Coldiretti: all’Isola d’Elba comandano i cinghiali, anche in spiaggia

Duro intervento degli agricoltori contro la decisione della Regione Toscana di dichiarare l’Elba area vocata per il cinghiale

[9 agosto 2018]

Dopo il durissimo attacco di Legambiente Arcipelago Toscano alla Regione Toscana per aver istutito “aree vocate al cinghiale” praticamente in tutte le aree esterne al parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, contro la decisione della Regione arriva un forse ancor più duro attacco da parte della più grande  associazione degli agricoltori Coldiretti, che sull’isola è praticamente l’unica rappresentante del mondo agricolo.

In una nota Coldiretti denuncia che «All’Isola d’Elba – ed anche in spiaggia – ormai comandano i cinghiali. A ratificare il dominio della specie, alcuni giorni fa, è stata la Regione Toscana che ha deciso, nonostante le sollecitazioni e la contrarietà delle aziende agricole che da anni subiscono danni alle coltivazioni, di “lasciare tutto come è”. L’Isola d’Elba è e resta una zona vocata al cinghiale nonostante si tratti di una specie importata negli anni ’70 cresciuta a dismisura, come nel resto della Toscana, a purtroppo colpevole di razzie nei campi e di molti episodi che hanno messo a rischio la sicurezza di residenti e turisti».

Guido Allori, Presidente di sezione di Coldiretti dell’Elba, sottolinea: «Qui comandano i cinghiali gli agricoltori ed i residenti vengono in secondo piano. Le revisioni apportate alla nuova mappatura della Regione Toscana dimenticano le imprese agricole e turistiche che in questi anni hanno pagato un prezzo altissimo a causa della presenza fuori controllo di orde di cinghiali che si spingono fino agli abitati, fino in spiaggia tra i bagnanti e le dune».

Gli agricoltori non nascondono la loro irritazione verso la maggioranza in Consiglio regionale che ha approvato le “zone vocate al cinghiale” con i voti contrari di Si –Toscana a Sinistra, M5S e Lega, ed evidenziano che «La Regione Toscana ha deciso di lasciare tutto come è attualmente perché nelle aree non vocate non ci sarebbero, a detta dei relatori della commissione, gli strumenti efficaci di rimozione della specie. Ma ha fatto anche di più: sono state considerate non soggette a danni, alcune tipologie di coltivazione che subiscono spesso danneggiamenti o non possono essere regolarmente coltivate a causa di una consistente presenza degli ungulati (prati stabili, oliveti, colture temporanee associate a colture permanenti, pascoli naturali)».

Allori conclude: «Le richieste delle imprese agricole sono state disattese. Registriamo troppe incongruenze ed il solito valzer delle responsabilità per non cambiare niente e lasciare tutto come era prima. Qui vige ora la dittatura del cinghiale. Quando leggo che non ci sono gli strumenti di prelievo efficace mi viene da ridere: è un assist ai cacciatori che qui troveranno sempre esemplari da cacciare. Nel frattempo, l’agricoltura ed il turismo, che creano occupazione e reddito sull’isola, continuano a soffrire e chiudere anche a causa della presenza di una specie invasiva che distrugge coltivazioni e produce rischi anche per la salute e la sicurezza».