In calo del 24% dal 1990, poi l’inversione di tendenza

Agricoltura, tornano ad aumentare le emissioni di ammoniaca nell’Ue

Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Finlandia i principali responsabili

[17 agosto 2016]

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Circa il 94% delle emissioni di ammoniaca in Europa deriva dall’agricoltura e principalmente da attività come lo stoccaggio del letame, lo spargimento di liquami e l’uso di fertilizzanti contenenti azoto. L’ammoniaca contribuisce all’eutrofizzazione e all’acidificazione degli ecosistemi; inoltre gioca un ruolo importante nella formazione della componente secondaria del particolato.

Il Protocollo di Göteborg alla Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (CLRTAP) mira a ridurre l’acidificazione, l’eutrofizzazione e l’ozono troposferico, fissando limiti di emissione in atmosfera per 4 inquinanti: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili e ammoniaca. Oltre agli impegni di riduzione delle emissioni previsti per i singoli paesi, il Protocollo specifica anche gli impegni di riduzione per l’UE-15.

Il report dell’inventario annuale delle emissioni dell’Unione europea, redatto ai sensi della Convenzione LRTAP e recentemente pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente, mostra che le emissioni di ammoniaca sono diminuite del 24% tra il 1990 e il 2014, ma sono aumentate nell’UE-28 tra il 2013 e il 2014 dello 0,9%. Le emissioni di ammoniaca provenienti dall’UE-15 nel 2014 sono state superiori dello 0,2% rispetto al limite del 2010: si tratta della prima volta che l’UE-15 ha superato il suo limite per questo inquinante.

L’aumento delle emissioni di ammoniaca nel 2014 è dovuto principalmente agli aumenti che si sono verificati in Francia, Germania e Spagna. Quattro paesi (Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Spagna) hanno anche superato i loro massimali individuali per questo inquinante nel 2014.

A differenza dell’ammoniaca, le emissioni degli altri inquinanti coinvolti dalla Convenzione sono scese notevolmente a partire dal 1990; tra questi monossido di carbonio, composti organici volatili e ossidi di azoto sono stati ridotti rispettivamente del 65%, 60% e 55%.

In tutta l’UE-28, le emissioni di ossidi di zolfo sono diminuite dell’88% dal 1990; questo è il risultato di una combinazione di misure, tra cui il passaggio da combustibili ad alto tenore di zolfo a combustibili a basso tenore di zolfo (come il gas naturale), la desolforazione dei gas in impianti industriali e le direttive comunitarie relative al tenore di zolfo di alcuni combustibili liquidi. Le emissioni di PM10, PM2,5 e black carbon sono scese rispettivamente del 23%, 25% e 42% a partire dal 2000. Le emissioni di metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio, così come di diossine, furani, esaclorobenzene e policlorobifenili, sono diminuite notevolmente a partire dal 1990, di circa il 66% o più. Oltre che nel report, i dati dell’inventario sono visibili e scaricabili dalla relativa interfaccia interattiva, che permette anche di operare comparazioni tra diversi attività, paesi ed annualità.

di Arpat