Basilicata: le trivelle danneggiano l’agricoltura biologica

Aiab: «Risarcire il territorio e le aziende che hanno subito danni, speriamo non irreversibili»

[8 aprile 2016]

Basilicata Aiab 2

La data del referendum si avvicina e l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab) è in prima fila  contro le trivelle che mettono a serio rischio l’agricoltura biologica sul territorio interessato dalle estrazioni petrolifere. «Quanto accaduto proprio in Val D’Agri dove viene estratto il petrolio, dimostra quanto i nostri territori siano costantemente messi in pericolo dallo sfruttamento e dalla mancanza di piani territoriali rispettosi della vocazionalità. Ed è una conferma di quanto le aziende che praticano agricoltura biologica, in Basilicata, 1.225 per un totale di oltre 48 mila ettari, con un grande indotto di lavoratori, siano costantemente in pericolo di contaminazione».

Per questo Aiab ha scelto di fare il 9 aprile un’anteprima della Primavera Bio, una sua storica iniziativa,  proprio in Val d’Agri (Pz), una serie di appuntamenti che si inseriscono nella tre giorni di mobilitazione nazionale (8, 9 e 10 aprile) del Comitato “VOTA Sì per fermare le trivelle”.

Il 9 aprile a Montemurro (Pz) ci saranno una diffusione di volantini informativi sul Referendum e una delegazione di agricoltori biologici lucani consegnerà semi di cereali antichi agli agricoltori biologici locali, presso le sorgenti inquinate da idrocarburi di Contrada La Rossa di Montemurro.  «Un gesto di denuncia, di solidarietà e di speranza – dice Vincenzo Ritunnano di Aiab Basilicata – Denunciamo l’inquinamento provocato dalla presenza del pozzo Costa Molina, utilizzato per la reiniezione nel sottosuolo delle acque di scarto dell’industria petrolifera, oggi sequestrato nell’ambito dell’indagine della procura di Potenza e della Direzione Nazionale Antimafia sullo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi dell’industria petrolifera della Val d’Agri. Esprimiamo solidarietà agli agricoltori, vittime di un’industria petrolifera che occupa il territorio rurale espropriandolo delle sue attività tipiche e tradizionali, e ai contadini che lo custodiscono da generazioni. Abbiamo la speranza che l’agricoltura biologica, come è nella sua natura e nella sua missione, possa contribuire a rigenerare la vita in questa terra e che l’antica varietà di grano tenero Gentil Rosso torni a ondeggiare in questa contrada a cui un tempo le spighe davano colore».

Alle 13,00, a Barricelle di Marsicovetere pranzo a base di cibi biologici all’agriturismo il Querceto, una storica azienda agricola biologica e agrituristica, dove si sperimenta l’agricoltura biologica e biodinamica, la conservazione e la riproduzione di antiche varietà di piante coltivate, attraversata da un oleodotto sotterraneo imposto dall’industria petrolifera, che rimane un luogo di resistenza e di accoglienza per i viaggiatori.

Aiab spiega che «Nel territorio lucano l’agricoltura è oggi tra le attività più esposte agli impatti negativi dell’industria petrolifera: si pensi per esempio alla sottrazione diretta di suoli già destinati a colture di pregio (per es. il Centro Oli Val d’Agri sorge nella storica “contrada delle vigne” di Viggiano), all’inquinamento di fonti di acqua potabile (nel lago della diga del Pertusillo in Val d’Agri, una delle principali riserve idriche per usi civili e agricoli del Sud, è provata la presenza di concentrazioni pericolose di idrocarburi e metalli pesanti), alla continua emissione di inquinanti in atmosfera , al pericolo di inquinamento della catena alimentare già segnalato da alcune parziali e poco note attività di monitoraggio, alla perdita di attrattività e di mercato subito dalle produzioni agricole locali e dalle attività di turismo rurale connesse, al declino del numero di contadini e di abitanti del territorio rurale».

Ritunnano evidenzia che «Il nostro è uno dei territori rurali più fertili del Mezzogiorno, ricco di acque e paesaggi naturali, oggi occupato dal più grande sito industriale di estrazione del petrolio in terra ferma d’Europa. Qui le aziende biologiche rappresentano un luogo di resilienza e di resistenza di fronte al pesante impatto dell’industria petrolifera e al tempo stesso una risorsa, una speranza di rinascita di un territorio che vuole avviare un processo di riconversione passando dal modello petrolifero ad uno sviluppo locale e sostenibile del territorio».

Il presidente di Aiab,  Vincenzo Vizioli, che il 9 aprile alle 17,00 parteciperà al dibattito pubblico “Possibili impatti del petrolio su agricoltura, ambiente, salute, economia”. al centro sociale di Villa d’Agri, conclude: «Aiab chiede che l’agricoltura bio sia sostenuta e tutelata. Soprattutto nelle aree soggette ad attività industriali dove è assurdo parlare di posti di lavoro nascondendo i danni correlati all’estrazione, quando sono proprio questi a impedire il lavoro delle aziende agricole, incidendo a cascata su turismo e mercato di prodotti tipici. L’agricoltura biologica assume un ruolo ancor più importante per la produzione e distribuzione di cibo sano e sicuro per la popolazione esposta all’inquinamento e per svolgere una funzione di rigenerazione delle risorse ambientali sottoposte all’inquinamento. In queste aree serve un piano di monitoraggio delle matrici ambientali e della catena alimentare. Oggi il problema non è solo fermare le trivelle ma anche risarcire il territorio e le aziende che hanno subito danni, speriamo non irreversibili. Con la Primavera bio Aiab  rilancia anche la sua campagna “coltiviAMO BIOdiversità” per recuperare e riprodurre biodiversità come bene comune. Un’ azione, questa, di contrasto ai cambiamenti climatici e che il biologico, realizzando prodotti sani e buoni per chi li mangia, per l’ambiente in cui sono prodotti e per la salute di chi li coltiva, aggiunge ai suoi benefici per il territorio. Noi di Aiab crediamo che un altro futuro è possibile. Per questo che oggi siamo a fianco degli agricoltori biologici della Val d’Agri, e per questo che al referendum del 17 aprile voteremo Sì».