gli Usa e i talebani si incontreranno a Doha, la capitale del Qatar, dove i talebani hanno aperto un “ufficio politico”, per discutere del processo di pace è la dimostrazione plastica dell’insensatezza ideologica che ha spinto gli americani, docilmente seguiti dagli italiani e dalla solita coalizione dei “volonterosi”, ad una guerra ideologica e per le rotte del gas e del petrolio e a invadere un Paese tribale/medioevale che nessuno è mai riuscito a sconfiggere.

Un portavoce dell’amministrazione Obama ha confermato che «entro qualche giorno, gli Stati Uniti avranno il loro primo incontro ufficiale da anni con i talebani a Doha. Questa conferenza sarà seguita da un incontro tra i talebani e l’Alto consiglio della pace afghano» diretto da Salahuddin Rabbani, figlio dell’ex premier afghano Burhanuddin Rabbani, ucciso in un attentato nel 2011.

Sembra un contentino per calmare il sempre più sospettoso governo fantoccio di Kabul, ormai una narco-crazia cleptocratica, con il coinvolgimento di un organismo di 70 membri voluto nel 201o dal presidente afghano Hamid Karzai per negoziare direttamente con i talebani. Ieri Karzai sembrava aver fatto buon viso a cattivo gioco e durante una conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, in visita in Afghanistan, aveva confermato che rappresentanti dell’Alto Consiglio della Pace afghano avrebbero partecipato ai colloqui di Doha, anche se ha detto che avrebbe preferito che i colloqui di pace si fossero tenuti in Afghanistan.

Però, dopo aver annunciato ieri che dal 19 giugno le forze nazionali afghane dirigeranno tutte le operazioni militari nel Paese, Karzai oggi ha cambiato idea ed ha deciso di sospendere i negoziati con gli Usa sugli accordi di sicurezza che dovrebbero permettere a un contingente americano di restare in Afghanistan dopo la ritirata delle truppe Nato alla fine del 2014. Un portavoce del presidente afghano, Aimal Faizi, ha detto che «c’è una contraddizione tra quel che il governo americano dice e quel che fa relativamente ai colloqui di pace» ed ha annunciato: «Il presidente Karzai ha sospeso stamattina le discussioni con gli Stati Uniti sul Bilateral Security Agreement (Bsa)».

Questa decisione è soprattutto motivata dal fatto che il presidente è scontento del nome scelto dai talebani per designare il “consolato” dei talebani a Doha: “Ufficio politico dell’Emirato islamico dell’Afghanistan”. Faizi ha spiegato: «Noi ci opponiamo a questo nome di Emirato islamico dell’Afghanistan, per la semplice ragione che una tale entità non esiste. E gli americani erano perfettamente al corrente della posizione del presidente».

Anche gli statunitensi e i loro alleati occidentali (italiani compresi)  dovrebbero avere un qualche imbarazzo: Emirato islamico dell’Afghanistan è il nome dato dai talebani alla loro dittatura teocratica che ha preso il potere a Kabul tra il 1996 e il  2001, quando intervennero le truppe “liberatrici” che avrebbero dovuto portare la democrazia occidentale e sconfiggere l’integralismo reazionario. Emirato islamico dell’Afghanistan è lo stesso nome con il quale i talebani continuano a designare l’Afghanistan… è un po’ come se dopo la seconda guerra mondiale le truppe americane e sovietiche avessero fatto le trattative di Pace con tedeschi che continuavano a dichiararsi Terzo Reich nazista e Italiani che continuavano a rappresentare la Repubblica Sociale fascista di Salò.

L’accettazione di questo nome è la più evidente ammissione che in Afghanistan non c’è mai stata nessuna vittoria sull’Emirato islamico dell’Afghanistan e di quanto sangue, anche italiano, sia stato versato invano. La sospensione del Bilateral security agreement (Bsa)  è stata decisa durante quella che il governo di Kabul ha definito «una riunione eccezionale» tra Karzai, i suoi consiglieri e il suo staff incaricato della sicurezza nazionale.

I negoziati sul Bsa sono iniziati all’inizio del 2013; secondo gli afghani gli americani vogliono mantenere basi militari dopo il 2014 e anche alcuni Paesi della Nato stanno valutando se mantenere tra 8.000 e 12.000 soldati nel Paese per addestrare e consigliare l’esercito afghano, senza alcuna partecipazione ai combattimenti. Gli Usa temono che succeda la stessa cosa dell’Iraq, dove il fallimento di negoziati simili con il governo di Baghdad ha costretto Washington a ritirare tutte le sue truppe combattenti dal Paese.

Gli americani minimizzano le accuse di Karzai, che d’altronde è un loro uomo e non certo un ostico sciita come quelli che sono al potere in Iraq, e dicono che il primo incontro con i talebani servirà solo a definire l’ordine del giorno dei prossimi colloqui e non affronterà discussioni importanti. Washington probabilmente chiederà ai talebani di rompere ogni legame con Al Qaeda (che in realtà ha le sue basi nelle aree tribali pakistane) e di avviare colloqui seri con il governo afghano, ma soprattutto di liberare Bowe Bergdahi, un soldato Usa che è nelle mani delle milizie islamiste da più di 4 anni.

I talebani intanto continuano ad attaccare e a uccidere i soldati stranieri e afghani e si godono la confusione che sono riusciti a produrre, sottolineando che «i colloqui a Doha sono il primo passo di una lunga strada». L’unico impegno che sono pronti a prendere è che non attaccheranno i Paesi vicini e che sosterranno il processo di pace nel Paese. Il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, in un comunicato ha sottolineato che «l’Emirato islamico dell’Afghanistan sostiene una soluzione politica al conflitto in Afghanistan e gli sforzi per ripristinare la pace».