Agricoltura, arriva la riforma della Pac 2014-2020 (ma agli ambientalisti non piace)

[27 giugno 2013]

Parlamento, Consiglio, e Commissione europea hanno trovato un accordo finale sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) che ha suscitato commenti di natura diametralmente opposta tra i vari portatori di interesse. Le 14 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica (Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, Federbio – Upbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slow Food, Touring Club Italiano, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, Wwf) lo hanno trovato decisamente deludente.

«Molte parole e pochi fatti concreti per una falsa riforma della Pac che non aiuta né l’ambiente né l’economia, confermando i sussidi all’agricoltura industriale ed i vecchi privilegi senza introdurre vere innovazioni per una maggiore competitività e sostenibilità ambientale ed economica delle nostre imprese agricole- ha sottolineato la portavoce del Tavolo Maria Grazia Mammuccini- In questo momento di crisi economica era necessaria una svolta radicale per l’agricoltura europea ed italiana verso un nuovo modello in grado di premiare le aziende agricole più virtuose, che producono maggiori benefici per la società, cibo sano, tutela dell’ambiente e capacità di creare  lavoro per i giovani. Questo si aspettavano i cittadini Europei e invece ancora una volta si è perso un’occasione storica di cambiamento».

Secondo le associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica la riforma della Pac non avrà nella quotidiana gestione delle pratiche agricole delle effettive ricadute positive per la tutela della biodiversità, il contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile dell’acqua, il sostegno all’agricoltura biologica e multifunzionale. Nel dettaglio per quanto attiene la spesa minima obbligatoria per le misure agro-climatiche-ambientali la soglia minima obbligatoria è del 30% per le risorse nello sviluppo rurale, ma si sono però drasticamente ampliate le misure ammissibili per includere anche quelle con poco o nessun effetto ambientale positivo.

Le Associazioni ambientaliste e del biologico chiedevano per questo un aumento al 50%. Per ciò che riguarda le direttive Ue su acqua e pesticidi è cancellato il vincolo del rispetto delle norme in applicazione delle due direttive da parte di tutte le aziende agricole che ricevono contributi dalla Pac (condizionalità), in cambio è stata prevista una consulenza tecnica obbligatoria per le aziende agricole sulle materie relative all’applicazione delle due direttive.

«Questa norma non garantisce il rispetto delle due direttive da parte degli agricoltori perché non ci sarà nessun collegamento diretto con i sussidi che ricevono e rischia di rendere non efficace l’applicazione del Piano di Azione sull’uso sostenibile dei pesticidi che l’Italia deve ancora adottare per le forti resistenze delle lobby dell’agricoltura convenzionale basata sulla chimica» hanno spiegato le Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica. E ancora. Per le superfici aziendali destinate alla tutela della biodiversità ed infrastrutture verdi è stata fissata la percentuale del 5% dal 2015 che potrà essere elevata al 7%, solo dopo una valutazione da parte della Commissione UE e successivo processo di codecisione con il Parlamento e il Consiglio, ma nessuna data per questa revisione è stata ancora fissata (potrebbe essere il 31 marzo 2017). La soglia per l’obbligo di applicazione delle Efa (Aree di interesse ecologico) è stata fissata a 15 ettari, viene pertanto esclusa il 35,5% della superficie agricola in Europa. La dimensione media delle aziende agricole italiane è 8 ettari, da questa norma del greening saranno pertanto escluse la maggioranza delle aziende agricole del nostro paese. Vengono inoltre ricomprese nelle Efa le superfici con colture che fissano l’azoto, il bosco ceduo a rotazione e le colture intercalari il che lascia più di una perplessità.

Non convincono le associazioni nemmeno i provvedimenti per il greening per accedere ai finanziamenti dei quali è necessario avere una dimensione di azienda oltre i 10 ettari per cui sono escluse la maggioranza delle aziende italiane.

Di parere diverso sull’insieme del provvedimento è Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare. «Sono stati migliorati tantissimi aspetti di una riforma nata male e che nel disegno dell’Esecutivo comunitario risultava fortemente penalizzante per le nostre imprese– ha dichiarato il coordinatore di Agrinsieme Giuseppe Politi – Rileviamo inoltre con soddisfazione che buona parte delle istanze proposte da Agrinsieme sono state considerate nell’accordo politico raggiunto in questi giorni anche se la complessità della materia impone un approfondimento su alcuni temi chiave, in particolare per quanto riguarda i diritti di impianto vitivinicoli, le misure di mercato e lo sviluppo rurale.

Mentre su tutto pesa l’incertezza del budget per l’agricoltura europea non ancora definito vista l’impasse del negoziato sulle prospettive finanziarie pluriennali 2014-2020, tema affrontato da domani al Vertice dei Capi di Stato e di Governo. Ora occorre concentrarsi senza indugio sui diversi ambiti applicativi della riforma, delegati all’Italia ed agli altri Stati membri. Evitiamo come nel passato di ridurci all’ultimo momento con scelte affrettate e non concertate. Su questo punto ci attendiamo dal ministro De Girolamo un forte coinvolgimento del mondo delle organizzazioni delle imprese e delle cooperative agricole» ha concluso il coordinatore di Agrinsieme. Nessuna delle istanze sollevate dal mondo ambientaliste e delle associazioni dell’agricoltura biologica è stata ripresa dai vari soggetti di Agrinsieme, eppure alcuni dei quali con le associazioni ambientaliste talvolta stringono accordi per un nuovo modello di agricoltura sostenibile che pare valere solo a corrente alternata.

L’accordo politico raggiunto ieri su tutti e quattro i dossier della nuova politica agricola comune 2014-2020, soddisfa anche i giovani agricoltori di Confagricoltura considerato che l’attenzione agli ‘under 40’ è uno degli elementi chiave della riforma: un potenziale di risorse che potrebbe ammontare sino a circa 800 milioni (di cui il 10% in Italia) a disposizione proprio delle nuove generazioni agricole in tutta l’Ue. «E’ la prima volta che nella storia della Pac un intero capitolo del ‘primo pilastro’ è dedicato ai giovani agricoltori- ha sottolineato soddisfatto  Raffaele Maria Maiorano, presidente dell’Anga- a Bruxelles per l’assemblea del Ceja  per l’assemblea del Ceja. In particolare si stabilisce che gli Stati membri prevedano obbligatoriamente un pagamento supplementare (top-up) per i giovani agricoltori rispetto a quello di base, utilizzando sino al 2% del massimale finanziario per i pagamenti diretti a disposizione dello Stato membro. Una misura che accompagnerà quella per il primo insediamento nel quadro dello sviluppo rurale, che viene comunque ritoccata».

Ora, in seguito all’approvazione definitiva dei regolamenti comunitari per la Pac si aprirà il processo di programmazione 2014 – 2020 a livello nazionale e regionale. L’impostazione degli strumenti operativi da parte del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e delle Regioni renderà evidente la reale volontà di  scegliere un’agricoltura più sostenibile per l’ambiente, attenta ai beni comuni e all’interesse generale. Le 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica auspicano che almeno per questo nei prossimi mesi ci sia un ampio e costruttivo confronto con tutte le parti sociali ed economiche interessate all’attuazione della futura Pac.