Agricoltura, le biotecnologie in aiuto dei piccoli produttori?

Fao: come applicarle nel settore agricolo, zootecnico e ittico su piccola scala

[29 ottobre 2013]

Una nuova pubblicazione della Fao (Biotechnologies at Work for Smallholders: Case Studies from Developing Countries in Crops, Livestock and Fish) evidenzia «I vantaggi che si ottengono portando le biotecnologie agricole ai piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo» e sostiene che «Le biotecnologie possono aiutare i piccoli produttori a migliorare le proprie condizioni di vita e la sicurezza alimentare».

Il rapporto, redatto, preparato da un team multi-disciplinare da scienziati e ricercatori di tutto il mondo, coordinato dalla Fao nell’ambito di un progetto di biotecnologie agricole in parte finanziato dal governo del Canada, presenta 19 studi di casi nel settore agricolo, in quello zootecnico ed in quello ittico, descrive le realtà pratiche e le esperienze dell’applicazione della ricerca biotecnologica nella produzione su piccola scala di banane, di manioca, di riso, e negli allevamenti di bestiame, di gamberetti e di altri prodotti, in diversi Paesi in via di sviluppo. Andrea Sonnino, direttore dell’unità ricerca e divulgazione della Fao, sottolinea che «Con accordi istituzionali e finanziari appropriati, governi, istituti di ricerca e organizzazioni possono aiutare a portare le biotecnologie ai piccoli produttori, migliorando la loro capacità di far fronte a sfide come il cambiamento climatico, le malattie delle piante e degli animali, e uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali».

La pubblicazione, a partire dallo studio dei casi, offre esperienze che possono essere utilizzate per informare e assistere i responsabili politici a prendere decisioni su programmi che coinvolgono le biotecnologie. Le priorità evidenziate sono la necessità di un impegno politico nazionale per migliorare la produttività e i mezzi di sussistenza dei piccoli produttori; il sostegno finanziario da fonti non governative per integrare gli sforzi nazionali ed investimenti nazionali a lungo termine sia nelle infrastrutture che nel capitale umano connessi con la scienza e la tecnologia.

4 studi di casi provengono dall’India, 2 dalla Cina e uno rispettivamente dall’Argentina, dal Bangladesh, dal Brasile, dal Camerun, dalla Colombia, da Cuba, dal Ghana, dalla Nigeria, dal Sudafrica, dallo Sri Lanka, dalla Tanzania e dalla Thailandia. La Fao spiega che «Gli studi dei comprendono una vasta gamma di biotecnologie, alcune più antiche o “tradizionali”, come l’inseminazione artificiale e la fermentazione, e tecniche d’avanguardia che coinvolgono metodologie basate sul Dna, ma senza modificazioni genetiche».

In India i ricercatori hanno usato marcatori del Dna  per sviluppare una varietà di riso resistente alle alluvioni, con un potenziale di rendimento di 1-3 tonnellate in più per ettaro rispetto alle varietà utilizzate in precedenza. Dopo essere stata introdotta nel 2009, la nuova varietà, Swarna-Sub1, si è diffusa rapidamente e nel 2012 è stata utilizzata da tre milioni di agricoltori. Uma Singh dell‘International Rice Research Institute (IrriI), che insieme ai suoi colleghi ha preparato lo studio del caso, dice che «In sintesi, le varietà che tollerano di essere sommerse dall’acqua, hanno fornito l’opportunità di migliorare e stabilizzare le rese nelle zone colpite dalle inondazioni, contribuendo in modo significativo alla sicurezza alimentare nazionale».
In Cina la carpa jian è stata sviluppata attraverso la selezione genetica intra-familiare e la gynogenesis, una tecnologia riproduttiva che produce solo femmine perché utilizza solo i geni materni.  La carpa Jian oggi viene prodotta in circa 160.000 allevamenti di pesci e costituisce oltre il 50% della produzione di carpa comune in Cina.

Nel nord del Camerun, l’utilizzo di strumenti diagnostici basati sul Dna ha consentito ai veterinari di diagnosticare rapidamente i focolai di Peste dei piccoli ruminanti, una malattia virale altamente contagiosa che colpisce capre e pecore. Diagnosi rapide e accurate hanno permesso alle autorità di debellare i focolai e fermare la diffusione di questa malattia mortale. Abel Wade e Abdoulkadiri Souley del Lavanet, il laboratorio veterinario nazionale del Camerun, evidenziano che «Senza questa risposta rapida, migliaia di pecore e capre sarebbero probabilmente morte, portando perdite per milioni di franchi».

I ricercatori che hanno collaborato alla pubblicazione della Fao sono convinti che «Le biotecnologie possano dare un contributo importante facendo aumentare le rese e rafforzando così l’accesso ai mercati. L’introduzione di biotecnologie nuove e di quelle tradizionali nelle piccole aziende a conduzione familiare può anche contribuire a contenere i costi di produzione e migliorare la gestione sostenibile delle risorse naturali».

La pubblicazione sottolinea inoltre che «Le partnership internazionali e nazionali sono state di vitale importanza per il raggiungimento dei risultati, come pure la condivisione delle risorse genetiche, delle tecniche e del know-how a livello nazionale ed internazionale.  I piccoli produttori dovrebbero comunque essere coinvolti in tutte le fasi del processo, tenendo presente le loro conoscenze, abilità ed iniziative».