Agricoltura toscana , Rossi vuole «rafforzare la presenza internazionale con più interventi statali»

Capolarato: la Toscana non è indenne. La Cia rimpiange i vaucher

[28 marzo 2017]

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Intervenendo al convegno  “Agricoltura è lavoro” organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia), il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha detto che «Dobbiamo fare i conti con una diminuzione delle risorse da parte dell’Europa, calo che con la Brexit aumenterà ancora di più. Ma soprattutto dobbiamo pronunciarci nettamente, come sistema paese (come regione lo abbiamo fatto) a favore di politiche di coesione sociale».

Secondo Rossi, per incentivare l’occupazione in agricoltura occorre «Una minore burocrazia, e una forte capacità di indirizzare le risorse in maniera differenziata. Sarebbe opportuno fare degli incontri insieme alle associazioni e agli esperti del settore per riflettere su quanto succederà tra 5-6 anni, in modo da essere dentro i processi e ingranare come paese una marcia veloce. L’agricoltura toscana ha degli elementi di forza e tenuta e anche l’export è aumentato. Quello che è deficitario è però l’aspetto dell’internazionalizzazione. Manchiamo di piattaforme logistiche per invadere i mercati internazionali. Ci vogliono interventi a livello nazionale. Mi colpisce che paesi con qualità di prodotti non superiori alla nostra abbiano capacità di penetrazione molto più elevate».

Il presidente della Regione è convinto che per far ripartire l’agricoltura sono necessari anche «Interventi di alta formazione che andrebbero incentivati nella Toscana del sud e di periodi di apprendimento “sul campo”, in cui le imprese possono avere un forte ruolo».

L’assessore all’agricoltura, Marco Remaschi, ha sottolineato che «L’agricoltura è lavoro, ma anche innovazione, il che significa puntare sui giovani, come sta facendo la Regione Toscana per incentivarli a mettersi in gioco. Peraltro i dati Irpet rilevano che il 10% degli imprenditori sono nella fascia di età 20-40 anni. E se l’agricoltura è innovazione, fondamentale è l’aspetto formativo. Oltre ai diplomi per supertecnici, che escono dagli istituti superiori, c’è anche l’esperienza della scuola per contadini, in cui ragazzi che avevano abbandonato percorsi di studio tradizionali hanno trovato un’altra strada che gli ha aperto le porte del mondo del lavoro. Infine, stiamo lavorando col governo per rafforzare i centri per l’impiego, infrastruttura necessaria per regolare la domanda e l’offerta».

La Cia Toscana ha fornito i dati più recenti sul lavoro in agricoltura: «Nel 2015 erano 22.912 i lavoratori autonomi iscritti all’Inps, con 8.380 datori di lavoro. Fra questi sono 5.002 le imprese agricole in economia, mentre risultano 3.173 coltivatori diretti che sono iscritti come autonomi ma hanno anche dipendenti. I datori di lavoro con dipendenti si sono 6.425 che occupano circa 55.432 lavoratori. Il dato ancora più significativo è relativo al numero degli occupati 2.276 imprese hanno un solo dipendente fisso, 1.269 due dipendenti, 1.541 da tre a cinque e 665 imprese da 6 a 9. In sintesi 5.751 imprese agricole hanno meno di 10 dipendenti, solo 432 da 10 a 19, 193 da 20 a 49, 38 da 50 a 99, 13 da 100 a 199 e 7 da 200 a 500 dipendenti. Inoltre ci sono i dipendenti a tempo determinato, gli stagionali e qui i numeri sono diversificati per ogni anno a seconda dell’andamento stagionale, dei cicli colturali, dei “picchi” di alcune produzioni, tutti aspetti che modificano anche in maniera significativa le giornate che vengono dichiarate quindi dati da maneggiare con cura che devono essere attentamente approfonditi di volta in volta. Considerando anche gli autonomi, coadiuvanti, dipendenti fissi e stagionali l’agricoltura toscana occupa a vario titolo oltre 100mila lavoratori».

Per quanto riguarda la lotta al caporalato, Giordano Pascucci, direttore della Cia Toscana, ha detto che «Alcuni casi isolati anche recenti di sfruttamento dei lavoratori nella nostra regione, da combattere e contrastare con fermezza e determinazione, hanno generato confusione, gettato ombre sulla qualità del lavoro, sulle relazioni, sugli atteggiamenti delle imprese agricole. Facciamo subito chiarezza. Vogliamo la legalità, vanno contrastate tutte le forme di illecito, sfruttamento, caporalato, frodi, lavoro nero, illegalità tutti aspetti che producono una concorrenza sleale che penalizza le imprese “normali”, quelle che rispettano le regole. Per cui nessun fraintendimento siamo dalla parte della legalità, difendiamo e tuteliamo le imprese virtuose».

Rossi ha ricordato che il caporalato  «E’ un fenomeno da cui purtroppo anche la Toscana non è indenne, il primo passo deve essere quello di regolarizzare chi lavora. E’ sulla invisibilità della manodopera di extracomunitari – si stima che siano oltre 450.000 in Italia gli immigrati irregolari – che si innestano fenomeni di degrado non compatibili con la dignità che il lavoro deve consentire. Da qui passa un pezzo di civiltà del nostro paese. Lo Stato ha il compito di garantire condizioni di legalità. Altrimenti scatta un circolo vizioso».

Secondo la Cia Toscana «Non bisogna abbassare la guardia, anzi è necessario che il contrasto ai fenomeni criminosi che cercano di insinuarsi nel comparto agroalimentare toscano venga rafforzato. E’ prioritario arginare i tentativi di acquisizione di imprese agricole – ha detto Pascucci – attuati dalla cosiddetta criminalità organizzata; ma anche le imprese che offrono i servizi vanno attentamente monitorate (agenzie intermediazione, interinali, appalti). Quindi evitiamo facili accostamenti tra agricoltura e sfruttamento del lavoro o peggio ancora con caporalato, ci sono delle criticità spesso a lato del settore agricolo che non vedono le imprese agricole promotrici, anzi sono anch’esse vittime, spesso inconsapevoli di questi fenomeni. Semplificare le norme, gli adempimenti e snellire i controlli -aiuta le imprese ad operare in trasparenza, a non scivolare nelle aree grigie o del sommerso, a contrastare concretamente il lavoro nero, tutte pratiche che provocano un forte disagio sociale e una competizione sleale».

Ma Pascucci ha riproposto con rimpianto uno strumento , i vaucher, che non ha fatto certo diminuire il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, uno strumento che lo stesso Rossi ha più volte criticato, mentre la forza politica di cui fa pate, Articolo 21 Mdp, era pronta ad appoggiare il referendum abrogativo della Cgil. Comunque Pascucci ha detto che «L’attuale quadro normativo non aiuta, a partire dal lavoro accessorio al caporalato. La recente legge sui voucher è un esempio, si toglie una opportunità ad un settore che ha dimostrato un utilizzo corretto. Non avendo il coraggio di sanzionare gli abusi si toglie per tutti. Con questa scelta l’agricoltura è penalizzata, ma anche gli studenti ed i pensionati che potevano utilizzarli per alcune attività stagionali».

L’intervento di Rossi si è chiuso toccando due punti che in passato hanno visto diversità anche accentuate di posizioni con gli agricoltori: «Sono convinto che sia la legge urbanistica che il Piano del paesaggio, su cui si sono appianati gli ostacoli, siano due buoni ‘prodotti’, e abbiano contribuito a evitare l’uso improprio e la cementificazione del territorio agricolo, e il recupero di tanti immobili. Dall’altra parte l’attenzione mai venuta meno al paesaggio toscano ha consolidato il prestigio dei marchi degli stessi prodotti agricoli».

Remaschi ha chiuso i lavori del convegno Cia sottolineando che «Il tessuto delle aziende agricole toscane è in larghissima parte costituita da imprese che adempiono con regolarità a obblighi aziendali e economici connessi al lavoro regolare. E sono estranee a fenomeni di sfruttamento. Per quanto riguarda la politica della Regione Toscana, essa da sempre pone la massima attenzione, insieme a tutti i soggetti coinvolti, a mettere in campo le azioni finalizzate a contrastare fenomeni di incivilta ed è all’avanguardia anche in questo settore nella ricerca di percorsi virtuosi».