Antibiotico resistenza, alle associazioni non piace la bozza del Piano Nazionale

«Manca completamente gli obiettivi. Per l’Italia target più ambiziosi per tutelare la salute dei cittadini»

[19 ottobre 2017]

Secondo Aiab, Altroconsumo, Arci, Cgil, Ciwf Italia, Cittadinanzattiva, Comuni Virtuosi, FederBio, Federazione italiana media ambientali, Fondazione culturale responsabilità etica, Fondazione sviluppo sostenibile, Fondazione Univerde, Greenpeace Italia, Legambiente,Lipu, Marevivo, Movimento difesa del cittadino, Slow Food Italia, Unione degli studenti e Wwf Italia, «La bozza del Piano contro l’antibiotico resistenza del ministero della salute manca totalmente gli obiettivi sulla riduzione del consumo di antibiotici in zootecnia; l’Italia ha bisogno di target più ambiziosi per tutelare la salute dei cittadini»,

In un comunicato congiunto le organizzazioni ricordano che «Il fenomeno dell’antibiotico resistenza in Italia è allarmante: il nostro Paese ha la maglia nera per lo sviluppo di resistenze, è fra i primi consumatori di antibiotici in UE e secondo un recente audit dell’ECDC (European Centre for Desease Control) “se il fenomeno dell’AMR non sarà limitato, nel breve futuro alcuni interventi chirurgici chiave saranno compromessi”; ma il ministero della salute ha redatto una bozza di piano con obiettivi troppo blandi in ambito veterinario che non affrontano il problema con l’incisività necessaria considerata la gravità della situazione italiana».

Le 20 associazioni avevano scritto già a giugno al ministro Lorenzin, esprimendo la loro preoccupazione sull’argomento e sollecitando un confronto. Ma non hanno ricevuto risposta e ora ribadiscono la loro richiesta, scrivendo al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, a cui il ministero della Salute ha trasmesso la bozza di Piano nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (Pncar). Oltre alla richiesta di consultazione sul testo, le associazioni sottopongono a Bonaccini osservazioni e soluzioni migliorative al piano, «Affinché il testo finale adottato consenta, in tempi brevi, di superare ritardi e modelli di gestione che hanno portato l’Italia ad essere tra i Paesi europei più esposti a questa gravissima minaccia».

L’ultimo rapporto “Sales of veterinary antimicrobial agents in 29 European countries in 2014” dell’European surveillance of veterinary antimicrobial consumption (esvac) dell’European medicines agency dimostra che «La vendita di antibiotici in Italia è stata enorme nel 2014, corrispondente a 359,98 mg/kg pf PCU (p. 33). La media Ue nel 2014 era di 152,9 mg/kg (pp. 26 e 29), meno della metà. Sulla base di tali dati – dicono le associazioni – il target di riduzione del 30% in ambito veterinario proposto dalla bozza di piano rischia, soprattutto, di non affrontare la minaccia in modo tempestivo e significativo. Inoltre, per quanto noto, non esistono ad oggi dati sul consumo in ambito veterinario. Il piano deve quindi spiegare quali dati di consumo, raccolti da chi e con quale metodo, utilizza relativamente all’anno 2016 per stabilire la riduzione del consumo prevista al 2020. Ipotizzando un consumo simile a quello sulle vendite dell’anno 2014 la riduzione del 30% entro il 2020 significherebbe, a quella data, un consumo di 251,98 mg/kg, quindi ancora eccezionalmente elevato, quasi il doppio della media europea nell’anno 2014.

Secondo le associazioni, «Il target di riduzione del consumo efficace, , dovrebbe puntare almeno al 70% entro il 2020. Raggiungere la riduzione del 70% in Italia è certamente possibile, considerando quanto sono elevati gli attuali livelli di consumo e sapendo che, ad esempio, l’uso di antibiotici in Svezia è già oggi di soli 11,5 mg/kg. In Olanda, dove sono presenti grandi allevamenti intensivi di maiali e vitelli, è stato stabilito un target di riduzione dell’uso pari al 50% fra il 2009 e il 2013, e del 70% fra il 2009 e il 2015. L’Olanda ha ridotto il suo consumo del 64,5% fra il 2009 e il 2016 e del 69% fra il 2007 e il 2016. Il livello olandese di uso nel 2007 era di 179 mg/kg, nel 2009 era di 165 mg/kg, nel 2014 era pari a 86,4 mg/kg, e nel 2016 era di 58 mg/kg».

Pere le ONG, le associazioni di categoria e la Cgil, «Questi dati mostrano che l’Italia, che parte da un consumo elevatissimo, deve puntare ad una riduzione del 70% del consumo nel 2020 rispetto all’anno 2014, il che porterebbe il consumo a 107,99 mg/kg, rimanendo comunque ancora ad un consumo doppio rispetto al consumo dell’Olanda nell’anno 2016».

Inoltre le associazioni chiedono che «siano monitorate le resistenze nei conigli, considerato l’ampissimo uso di antibiotici in questa filiera, e che l’MRSA (Staphylococcus aureus meticillino-resistente, ndr) sia aggiunto ai patogeni da monitorare».

Le associazioni evidenziano che «La bozza di piano attualmente non fa nessun riferimento all’uso preventivo e routinario. Per essere efficace, il piano deve assolutamente prevedere il divieto dell’uso routinario degli antibiotici, soprattutto nel caso di trattamenti di gruppi in cui nessun animale è malato. Mettere fine all’uso profilattico di routine non comprenderebbe la profilassi non di routine, come l’uso in caso di necessità dell’animale dopo un parto difficile, un’operazione o una ferita. Il piano deve prevedere che qualsivoglia uso preventivo di antibiotici di importanza critica sia assolutamente vietatoGli antibiotici di importanza critica dovrebbero essere utilizzati solo su singoli animali in cui sia stata testata l’inefficacia di altri antibiotici».

Per quanto riguarda la possibilità di creare tavoli tecnici con associazioni di categoria dell’industria della carne le associazioni dicono che «Il piano deve garantire che ogni azione sia realizzata direttamente dal Ministero della Salute, dare pari possibilità a tutti gli allevatori di aderire alle azioni per la riduzione del consumo e per l’uso razionale, ed evitare qualsivoglia, anche potenziale, conflitto di interesse.Il piano inoltre deve prevedere che le associazioni che rappresentano la società civile e lavorano per il benessere degli animali siano attivamente e nella medesima misura coinvolte nei succitati tavoli tecnici».

Le associazioni concludono augurandosi che «Considerata l’enorme importanza di tale Piano per la salute e il benessere delle attuali e future generazioni, le osservazioni e i suggerimenti proposti possano trovare il convinto supporto di tutte le Regioni e le Provincie autonome affinché il testo finale adottato consenta, in tempi brevi, di superare ritardi e modelli di gestione che hanno portato l’Italia a essere tra i Paesi europei più esposti a questa gravissima minaccia».