Aumentano i casi di resistenza al mais e al cotone Ogm Bt degli insetti nocivi

Perché continuare a produrre Ogm che, presto o tardi, saranno inutili perché alla lunga producono insetti immuni?

[12 giugno 2013]

Dal 1996 in tutto il mondo sono stati piantati più di 400 milioni di ettari di mais e cotone geneticamente modificati che producono le proteine insetticide del batterio Bacillus thuringiensis (Bt), le proteine Bt, utilizzate da decenni in spray dagli agricoltori biologici, uccidono alcuni parassiti devastanti, ma sono considerati ecologici e innocui per le persone. Tuttavia, alcuni scienziati temono che l’utilizzo diffuso di queste proteine nelle colture geneticamente modificate stimoli la rapida evoluzione della resistenza dei parassiti. Ora Nature Biotechnology pubblica la ricerca “Insect resistance to Bt crops: lessons from the first billion acres” nella quale si legge che «L’evoluzione della resistenza nei parassiti può ridurre l’efficacia delle proteine insetticide del Bacillus thuringiensis (Bt) prodotto dalle colture transgeniche».

Bruce Tabashnik ed Yves Carrière, del Department of Entomology dell’università dell’Arizona, e Thierry Brévault del Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (Cirad) francese, hanno  fatto il punto su come affrontare questo problema e di capire perché i parassiti, in alcuni casi, ma non in altri, sono diventati resistenti rapidamente. Per questo hanno analizzato i risultati di 77 studi provenienti da 5 continenti, che riportano dati di monitoraggio sul campo per la resistenza alle colture Bt, la valutazione empirica dei fattori che influenzano la resistenza o di entrambi ed hanno scoperto che «Anche se la maggior parte delle popolazioni di parassiti rimangono sensibili, la riduzione dell’efficacia delle colture Bt causate dalla resistenza evoluta sul campo  oggi è stata riportata i per alcune popolazioni di 5 delle 13 principali specie infestanti esaminate, a fronte di popolazioni resistenti di una sola specie di nocivi nel 2005. Gli esiti sul campo supportano le previsioni teoriche che i fattori che ritardano la resistenza includono l’ereditarietà recessiva della resistenza, la bassa frequenza iniziale di alleli della resistenza, gli abbondanti rifugi di piante ospiti non-Bt e due tossina impiegate nelle colture Bt separatamente da una tossina delle colture Bt. I risultati implicano che la valutazione proattiva dell’eredità e la frequenza iniziale della resistenza sono utili per predire il rischio di resistenza e per migliorare le strategie per sostenere l’efficacia delle colture Bt».

Tabashnik spiega che «Quando le colture Bt sono state introdotte, la questione principale era la rapidità con la quale i parassiti  si sarebbero adattati ed avrebbero evoluto la resistenza.  nessuno lo sapeva, stavamo solo tirando ad indovinare. Ora, con un miliardo di acri di queste colture piantate nel corso degli ultimi 16 anni, e con i dati accumulati nel corso di tale periodo, abbiamo una migliore comprensione scientifica di quanto velocemente gli insetti sviluppano la resistenza e perché».

Tre dei 5 casi di resistenza dei parassiti al Bt si trovano negli Stati Uniti, dove gli agricoltori hanno piantato circa la metà della superficie delle colture Bt del mondo. Il loro rapporto indica che, nel peggiore dei casi, la resistenza si è evoluta in due o tre anni, ma nel migliore dei casi, l’efficacia delle colture Bt è durata per più di 15 anni. E Secondo quanto si legge su Nature Biotechnology   «I due migliori e peggiori risultati corrispondono con le previsioni dei principi evolutivi».  Carrière conferma: «I  fattori che abbiamo trovato favoriscano  l’efficacia sostenuta delle colture Bt sono in linea con quello che ci si aspetterebbe sulla base della teoria evolutiva. Le condizioni sono più favorevoli se i geni della resistenza sono inizialmente rari nelle popolazioni di parassiti; l’ereditarietà della resistenza è recessiva – significa che gli  insetti sopravvivono nelle piante Bt solo se hanno due copie di un gene della resistenza, uno da ciascun genitore – e se sono presenti abbondanti rifugi. I rifugi coesistono in piante standard non-Bt, che i parassiti possono mangiare senza ingerire tossine Bt. I modelli al computer hanno mostrato che i rifugi dovrebbero essere particolarmente efficaci nel ritardare la resistenza quando l’ereditarietà della resistenza da parte dei parassiti è recessiva».

Si potrebbe pensare che basterebbe coltivare solo piante Ogm Bt per risolvere il problema, ma invece, secondo il team franco-americano è necessario fare l’esatto contrario: «Piantare Rifugi vicino alle colture Bt riduce le probabilità che due insetti resistenti si accoppino tra di loro, il che rende più probabile che si possano riprodurre con un compagno sensibile, producendo prole che viene uccisa dalla coltura Bt. Il valore dei rifugi è stato controverse  e, in questi ultimi anni, l’Epa ha abbassato i requisiti per l’impianto di rifugi negli Stati Uniti»

Per Tabashnik «Forse la prova più convincente sul lavoro dei rifugi viene dal pink bollworm (Pectinophora gossypiella, un parassita del cotone, ndr) che ha evoluto rapidamente la resistenza al cotone Bt in India, ma non negli Stati Uniti. Lo stesso parassita, stessa coltura, stessa proteina Bt, ma risultati molto diversi. Nel sud-ovest degli Stati Uniti, gli scienziati dell’Epa, il mondo accademico, l’industria e l’Usda hanno lavorato con i coltivatori per attuare una efficace refuge strategy. In India, invece, il refuge requirement era simile, ma senza infrastrutture collaborative, il coinvolgimento è stato basso».

Una delle principali conclusioni dello studio è che valutare entrambi i fattori può aiutare a valutare il rischio di resistenza prima che le  colture Bt vengano commercializzate. «Se i dati indicano che la resistenza del parassita è probabile che sia recessiva e che la resistenza è inizialmente rara,  il rischio di una rapida evoluzione della resistenza è basso – dice Tabashnik – In tali casi, mettere da parte una zona relativamente piccola di territorio per i rifugi può ritardare in modo sostanziale la resistenza. Viceversa, l’assenza di uno o di entrambi questi criteri significa un rischio più elevato di resistenza».

Quando esiste il rischio più elevato, Tabashnik descrive un bivio, con due percorsi: «O si adottano misure più severe per ritardare la resistenza, come la richiesta di maggiore rifugi, oppure questo parassita probabilmente evolverà rapidamente la resistenza a questa coltura Bt».

Il problema che però lo studio non sembra affrontare è che comunque, prima o poi, gli insetti infestanti sembrerebbero destinati a sviluppare la resistenza al mais ed al cotone Ogm Bt.

Tabashnik  ammette: «Finora,  il nuovo rapporto è la valutazione più completa della resistenza dei  parassiti alle colture Bt, ma rappresenta solo l’inizio di base delle analisi di dati sistematici per migliorare la comprensione e la gestione della resistenza.  Queste piante sono state notevolmente utili e nella maggior parte dei casi, la resistenza si è evoluta più lentamente del previsto. Vedo queste colture come una parte sempre più importante del futuro dell’agricoltura. L’avanzamento fornisce la motivazione per raccogliere più dati e per incorporarli nella pianificazione delle future implementazioni delle colture. Abbiamo anche iniziato lo scambio di idee e informazioni con gli scienziati di fronte alle sfide correlate, come ad esempio la resistenza agli erbicidi nelle piante infestanti e la resistenza ai farmaci nei batteri, nell’Aids e nel cancro».

Ma anche Tabashnik, che evidentemente fa parte dei sostenitori degli Ogm, non pensa che gli agricoltori saranno mai in grado di prevenire del tutto la resistenza degli insetti nocivi alla coltivazioni Ogm Bt: «Ci si aspetta sempre che il parassita si adatti. E’ quasi un dato di fatto che impedire l’evoluzione della resistenza non sia possibile». Ma allora, viene da chiedersi, perché continuare a produrre Ogm che, presto o tardi, saranno inutili perché alla lunga producono insetti immuni e quindi ancora più dannosi?