Dall'esperienza della Valposchiavo in Svizzera alle analisi dei centri di ricerca trentini

L’agricoltura buona e sana? Passa per le tecnologie smart

Le innovazioni applicate ai campi agricoli portano vantaggi ambientali, economici e sanitari. Lo confermano i relatori del 13° Festival dell'economia di Trento

[4 giugno 2018]

Fare quantificazioni economiche è sempre difficili. Ma una cosa è certa: se si guarda alle esperienze dei territori che prima di altri hanno deciso di tentare la via di un modo diverso di fare agricoltura, con l’obiettivo di ridurre sostanze chimiche e fertilizzanti sparsi inutili sui campi, quella via appare sempre più come la migliore da intraprendere.

Un caso esemplare in tal senso è quello della Valposchiavo. Pochi i chilometri che la distanziano dalla Lombardia. Anni luce quelli che sembrano dividere le due regioni, se si guarda al tipo di stili di coltivazione. Ormai una decina di anni fa, quel territorio elvetico si è posto un obiettivo apparentemente ambizioso e quasi utopico: arrivare ad essere la prima valle alpina 100% biologica. A distanza di un decennio, quel risultato si è rivelato invece più che raggiungibile. Già oggi la valle conta oltre il 90% di imprese agricole biologiche e l’esperimento si è dimostrato un asset rilevante per lo sviluppo territoriale non solo della filiera enogastronomica ma anche di quella turistica.

«Abbiamo fatto in modo che la popolazione partecipasse della agricoltura bio ma che lo facesse diventare anche un elemento importante di tutti gli altri filoni», spiega Cassiano Luminati, presidente del Polo Poschiavo intervenuto in uno dei convegni del 13° Festival dell’Economia di Trento, dedicato proprio al rapporto tra lavoro e tecnologie.

Importanti le ricadute economiche: «Stiamo ancora valutando le cifre finali. Il progetto non è ancora concluso e speriamo di raggiungere effettivamente il 100%. L’aspetto importante è legato agli effetti sul

turismo: c’è chi viene perché affascinato da questa possibilità di trovare prodotti a chilometri zero, nella possibilità di trovare nei ristoranti prodotti di assoluta qualità di cui si può conoscere la storia. Non è un caso che, negli ultimi anni, le visite nel Poschiavo stanno aumentando i pernottamenti e i visitatori. Siamo infatti gli unici a proporre una cosa del genere».

L’esperienza di 100% biologico Valposchiavo però è stato reso possibile anche dall’impiego intelligente di tecnologie intelligenti pensate per l’agricoltura. Il filone della smart agriculture infatti si può rivelare un alleato prezioso per ridurre l’uso di pesticidi inquinanti e lo spreco di risorse naturali scarse, a partire da quelle idriche.

«Le “tecnologie smart” significa applicare il digitale al servizio della produzione primaria – spiega Andrea Segrè, professore di Politica agraria e presidente della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige – C’è un ecosistema molto ampio che viene coinvolto. Esempio classico è il drone che arriva sopra la pianta e capisce quale sia la dose chirurgica di sostanza da usare. Così si riduce al minimo l’impatto sull’ambiente».

Anche in questo caso, la Valposchiavo dimostra la bontà di questo approccio: «Il nostro progetto – prosegue Luminati – usa tecnologie smart a tutti i livelli. Alcune aziende sono altamente tecnologizzate.

Hanno ad esempio la produzione di erbe officinali che sono coltivate nei nostri campi e poi vengono trasformati in prodotto finito e confezionato grazie a strumenti di alta tecnologia».

Ma le tecnologie smart si trovano anche sul altri fronti: «Nella mobilità locale, sempre più sostenibile, ad esempio. Ed è smart anche la formazione. Abbiamo da più di 15 anni usato l’accesso a internet che oggi è tutto coperto dalla fibra ottica per dare a una piccola valle alpina l’accesso al mondo esterno. Tutto è al servizio del territorio. Formiamo cittadini per accedere ai servizi e le aziende a usarle per commercializzare i propri servizi e prodotti».

di Emanuele Isonio per greenreport.it