Alternativa neo-contadina per combattere la crisi del sistema

Autoproduzione per non dipendere completamente dal sistema dominante e rispettare ambiente e natura

[12 febbraio 2018]

La crisi del sistema? Si combatte tornando alla terra e alla natura, tornando a essere contadini anche solo part-time. Anzi, più che contadini si dovrebbe dire neo-contadini. Il come e il perché li spiega Sergio Cabras, autore del libro L’alternativa neo-contadina, che ha provato in prima persona un’esperienza di vita a contatto con la natura, tornando all’autoproduzione e soprattutto cambiando la propria visione del mondo «per non dipendere dal sistema capitalista-consumista che sta affossando sempre più la società».

Sergio Cabras è un 55enne romano che nel 1982 ha lasciato la capitale per andare a vivere in campagna in Umbria, unendosi alle occupazioni rurali del Monte Peglia dove numerosi giovani giungevano da tutta Italia per recuperare e ripopolare terreni e casolari demaniali abbandonati. Dal 1990 vive e lavora nella sua piccola azienda agricola biologica. Nel 2014 ha pubblicato con l’editrice Eurilink il suo primo libro, Terra e futuro. L’agricoltura contadina ci salverà, premiato come secondo miglior libro nella sezione saggistica del premio Parole di terra 2015 ed è stato poi selezionato per la fase finale del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2014. L’alternativa neo-contadina è il suo secondo libro, uscito a giugno 2017.

Cabras spiega: «Il mio lavoro nasce –con la volontà di far vedere come sia possibile essere contadini anche soltanto part-time, senza però tralasciare la coscienza civile ed ecologica. Il neo-contadino, rispetto a quello che succedeva fino a qualche decennio fa, è infatti figlio di un tempo in cui si può scegliere di essere contadini. L’impiegato, il musicista, lo scrittore, il falegname, per fare qualche esempio, possono diventare neo-contadini dedicando parte della giornata al rapporto con la terra, creandosi un proprio pezzo di orto, alcuni alberi da frutta e magari poche galline. L’importante è raggiungere un certo livello di autoproduzione che consenta da un lato di non dipendere completamente dal sistema dominante, e dall’altro di rispettare in pieno l’ambiente e la natura».

In pratica un ritorno alla “Vita nei boschi” descritta da Henry David Thoreau, filosofo e scrittore statunitense, che mette l’individuo al centro della società e non la ricchezza, il guadagno e il salario.

Cabras sottolinea che «La maggior parte delle persone pensa che di fronte alla crisi di oggi ci si debba rassegnare all’alternativa tra disoccupazione e occupazione precaria. Il vero problema è invece la dipendenza totale dallo stipendio e dal denaro: la scelta di tornare alla campagna attenua proprio questa dipendenza».

In quest’ottica L’alternativa neo-contadina rappresenta un manuale filosofico ed esistenziale per reinventare una vita contadina che possa portare oggi al vero cambiamento grazie a una concezione del lavoro diversa da quella convenzionale, partendo non solo dalla terra ma, più in generale, dalla natura. Tutto questo implica però un cambiamento profondo nella visione del mondo.