Agrofarmaci: è caos a 3 anni dall’entrata in vigore del Piano d’Azione Nazionale

Aziende inadempienti e hobbisti messi all’angolo. Informazione e formazione per superare l’empasse

[19 marzo 2018]

Il Piano d’azione nazionale per la regolamentazione della vendita e dell’utilizzo degli agrofarmaci tra operatori professionali e non professionali, per tra incertezze e confusione. è entrato in vigore  nel novembre 2015 e fin da subito Fabio Manara, presidente della Federazione nazionale dei commercianti di prodotti per l’agricoltura (Compag)  aveva denunciato le gravi conseguenze che avrebbero prodotto la lentezza della burocrazia e la mancanza di coordinamento tra le varie Regioni che applicano le proprie procedure interne senza riconoscere l’operato delle altre.

Infatti, tra le altre cose, il Pan introduceva i l’obbligo, per gli operatori di aziende agricole, i rivenditori e i produttori dei fitosanitari, di frequentare appositi corsi di formazione per ottenere uno specifico patentino che consentisse l’acquisto dei prodotti stessi.  Ora la Compag denuncia che «A parte piccole isole felici quali l’Emilia Romagna, dove si sono prontamente attivati anche i corsi online per ovviare a tutti gli inevitabili problemi derivanti dalla frequentazione di un corso di tipo tradizionale per un operatore che lavori a tempo pieno, in generale i corsi sono stati resi disponibili con grave ritardo e ancora sono presenti criticità, a causa della disorganizzazione e di varie inadempienze da parte delle Regioni».

Un altro problema sollevato dalla Compag è che «Sembra non essere sufficientemente chiaro, tra l’altro, quanto l’entrata in vigore del decreto abbia influito sulla vendita e sull’utilizzo di prodotti per gli utilizzatori non professionali. La lista dei prodotti ritenuti legali si è infatti ridotta drasticamente. Prima dell’entrata in vigore del decreto, era possibile acquistare senza patentino circa il 70% dei prodotti fitosanitari in commercio. Oggi, senza patentino, la vendita dei fitosanitari per uso non professionale si è ridotta drasticamente, con gravi ripercussioni su tutte quelle produzioni di nicchia ed eccellenze enogastronomiche locali che caratterizzano il tanto stimato prodotto doc made in Italy. Con l’entrata in vigore del decreto sui “prodotti destinati ad utilizzatori non professionali”, la disponibilità dei prodotti per uso amatoriale è destinata a peggiorare ulteriormente. Infatti, alla riduzione dei prodotti autorizzati si aggiungerà quella dei quantitativi vendibili, che prevedono di poter trattare una superficie massima di 500 m2 per orti e frutteti, e 5000 m2 nel caso di vigneti, uliveti e colture di cereali».

Ma secondo un’indagine condotta da Nomisma la realtà delle colture non professionali in Italia è ben altra: «Nel 2012 il 27% delle aziende agricole che operavano in maniera hobbistica disponeva di superfici superiori ai 6000 m2. Queste si ritroveranno nell’impossibilità di coltivare tutto il terreno disponibile se non dotandosi di patentino a fronte di un corso di formazione, al pari degli operatori professionali».

Comp<ag ribadisce che «Risulta chiaro, dunque, che per limitare le conseguenze negative dell’entrata in vigore del decreto sugli usi non professionali, diviene assolutamente indispensabile spingere le aziende agricole e hobbistiche a munirsi di tale patentino e, soprattutto, rimuovere ogni ostacolo che possa in qualche modo frenare la formazione».

Un impegno preso molto sul serio dalla Compag che dal 2015 si prodiga per diffondere la consapevolezza della necessità di maggiori e più efficaci iniziative territoriali per gli operatori interessati attraverso azioni di informazione e formazione.

definisce drammatica l’attuale situazione: «Prendendo in considerazione il trend registrato in Emilia Romagna, che finora si è dimostrata la regione più efficiente in quest’ambito, appare evidente che i tempi per la regolarizzazione siano molto lunghi. Su un totale di 93.247 aziende censite in questa Regione, infatti, dall’entrata in vigore del Pan nel 2015, quando i patentini già rilasciati ammontavano a 31.591, ora ammontano a circa 45.000. In questi 3 anni, dunque, sebbene il numero dei patentini sia aumentato in maniera costante grazie anche all’efficienza dei meccanismi di formazione e rilascio dei certificati, circa la metà delle aziende continua a essere priva di patentino. E, se in 3 anni ne sono stati rilasciati 15.000, è presumibile che saranno necessari altri 9 anni per arrivare alla totalità. Un tempo impensabile… E non dimentichiamo che quella dell’Emilia Romagna è una delle situazioni migliori, dove i tempi per il rilascio sono ridotti (circa 15-20 giorni dal termine del corso rispetto ai 40-60 giorni delle altre Regioni, sempre ammesso che lì i corsi siano disponibili)».

Compag conclude: «Servono più informazione e formazione per evitare danni irreparabili all’economia del Belpaese».