Castagne, in Toscana il primato della qualità ma i raccolti crollano a picco

Coldiretti: «Produzione dimezzata in Toscana. Clima, cinipide e ungulati le cause»

[31 ottobre 2013]

Da sempre le castagne sono state un prodotto caratterizzante l’economia agricola della Toscana. Hanno costituto un fondamentale elemento di reddito per le imprese e – specialmente in passato – di sostegno  per la sopravvivenza delle famiglie. Molti dei prodotti tradizionali regionali censiti ancora oggi derivano da castagne; marroni e farine e rappresentano alcune delle eccellenze gastronomiche della Toscana come il castagnaccio, la marocca di Casola, la pattona di Comano così come molti piatti della tradizione, dalle caldarroste al castagnaccio.

Ancora oggi la Toscana conferma il primato della qualità con ben 5 tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo, ma purtroppo il raccolto 2013 sarà ancora magrissimo. Secondo Coldiretti che ha fornito un primo quadro sulla base della previsioni dell’Associazione nazionale Città del Castagno, quest’anno si registreranno raccolti dimezzati con perdite di prodotto, in alcune aree, fino al 60%, anche se andrà meglio rispetto allo scorso anno dove il crollo aveva raggiunto perfino il 90%.  «Ad incidere sulla mancanza del prodotto- hanno spiegato Coldiretti e Associazione nazionale Città del Castagno –  sono stati la piovosità prolungata in primavera, durante la fioritura dei castagni, con dilavamento del polline e difficoltà nella allegazione, conseguente ritardo nella formazione dei frutticini unita ad un’estate calda con continua ventilazione di venti da Nord (tramontana) con disidratazione dei ricci, e rallentamento nell’ingrossamento degli stessi.

Inoltre l’annata è stata caratterizzata – hanno aggiunto  Coldiretti e Associazione nazionale Città del Castagno – da un forte sfarfallamento della Cydia del castagno (Pammene fasciana) che ha contribuito alla caduta precoce di parte dei piccoli ricci. Infine ad incidere sull’annata di passione del settore, la presenza fuori controllo degli ungulati: cinghiali, caprioli e cervi che si cibano delle poche e buone castagne cadute a terra». In conseguenza, la ridotta produzione locale ha provocato la massiccia importazione di prodotti dall’estero che sono cresciuti del 20% nei primi sette mesi del 2013 dopo che nel 2012 erano praticamente raddoppiate rispetto all’anno precedente e quasi triplicate rispetto al 2010.

«Il risultato – ha precisato Coldiretti – è uno storico sorpasso, con gli italiani che hanno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia e dalla Slovenia. Ecco perché se non si vuole correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città, Coldiretti invita i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili. Meglio allora frequentare le sagre in programma in queste settimane in tutta Toscana dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne».

Dal punto di vista qualitativo arrivano invece conferme sul primato italiano, considerato che ben cinque tipi di castagne hanno ottenuto il riconoscimento europeo: il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina della Lunigiana Dop, l’ultima in ordine cronologico ad essere stata riconosciuta. Nella lista va inserito, tra le eccellenze d’autunno, il miele di castagno Dop della Lunigiana.

Coldiretti chiede attenzione alle Istituzioni e alla politica, affinché si adoperino per la tutela del settore: «Nonostante che la castanicoltura Toscana sia a maggioranza “part time”, la pochezza di produzione ha effetti sull’abbandono dei castagneti da parte dei castanicoltori, con conseguenze disastrose per il mantenimento del territorio, l’integrazione al reddito e alla continuità della sua presenza nei territori marginali e montani. Per queste motivazioni, è necessario che le Istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita per evitare che diventino tutte, incredibilmente, castagne italiane», ha concluso Coldiretti.