Per combattere i cambiamenti climatici, l’Africa deve coltivare le specie agricole tradizionali

In molte aree non sarà più possibile coltivare il mais. Le alternative sono miglio, sorgo e manioca

[10 aprile 2018]

La Fao ha invitato i Paesi africani a «ricorrere alle colture tradizionali per lottare contro i cambiamenti climatici».

Durante una conferenza stampa a Nairobi, Wilson Ronno, responsabile colture della Fao in Kenya  ha detto che «L’Africa sub-sahariana, a causa dei cambiamenti climatici,  rischia, secondo gli studi, di perdere una porzione importante  delle sue terre arabili nei prossimi decenni». Dopo aver fatto visita alla  Kenya agricultural and livestock research organization, Ronno ha sostento che «L’Africa dovrebbe adottare e promuovere la coltura del sorgo, del miglio, della manioca e dei legumi indigeni perché potrebbero aiutare il continente a lottare contro i cambiamenti climatici grazie alla loro resistenza alla siccità».

Dei funzionari della Fao sono attualmente in visita in Kenya  per esaminare dei progetti che hanno ricevuto aiuti finanziari dal Benefit Sharing Fund che hanno l’obiettivo di aumentare il numero di colture alimentari prodotte dagli agricoltori kenioti.

Ronno ha sottolineato che «La quantità di terre adatte alla coltivazione di uno dei prodotti alimentari di base dell’Africa, cioè il mais, è condannata a diminuire perché i cambiamenti climatici sono ormai una realtà. Il continente dovrà assicurare la resilienza ai cambiamenti climatici rivolgendosi alle colture tradizionali che sono state trascurate».

L’alto funzionario della Fao ha evidenziato che «Il miglio e il sorgo saranno una fonte di alimentazioni in futuro, quando le temperature aumenteranno e quando il mais non potrà più crescere così bene»

Secondo Ronno, «La coltivazione e il consumo delle specie indigene sonno declinati a causa dell’urbanizzazione crescente e della trasformazione degli stili di vita. Nella misura in cui l’economia africana si sviluppa, la popolazione urbana tende a rivolgersi verso gli alimenti stranieri e ad allontanarsi dai prodotti indigeni. Di conseguenza, gli agricoltori non sono più incentivati a coltivare le specie tradizionali come il sorgo e il miglio».

Ma a quanto pare il cambiamento climatico riporterà queste specie nei campi e gli africani (e probabilmente non solo loro) dovranno riscoprirle e ricominciare a mangiarle, proprio come abbiamo fanno noi con molte specie “povere” che erano scomparse dalle nostre tavole e che ora magari sono diventati costosi prodotti di nicchia.