Coldiretti: il Ceta è un incubo anche per la Toscana

Oltre 120 comuni toscani hanno detto no. Regalo alle lobby agro-alimentari, svendita del made in Ital

[21 settembre 2017]

Il Comprehensive economic and trade agreemen (Ceta), l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, da oggi in vigore in via “provvisoria”, non piace per niente al presidente di Coldiretti Toscana Tulio Marcelli: «Questo accordo abbatte dazi a danno delle nostre produzioni ed istituisce il super-dazio pagato da tutti i cittadini europei a favore delle multinazionali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione. Gli effetti sono pesantissimi su trasparenza nell’informazione al consumatore e ricadute sanitarie e ambientali Non è mai accaduto che  in un trattato internazionale si legittimasse la pirateria alimentare, permettendo a pessime imitazioni di sfruttare i nomi delle tipicità eccellenti del Made in Italy».

Nei mesi scorsi Coldiretti Toscana ha dato vita, insieme alle associazioni della coalizione StopCeta, a una forte azione sul territorio di sensibilizzazione e divulgazione degli effettivi contenuti del trattato, con un coinvolgimento capillare delle realtà locali sensibilizzando le istituzioni partendo dal Consiglio Regionale fino ai più piccoli comuni. «E le risposte non sono mancate – sottolinea l’associazione agricola –  oltre 120 Comuni toscani hanno già deliberato, o gli atti sono in itinere, e diversi sono i consorzi di tutela che, come il Pecorino Toscano, il Pecorino delle Balze volterrane, il Marrone del Mugello, solo per citarne alcuni,  hanno voluto assicurare  il loro sostegno all’azione di Coldiretti & C».

Marcelli spiega che «Obiettivo della nostra azione è sensibilizzare i decisori per un esame approfondito dell’accordo che presenta aspetti controversi ed effetti dirompenti sull’ordinamento democratico, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’occupazione, il settore agricolo e agroalimentare, i diritti dei consumatori e dei lavoratori, il settore dei servizi, il principio di precauzione, la salute e l’ambiente».

Il confronto promosso da Coldiretti, fin dall’inizio della mobilitazione, ha coinvolto i mssimi livelli politici regionali con incontri con il presidente della Regione  Enrico Rossi, il sindaco di Firenze Dario Nardella ed il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani.

IL direttore di Coldiretti Toscana, Antonio De Concilio, sottolinea: «Sebbene l’accordo autorizzi l’accesso al mercato canadese  di 171 prodotti ad indicazione geografica dell’Ue tra cui figurano 41 nomi italiani (rispetto alle 289 denominazioni Made in Italy registrate),  queste dovranno coesistere con i marchi canadesi registrati. Ad esempio, il nostro Prosciutto Toscano potrà entrare nel mercato canadese con il suo nome ma sarà venduto assieme ai prodotti d’imitazione canadese. Come del resto il vino Chianti made in Italy che dovrà stare fianco a fianco al Chianti Made in Canada. L’accordo mette a rischio anche le scelte Ue ed italiane su OGM e, indirettamente,  carne ormonizzata. Non siamo pregiudizialmente contrari ai trattati ma occorre che in questi sia riservata alle produzioni agroalimentari una particolare attenzione che ne tuteli la distintività e possa garantirne la salubrità, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori. Inoltre, il Ceta non elimina l’ambiguità con cui vengono trattate  le indicazioni geografiche italiane su quei mercati al contrario interviene  a vantaggio di quel 90% dei formaggi di tipo italiano consumati in Canada di produzione locale. Poi ci preoccupa in modo particolare la situazione del grano duro italiano, che rischia ulteriori penalizzazioni perché con il Ceta  si  favorisce l’azzeramento strutturale dei dazi e si aumenta il contingente importato in Italia dal Canada, dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Sono questi i motivi che ci hanno imposto di avviare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei decisori. E’ per questo che abbiamo chiesto la massima riflessione a tutti i livelli istituzionali ed abbiamo apprezzato la sensibilità dimostrata da quelle istituzioni che hanno accolto pienamente le motivazioni e le posizioni di Coldiretti, cogliendo così l’enorme delicatezza di questa materia  per cittadini, imprenditori agricoli e l’intera filiera dell’autentico made in. Ci rammarichiamo che non tutti, e con la dovuta intensità, hanno capito questo, assumendo posizioni più di facciata che di sostanza».