Agricoltura toscana: “funziona” grazie a 20.000 lavoratori stranieri e alle esportazioni all’estero

Coldiretti Toscana: «Con la crisi più lavoratori italiani in campagna». Un esempio di integrazione

[1 ottobre 2015]

Agricoltura immigrati

Incrociando le cifre che fornisce oggi Coldiretti Toscana, e parafrasando lo slogan leghista “aiutiamoli a casa loro”, verrebbe da dire che “ci aiutano a casa nostra”.  Coldiretti, utilizzando il Dossier Caritas e Migrantes, racconta una realtà diversa da quella dipinta purtroppo anche da troppi amministratori pubblici che non vogliono accogliere i rifugiati, ma fanno finta di non vedere quanti immigrati – magari sottopagati o in nero – mandano avanti l’economia dei territori che amministrano. «20 mila stranieri nelle nostre campagne che lavorano onestamente e duramente fianco a fianco degli italiani. In inverno, primavera, estate, quando c’è da vendemmiare così come quando c’è da potare: i lavoratori stranieri sono la forza indispensabile dell’agricoltura anche nella nostra regione dove il 28,6% dei lavoratori agricoli parla un’altra lingua», dice la più grande associazione dehgli agricoltori-

Una comunità multietnica senza la quale la agricoltura toscana, che è anche ambiente, storia, tradizione e cultura non potrebbe andare avanti: rumeni (6.024), albanesi (3.514), marocchini (1.366), polacchi (778), indiani (462), tunisini (457), bulgari (375) e slovacchi (29). Secondo Coldiretti «L’agricoltura  è stata, ed è uno tutt’oggi, uno strumento di integrazione potentissimo». A questi vanno aggiunti quasi 3.000 imprenditori agricoli stranieri. Lavoratori che «sono sempre più decisivi per molti comparti e per molti settori “stagionali” come l’olivicoltura e la viticoltura, ma anche nell’ortofrutticolo e nella zootecnia», spiega un dossier di Coldiretti che evidenzia  anche come «l’apporto del lavoro straniero rappresenta ben il 23,06% del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende mentre i lavoratori immigrati impegnati in agricoltura hanno una età media di 36 anni e per ben il 71% sono di sesso maschile. L’età è un fattore importante che contribuisce al ringiovanimento dell’età media complessiva nelle campagne».

Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana, sottolinea un altro fenomeno più recente che smentisce un altro slogan, quello che “gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani”. «I lavoratori stranieri, negli ultimi 15-20 anni hanno garantito quella manodopera essenziale, di fatica e costanza, che ha permesso la continuità di molte aziende. Hanno contribuito silenziosamente alla crescita e all’evoluzione della nostra agricoltura attivando un percorso di integrazione naturale – dice Marelli – Oggi il quadro sta rapidamente cambiando: ci sono sempre più italiani, soprattutto giovani, che guardano alla campagna con spirito ed occhio diverso e che sono disposti ad imparare e partire dalla gavetta. Italiani e stranieri hanno trovato un linguaggio senza pregiudizi, frontiere e diversità nel lavoro in campagna e nel ciclo delle stagioni».

Coldiretti prende Italiani e stranieri hanno trovato un linguaggio senza pregiudizi, frontiere e diversità nel lavoro in campagna e nel ciclo delle stagioni. Montecarlo, Comune vitivinicolo in provincia di Lucca, dove si è installata una piccola comunità di albanesi e tra loro c’è Bledar “Blendy” Bullari che, entrato come lavoratore-immigrato, 15  anni dopo è il capo cantina della fattoria il Poggio di Montecarlo e con lui lavorano 8 suoi parenti. La storia di Bendar è quella di moltissimi immigrati: «Sono partito dall’Albania in cerca di un futuro. L’integrazione è stata possibile grazie alla mia volontà e alla pazienza dei titolari. Lavoro ogni giorno per non farli pentire della fiducia che mi hanno dato. Questa azienda la sento anche un po’ mia. In Albania fino a qualche anno fa la cultura del vino non esisteva. Il nostro vino nazionale è la grappa. Sono orgoglioso e riconoscente verso la famiglia Rossi che mi ha accolto, mi ha insegnato un mestiere e mi ha permesso di riunire qui la mia famiglia. Quando vedo in tv le immagini dei migranti che fuggono dal loro Paese rivedo anche la mia storia. La mia è oggi una storia a lieto fine. Fuggono per disperazione in cerca di un domani migliore per se stessi e per la loro famiglia. L’Italia ha sempre dimostrato grande umanità e solidarietà: ne darà dimostrazione anche questa volta».

Nonostante l’ottusità di qualche politico e di troppi amministratori pubblici, la Toscana sembra essere riuscita a conciliare – almeno in parte –  la globalizzazione delle merci con quella del lavoro e dei diritti, anche perché un’economa che vive in gran parte di export e turismo non può che essere accogliente, anche se qualcuno pensa che l’accoglienza debba essere valutata in base alla capienza del portafogli dell’accolto.

E proprio l’agricoltura toscana rappresenta l’esempio più chiaro di tutto questo: «Volano ile esportazioni all’estero – dicono soddisfatti a Coldiretti –  e la vendita di Made in Tuscany agroalimentare è crescita del 15% ponendo le basi per superare ampiamente i 2 miliardi di euro alla fine dell’anno».

Un balzo in avanti determinato dai primi due mesi dell’Expo di Milano e da un primo trimestre eccezionale (+10%). Tutte le principali categorie merceologiche hanno fatto registrare dati positivi: + 25,8% per il vino, + 15% per l’olio, + 14% per frutta ed ortaggi, + 10% per la pasta. Nel primo semestre il valore complessivo delle esportazioni è stato di 1,170 milioni di euro, 155 milioni di euro in più.

Il principale mercato per l’agricoltura toscana è l’Europa: sulle tavole del vecchio continente finisce il 58%, di vino, pasta, frutta ed ortaggi, con un incremento del 6,5%. Ma il Made in Italy a tavola fa registrare un vero e proprio boom soprattutto verso gli Stati Uniti (+35%) e la Cina (+57%), con una forte crescita verso l’area i Paesi extracomunitari (+22%).

A conferma che l’Italia la Toscana subiscono le ripercussioni di quel che accade nel mondo, a causa dell’embargo Occidentale, frana invece l’export dell’agricoltura toscana verso la Russia, con una velocità media di 1 milione di euro al mese. «Rispetto al semestre del 2014 le esportazioni sono in caduta libera: 35% per un valore che superato di poco i 6 milioni di euro – si lamenta Coldiretti – I primi segnali di un “raffreddamento” dei flussi commerciali si era già materializzato anche nel primo trimestre (-9.5%).

Il forte calo delle esportazioni Made in Tuscany in Russia è dell’11%, «Ma ad essere più colpiti – segnala Coldiretti – sono chiaramente quelli interessati dall’embargo scattato il 6 agosto 2014 che ha sancito il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce dai Paesi dell’Ue, dagli Usa, ma anche da Australia, Canada e Norvegia, che avrebbe dovuto durare un anno. La brusca frenata rappresenta oltre che un danno economico per molte imprese, anche un danno indiretto dovuto alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Ma il “blocco” riguarda anche prodotti come i fiori e le piante che, pur non essendo inserite nella black list, hanno visto ridimensionare i volumi».