Avocado, il lato oscuro di un superalimento: la battaglia per l’acqua in Cile (VIDEO)

Gli ambientalisti cileni: «L'Europa vuole mangiare sano a nostre spese». L'agroindustria: traditori della Patria

[23 maggio 2018]

In Italia e in Europa l’avocado è ormai considerato un “superalimento” e ha un’immagine molto positiva grazie alla sua ricchezza in nutrienti, è diventato un ingrediente delle ricette di molti cuochi famosi e per i vegani è un’alternativa sostenibile alla carne. Ma dall’altra parte del mondo, in Cile, in molti non la pensano così  e nel Paese sudamericano, uno dei maggiori produttori del mondo di avocado che esporta gran parte della sua produzione in Europa,  gli avocado – aguacates in spagnolo ma che cileni e argentini chiamano paltas – a causa della loro profonda impronta ecologica, sono diventati sinonimo di scarsità di acqua e  violazione dei diritti umani

Secondo lo studio  “Ranking the World’s Most Water-Stressed Countries in 2040” del World resource institute, il Cile è tra i primi 30 Paesi (24esimo) a maggior rischio idrico del mondo entro il 2040 e il rapporto “Política Nacional para los Recursos Hídricos (2015)” evidenziava che in Cile la differenza tra risorse disponibili e consumo idrico era in media di  82,6 m3 al secondo e che nel 2030 sarà di 149 m3/s.

In un Paese come il Cile, stretto e lungo  4.200 km le differenze di disponibilità idrica tra le diverse regioni sono enormi: si va dalla siccità estrema del deserto di Atacama ai ghiacciai della Patagonia, ma una delle provincie più a rischio è quella di Petorca, nella regione di Valparaíso, dove da molto tempo si coltivano avocado. Inizialmente si trattava di piantagioni di piccoli agricoltori, ma  con l’aumento della richiesta di questi frutti, dagli anni ’90 c’è stato un aumento esponenziale della produzione e le grandi aziende terriere ora dominano il mercato degli avocado a Petorca, consumando enormi quantità di acqua per le loro coltivazioni industriali.

Gli ambientalisti cileni spiegano che «Per produrre un chilo di avocado, circa tre pezzi, sono necessari fino a mille litri di acqua, una quantità molto maggiore di quella per coltivare la stessa quantità di pomodori o patate». Il risultato è che nella regione c’è una scarsità cronica di acqua e i canali di irrigazione sono secchi da anni  e intere comunità dipendono dai camion cisterna per rifornirsi di acqua. Intanto, le grandi aziende agricole irrigano i loro migliaia di ettari di piantagioni di avocado con l’acqua proveniente dalle dighe artificiali.

Rodrigo Mundaca, fondatore e leader dell’Ong Modatima dice che la sua associazione «Lotta per il diritto all’acqua garantito dall’Onu  e che anche il Cile riconosce» e ricorda che «Nel 2012 un’indagine aerea ha rivelato l’esistenza di 64 condotte sotterranee che deviano l’acqua dai fiumi presumibilmente per irrigare le piantagioni di avocado. Circa l’80% dell’acqua potabile in Cile viene speso oggi nell’agribusiness, in particolare anche per l’esportazione di avocado. Con drastiche conseguenze per la popolazione locale. Oggi, 61 dei 346 comuni del Cile sono riforniti di acqua da camion cisterna». Secondo un’indagine del Centro de Investigación e Información Periodística del Cile, negli ultimi sei anni lo Stato cileno ha speso l’equivalente di 126 milioni di euro per rifornire di acqua  la popolazione con camion cisterna.

Modatima evidenzia che «Si socializzano i costi perché vengono pagati dal bilancio pubblico, mentre i guadagni si concentrano nelle mani dei privati». Intanto nella provincia di Petorca  il mercato nero dell’acqua è sempre più fiorente.

«Le licenze per sfruttare le risorse idriche vengono concesse al migliore offerente e spesso hanno cat rattere vitalizio – dicono gli ambientalisti –  A questo si somma il penoso bilancio ecologico dell’avocado. I frutti vengono inviati in Europa via nave (ma anche negli Usa e in Cina, ndr), accuratamente imballati nella schiuma e conservati in container  riscaldati. Successivamente, gli avocado finiscono di maturare in uno stabilimento di Rotterdam, da dove il “superfood” viene distribuito ai supermercati tedeschi pronti per il consumo». Mundaca chiosa: «L’Europa vuole mangiare sano a nostre spese».

Alexander Panez Pinto,di Modatima, ha detto a RT: «In Cile c’è esperienza più radicale di privatizzazione dell’acqua al mondo: non solo la gestione dell’acqua è privata, ma anche la risorsa stessa è stabilita dai diritti privati, Questa situazione ha avuto origine negli anni ‘80, sotto la dittatura di Augusto Pinochet. Le imprese iniziarono a cercare terre e diritti idrici a basso costo per avviare le piantagioni di avocado. Attualmengte, il 60% del territorio di Petorca è destinato a quel prodotto, però la mancanza d’acqua nella zona si è cominciata a sentire fin dal 2000. La cosa peggiore è che in questa situazione, la mancanza di acqua fa sì che alcune industrie agroalimentari inizino a costruire condotte e pozzi illegali per deviare l’acqua. Abbiamo una tempesta perfetta creata dall’espansione di queste piantagioni, dal furto dell’acqua e dalla diminuzione della foresta nell’ultimo decennio. Il risultato è la grave siccità che cambia la realtà sociale, economica e ambientale della regione».

Mentre le grandi imprese si accaparrano l’acqua, i campesinos non ne hanno a sufficienza per coltivare le loro piante e allevare i loro animali e il simbolo di questo disastro è diventato il fiume locale, ormai secco da una decina di anni e che è diventato una discarica abusiva. Pinto ricorda che «La gente nuotava nel fiume, ora non ha nulla».

Tra il 2015 e il 2017 le esportazioni di avocado verso l’Unione europea sono aumentate notevolmente, raggiungendo i 120 milioni di euro, tutto a vantaggio dell’agroindustria che, dopo un articolo sul tema pubblicato da The Guardian Il 17 maggio, risponde all’offensiva mediatica degli ambientalisti. I grossi produttori di avocado hanno accusato il colpo e su El Mercurio il presidente del Comité Palta Hass Chile accusa gli ambientalisti: «Questo è molto più che parlare di avocado … Questi movimenti stanno attaccando l’agricoltura e l’immagine del Cile. Non stanno attentando solo contro l’avocado, l’avocado è il frutto scelto, ma stanno attentando contro l’istituzionalità del Paese». Insomma, chi difende l’ambiente e l’acqua e si oppone a una monoeconomia nelle mani di pochi è un nemico della Patria. Un film già visto in Cile… e non solo.

Quelli di Modatima fanno notare che »L’obiettivo di trasformare le accuse contro l’agrobusiness a Petorca in un “problema Paese” ha come sfondo quello di chiamare il governo a intervenire per delegittimare il movimento e per contenere il conflitto, sia con dati tecnici che smentiscono gli impatti dell’agrobusiness in provincia o erogando sussidi e altre misure tampone per ridurre il disagio degli abitanti di Petorca. E, naturalmente, quando necessario, aumentare la repressione che lo Stato ha già attivato in altri momenti del conflitto. Se c’è qualcosa su cui il presidente del Comité Palta Hass Chile ha ragione, è che tutto questo non riguarda solo gli avocado. Oltre al problema dell’acqua che è stato la parte più visibile del conflitto, sullo sfondo c’è la discussione dimenticata e censurata sulla questione della terra e del modello agricolo cileno. Un modello che è stato naturalizzato sotto lo slogan “Chile: Potencia alimentaria”, dove l’obiettivo di produrre cibo è stato sistematicamente subordinato ai processi di mercificazione delle attività agricole e agli impatti sociali e ambientali che ciò comporta. Sanno che questo è lo sfondo e non vogliono in nessun caso sottoporlo alla discussione. Possiamo interrogarci su quali sono le nostre priorità collettive nella produzione alimentare? E su come produrre cibo in un modo che non continui a distruggere le forme di vita che abitano i territori del Paese?»

Mundaca conclude: «Ora i principali media internazionali sottolineano ciò che sosteniamo da tempo: i politici e gli uomini d’affari che si sono stabiliti nella provincia dagli anni ’90 producono avocado a costo di privare le comunità dell’acqua. Sono dati abbastanza inconfutabili (…) La critica che facciamo è essenzialmente al  modello di produzione alimentare in Cile che è legata all’uso intensivo e irrazionale delle risorse naturali limitate e che ha compromesso in maniera seria e irreversibile la vita delle persone più semplici di Petorca. In ambito internazionale esiste già un’opinione fondata e formata che in Cile gli avocado vengono prodotti a spese della violazione del diritto umano all’acqua. Danimarca, Germania e Gran Bretagna hanno iniziato a temere che la produzione sia fatta in modo insostenibile (…) La cosa non può essere resa naturale rifornendo la gente di acqua con i camion cisterna».

Insomma, dicono gli ambientalisti cileni, l’impronta idrica e ambientale delle piantagioni intensive di avocado è insostenibile e il governo e le grandi imprese non possono pensare di mitigarla trasportando – con soldi pubblici – l’acqua con le autocisterne in comunità nelle quali, prima del boom della palta, l’acqua potabile  non era mai mancata.

Videogallery

  • El aguacate - El lado oscuro del superalimento

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