Previsto un calo della raccolta fino al 90%. Danni per 50 milioni di euro

Castagne, pioggia e cinipide ridurranno il raccolto 2014 al minimo storico

Mai così a rischio uno dei prodotti simbolo della cultura alimentare regionale

[14 ottobre 2014]

Stagione disastrosa per il castagno toscano. Piogge, condizioni climatiche molto sfavorevoli e cinipide galligeno ridurranno fino al 90% la raccolta che scenderà quest’anno al minimo storico, ben al di sotto quindi delle 24mila tonnellate, fra marroni e castagne, che i nostri boschi ci regalavano ogni autunno.

A rischio, per la prima volta, uno dei prodotti simbolo della cultura alimentare toscana che può vantare cinque tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo: il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina della Lunigiana Dop a cui dobbiamo aggiungere il Miele di Castagno Dop della Lunigiana che ha subito medesima sorte. Oltre ed una miriade di ricette tradizionali, dal castagnaccio alle caldarroste.

La stagione agricola 2014 si conferma “nerissima” con le principali produzioni messe in difficoltà da una serie incredibile di eventi meteo fuori stagione che hanno danneggiato i raccolti e compromesso la capacità economica delle imprese agricole. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti Toscana sul crollo produttivo dell’alimento che Giovanni Pascoli chiamava “l’italico albero del pane” che apre le porte del mercato italiano, già fortemente influenzato negli anni passati, alle castagne provenienti dell’estero. Secondo Coldiretti il back out del castagno produrrà un danno alla filiera per la mancata vendita del prodotto di 40/50milioni di euro con diversi migliaia di posti di lavoro che non potranno essere creati e con molte aziende non riusciranno a produrre il reddito minimo indispensabile per sopravvivere.

«E’ necessario – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – attivare per le aziende agricole della filiera del castagno indennizzi compensativi in attesa che l’antagonista della vespa killer faccia il suo dovere. Fino a che i castagni non torneranno produttivi la continuità della castanicoltura è a rischio». L’appello arriva anche dal Mugello, dove si raccoglie e si commercializza il Marrone Igp, e dove il danno è stato stimato in 8-10 milioni di euro. «Per molte delle 100 aziende che aderiscono al Consorzio – spiega Emanuele Piani, Presidente del Consorzio del Marrone del Mugello Igp – questa sarà la secondo, se non la terza stagione senza raccolto. Resteranno chiusi i 3 centri di confezionamento e commercializzazione del Consorzio con ripercussioni su tutta la filiera: non ci sono le condizioni per aggredire la grande distribuzione. E noi vogliamo garantire un prodotto all’altezza delle aspettative e del nome». La favola del Marrone del Mugello Igp aveva preso una bella direzione con importanti investimenti da parte delle aziende ed il ritorno dei giovani, ma «il rischio – prosegue – è l’abbandono dei castagneti che con tanta fatica abbiamo riportato a regime».

Per le castagne la riduzione è dovuta – spiega Coldiretti – all’andamento climatico sfavorevole con l’eccesso di precipitazioni ma anche alla strage provocata dagli attacchi dell’insetto killer “Cinipide galligeno del castagno” arrivato in Italia dalla Cina e che da alcuni anni sta decimando i raccolti. Primi segnali incoraggianti dopo il lancio dell’antagonista, il Torymus sinensis, arrivano da più parti ma servirà ancora tempo per debellare il cinipide. A complicare la situazione si sono aggiunti quest’anno una serie di serie imprevedibile di “microscopici” inconvenienti come la “fersa” ed altre malattie incentivate proprio dalle condizioni meteo. Lo conferma anche l’Associazione Nazionale Città del Castagno che sta monitorando tutti i territori: «La situazione è grave. Non c’è prodotto»

Il taglio dei raccolti italiani ha favorito – continua Coldiretti – le importazioni che sono quasi raddoppiate: i consumatori avranno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia e dalla Slovenia. Il rischio infatti è che per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura le castagne importate vengano spacciate come nazionali mettendo a rischio anche le produzioni locali sopravvissute fino ad ora.

Per queste motivazioni – sostiene la Coldiretti, è necessario che le Istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita per evitare che diventino tutte, incredibilmente, castagne italiane. Se non si vuole correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città, la Coldiretti invita i consumatori a prestare attenzione alla qualità e  suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili. Meglio allora frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica o le sagre in programma in questi giorni in tutta Italia dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità, oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne.

di Coldiretti Toscana