Agromafie in Toscana: sequestrati 170 immobili e 28 aziende

Rossi: «Sospendere fondi europei a chi sfrutta il lavoro»

[1 luglio 2016]

Agromafie

La toscana conferma di non essere immune dalle infiltrazioni mafiose: «170 immobili confiscati e 28 aziende sequestrate in Toscana alla criminalità organizzata», è quanto emerge dall’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurospes nell’ambito del quarto Rapporto  Agromafie con Coldiretti ed Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno dell’associazionismo criminale, in considerazione delle caratteristiche intrinseche alla provincia stessa e di conseguenza sia di eventi criminali denunciati sia di fattori economici e sociali.

In cima alla classifica dei territori toscani dove l’intensità dell’associazionismo criminale è più elevata ci sono due province “tranquille” come Pistoia e Grosseto, rispettivamente al 39 e 50 posto, seguite da Prato al 57°, Arezzo al 58°, Livorno al 64°, Firenze al 70°, Pisa al 73° e Lucca al 78° che si trovano nella fascia “medio bassa”. Massa Carrara, 82°, e Siena, 83°, sono invece molto distaccate.

Secondo Coldiretti, «L’associazione a delinquere di stampo mafioso e camorristico, concorso in associazione mafiosa, truffa estorsione, riciclaggio (money dirtying e launderig), illecita concorrenza sono le tipologie di illeciti riscontrate con più frequenza nelle organizzazioni criminali operanti nel settore agroalimentare con il business delle agromafie si stima superino i 16 miliardi di euro nel 2016. Per raggiungere il loro obiettivo i clan e le associazioni criminali organizzate ricorrono ad ogni forma possibile di reato, dall’usura al racket estorsivo, dall’abigeato alle macellazioni clandestine ai furti fino alla lievitazione dei prezzi di frutta e verdura fino a 4 volte nella filiera che va da produttore al consumatore fino alle infiltrazione nel settore del trasporti e della logistica. In cima alla black list dei settori più colpiti dalle frodi salgono la ristorazione, la carne e le farine, pane e pasta (il dato è riferito al valore dei sequestri effettuati dai Nas nel 2015). Dei 170 immobili confiscati al 30 settembre che proiettano la Toscana al dodicesimo posto (1%), 40 immobili destinati, 128 in gestione totale e 2 usciti dalla gestione. Per quanto riguarda le aziende si contano 40 beni destinati, 16 in gestione e 11 usciti dalla gestione».

Presentando i dati toscani, Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana, ha soiegato che «La criminalità organizzata che opera nelle campagne incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone, perché a differenza della criminalità urbana, può contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili. Si tratta dunque di lavorare per il superamento della situazione di solitudine invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la Pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell’azione di repressione della criminalità».

Secondo Gian Carlo Caselli,  presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, «Il rispetto della legalità ha un valore non solo giuridico, come rispetto della legge, ma ha anche un profondo valore economico perché pone le imprese nell’ambito di corretti rapporti economici, etici e di mercato».

Per Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, «La stesura del quarto Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia è stata resa possibile anche grazie al contributo fondamentale delle Forze dell’ordine, dalla Magistratura, delle Istituzioni e degli Enti che operano sul territorio a salvaguardia del comparto agroalimentare La loro azione costituisce una preziosa azione di contrasto al fenomeno dell’”italian sounding” smascherando in Italia e all’estero i prodotti tarocchi  più significativi che erodono quote di mercato al vero Made in Italy e Tuscany agroalimentare con gravi ripercussioni sulle imprese ma anche sui cittadini e sui livelli di occupazione dei nostri territori».

Molto più “politico”, e probabilmente rivolto anche a qualche imprenditore agricolo del “Made in Tuscany”, l’intervento del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: «Dobbiamo impedire che il caporalato si radichi anche in Toscana. Molte proposte di legge in attesa di esame da parte dell’aula prevedono inasprimento di pene per i caporali, ma non basta. E’ arrivato il momento di chiamare in causa anche gli imprenditori che devono controllare chi lavora per loro, evitando di utilizzare operai sfruttati brutalmente dalla criminalità. La mia proposta è che a questi imprenditori si blocchino per alcuni anni i fondi europei. L’Europa che tutto norma – ha precisato Rossi – dalla compatibilità ambientale, alla tutela della salute al benessere animale nel caso di sfruttamento del lavoro non prevede assolutamente nulla. Ho fatto alla Ue una proposta in tal senso e spero mi venga data presto una risposta. Lo ripeto: deve esserci una penalizzazione per quell’imprenditore che si avvale di lavoro sfruttato. Non può cavarsela dicendo di non sapere».

Rossi ha sottolineato che le agromafie procurano un danno di immagine enorme per una Regione che fa della qualità il suo tratto distintivo e ha u invitato a «stare molto attenti perché se è vero che la Toscana è ancora la regione della qualità e della misura, è vero anche che è attraversata da tutti i fenomeni negativi del mondo globalizzato. Registro un forte impegno da parte delle forze dell’ordine nel controllo e nella repressione dell’illegalità, ma non voglio che si sottovalutino i fenomeni criminali. Non possiamo stare solo a guardare. Le istituzioni devono reagire e così gli stessi cittadini per aiutare a combattere questi fenomeni».

Rispondendo ad una domanda sull’utilizzo dei beni sequestrati ai mafiosi, Rossi ha detto che «Nel caso della tenuta agricola di Suvignano, nel senese, da parte dello Stato centrale non c’è una risposta adeguata» e ha annunciato che «La Regione prossimamente adotterà un’altra delibera per favorire lo sblocco della situazione e ha aggiunto di sperare che dopo quattro anni si arrivi ad assegnare a forze sociali, a giovani, a cooperative o società quei terreni perché li rendano produttivi. Mi auguro che il Ministero di grazia e giustizia e con quello degli interni riescano presto a risolvere il problema».