Agricoltura biologica o tradizionale? In Toscana si sperimenta la “terza via”

[6 novembre 2013]

Anche per l’agricoltura esiste una “terza via”, cioè una proposta che sia alternativa all’agricoltura biologica e a quella convenzionale: si tratta dell’agricoltura conservativa che il Centro di Ricerche Agro-Ambientali “E. Avanzi” dell’Università di Pisa, ha cominciato a studiare, fra i primi in Italia, già dal 1986. Questa esperienza quasi trentennale è ora al servizio di un progetto della regione Toscana “Agrotecniche conservative finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale del frumento e alla caratterizzazione dei suoi derivati”, finanziato con circa 200 mila euro nell’ambito dell’ultimo bando di sviluppo rurale 2007/2013.

«L’obiettivo del progetto – ha spiegato Marco Mazzoncini direttore del Centro “E. Avanzi” – è di far conoscere e diffondere la pratica dell’agricoltura conservativa che si basa sull’impiego di tecniche semplificate di lavorazione del terreno e un impiego razionale della chimica di sintesi. Tra le tecniche “conservative”, la non-lavorazione (semina su sodo) e anche la lavorazione minima, hanno un ruolo di primaria importanza dal punto di vista della sostenibilità, sia ambientale che economica». In particolare, la non-lavorazione del terreno (la tecnica conservativa saggiata nel progetto), riduce i rischi di erosione ed incrementa il carbonio organico dello strato superficiale del terreno rendendolo più fertile.

La sostenibilità di questa tecnica si basa anche sulla minore quantità di energia richiesta delle colture seminate su “terreno sodo” connessa al forte risparmio di gasolio che si traduce in una significativa riduzione delle emissione di anidride carbonica (anche oltre il 50% rispetto alla tecniche convenzionali).  Altro vantaggio dell’agricoltura conservativa riguarda l’aspetto economico: quando correttamente applicata, non determinando apprezzabili cali di produzione rispetto alle tecniche ordinarie (almeno per i cereali invernali come il grano) offre maggiori margini di guadagno riducendo significativamente i costi di produzione intorno ai 130-160 euro per ettaro. «Malgrado i numerosi vantaggi, allo stato attuale, tuttavia, le tecniche di agricoltura conservativa non hanno ancora una grande diffusione in Italia – ha aggiunto Mazzoncini – e questo per una serie di difficoltà di tipo agronomico ed extra-agronomico che spesso incontrano gli agricoltori. Ma il superamento di queste difficoltà potrebbe rappresentare un passo avanti verso una maggiore sostenibilità dei sistemi cerealicoli regionali».

Oltre all’Ateno pisano come partner scientifico, il progetto è coordinato dal Consorzio Agrario di Pisa e vi partecipano le aziende agricole Martello e Squadrelli, rispettivamente nelle province di Pisa e Siena per un totale 80 ettari sotto monitoraggio.