Cambiamo agricoltura: serve una riforma radicale della Politica agricola comune

Il “greening” alla prova dei fatti si è dimostrato essere un autentico “imbroglio ecologico”

[5 aprile 2017]

L’attuale riforma della Politica agricola comune (Pac) 2014/2020 è stata definita dopo un lungo e faticoso negoziato svolto per la prima volta secondo la procedura legislativa ordinaria introdotta con il Trattato di Lisbona, che ha coinvolto Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, ma  Secondo Lipu, Legambiente, Wwf, Fai, Federbio, Aiab, Associazione italiana agricoltura biodinamica, Isde  bisogna «Cambiare in modo radicale la Politica agricola comune (Pac), per premiare gli agricoltori più rispettosi dell’ambiente ed amici della natura e per produrre alimenti sani e rispettosi della salute dei consumatori». Per questo le  associazioni Ambientaliste e dell’agricoltura biologica hanno promosso una raccolta di firme  online sul sito www.cambiamoagricoltura.it, rivolta sia a cittadini che ad associazioni e spiegano che «La campagna #CambiamoAgricoltura, supportata dalla Fondazione Cariplo, è parte della campagna europea Living Land, avviata mentre si sta svolgendo la consultazione pubblica voluta dalla Commissione europea sul futuro della Pac, consultazione che terminerà il 2 maggio». Le risorse destinate alla Pac corrispondono al 38% dell’intero bilancio dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda l’Italia, i finanziamenti della Pac per il periodo 2014 – 2020 ammontano a 52 miliardi di euro (41,5% miliardi fondi Ue e 10,5 miliardi fondi nazionali), suddivisi in:: Pagamenti diretti (primo pilastro): 27 miliardi di euro (fondi Ue); Organizzazione comune di mercato, vino e ortofrutta: 4 miliardi di euro (fondi Ue); Sviluppo rurale (secondo pilastro): 21 miliardi di euro (10,5 miliardi fondi Ue e 10,5 miliardi fondi nazionali). Secindo il censimento Istat 2010, le aziende agricole in Italia erano 1.620.844. Oggi 1.136.240 aziende percepiscono un premio dal primo pilastro della Pac 2014 – 2020 (le aziende che fino al 2013 percepivano meno di 250 euro/anno dal primo pilastro della Pac sono oggi escluse dai pagamenti diretti). Nel nostro Paese la superficie media aziendale dichiarata è di 8 ettari, contro i 52 ha della Francia, i 46 della Germania e i 24 della Spagna. Gli agricoltori italiani che continuano a ricevere meno di 1.250 euro di finanziamenti all’anno sono 780.000, per altri 353.000 i pagamenti diretti della Pac sono compresi tra i 2.000 e 10.000 euro. Gli agricoltori italiani che beneficiano maggiormente della Pac, con contributi annui che vanno da 100.000 e oltre 300.000 euro sono 2.950, mentre 290 aziende ottengono tra i 300.000 e 500.000 euro l’anno.

Le associazioni dicono che in questo modo «Il 52% delle risorse della PAC sono pertanto distribuite a pioggia essenzialmente come rendita fondiaria, senza nessun beneficio diretto per l’ambiente o per una conversione verso un’agricoltura più sostenibile e con risultati concreti verificabili in termini di minore impatto ambientale e maggiore salubrità del cibo che consumiamo».

Lipu, Legambiente, Wwf, Fai, Federbio, Aiab, Associazione italiana agricoltura biodinamica, Isde   criticano anche quella che doveva essere la principale novità della Pca 2014 – 2020 nell’ambito del primo pilastro:  il “greening”, cioè «le misure obbligatorie aggiuntive a favore dell’ambiente e della biodiversità che motivavano l’investimento delle risorse pubbliche dell’Unione Europea nell’agricoltura». Per ambientalisti e agricoltori biologici «Il “greening” alla prova dei fatti si è dimostrato essere un autentico “imbroglio ecologico”.

Sulla base del Regolamento Ue della Pac il “greening” prevede: Diversificazione delle colture; Mantenimento dei prati e pascoli permanenti (non arati da almeno 5 anni); Destinazione del 5% della Sau  a seminativi alle Ecological focus areas  (Efa). In realtà: Il 57% della superficie agricola in Italia, che corrisponde a più del 90% delle aziende agricole, non deve rispettare le regole che proteggono la biodiversità. In Italia il 57% della superficie agricola utilizzata (SAU) non è sottoposta all’obbligo di costituire l’area di valenza ambientale che comprende fasce tampone, alberi, siepi e stagni».

Una ulteriore conferma del fallimento dell’attuale Pac è il dossier presentato il 29 marzo dalla Commissione europea proprio sulle Efa e che evidenzia che «la maggior parte delle Efa è costituita oggi da colture azotofissatrici che non contribuiscono sensibilmente alla conservazione della natura – dicono le associazioni –  Inoltre il rapporto non contiene un’analisi dell’impatto delle Efa sulla biodiversità e si conclude con la decisione di non alzare la percentuale dal 5% al 7%, come consentito dai regolamenti, a conferma, appunto, di una scarsissima attenzione per l’ambiente e per la tutela della natura. Anche questa è la prova ulteriore del fallimento degli obiettivi ambientali del primo pilastro della Pac e della necessità di trasferire risorse dal primo al secondo pilastro per sostenere le iniziative del territorio in termini di servizi ecosistemici, di tutela della biodiversità, introducendo il criterio dei pagamenti alle aziende agricole in base ai risultati ambientali concreti raggiunti ed utili per la collettività».

Il bilancio della Pac fatto delle associazioni che appoggiano la campagna “Cambiamo Agricoltura” non è per niente buono: «Per decenni, di riforma in riforma, l’Unione europea non ha saputo correggere gli effetti distorsivi di una Politica agricola che, pagata con i soldi dei cittadini europei, ha favorito un ristretto numero di grandi aziende agricole intensive a discapito dei produttori estensivi, più sensibili al rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della biodiversità, come molti produttori biologici o biodinamici. Una Pac che, così com’è formulata ora, contribuisce alla perdita di biodiversità e habitat naturali, al cambiamento climatico, al degrado del paesaggio, all’erosione del suolo, alla scarsità d’acqua, così come all’inquinamento delle acque e dell’aria. Per cambiare in modo radicale la Pac è essenziale che il maggior numero di persone e associazioni facciano sentire la loro voce per chiedere un’altra agricoltura che tuteli la salute delle persone e dell’ambiente vogliamo far sapere alla Commissione europea che il sistema agricolo europeo va cambiato e per questo serve una vera riforma della Pac».

I requisiti essenziali indicati dalle associazioni per la prossima riforma della Pac sono 4: «La riforma dovrà essere: giusta per gli agricoltori, i lavoratori salariati agricoli e le comunità rurali; sostenibile per l’ambiente e il paesaggio, per avere acqua pulita, un suolo fertile, per rispettare il benessere degli animali e garantire la tutela della natura; sana per il nostro cibo e per il benessere di tutti; responsabile per proteggere il futuro del pianeta e del clima, per un’agricoltura veramente sostenibile a livello globale».