Come combattere la fame con l’agroecologia e il commercio equo

Il caso del cacao e quello del caffè in Ecuador spiegati da Cospe, che coordina un progetto nell’area

[29 giugno 2016]

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Non sono alimenti fondamentali per la nostra sopravvivenza, ma il cacao e il caffè sono “piaceri” universalmente riconosciuti che, in alcuni casi, possono garantire addirittura la “sicurezza alimentare”.

Questo poiché, pur non essendo prodotti completi dal punto di vista nutrizionale, permettono a molte famiglie di aumentare il proprio reddito per poter far fronte all’acquisto di alimenti fondamentali per una dieta idonea. In questo modo si garantisce la sovranità alimentare anche in zone in cui le condizioni climatiche non permettono l’autoproduzione.

È il caso della costa dell’Ecuador, troppo calda e umida per permettere la produzione di ortaggi e dove la cultura tradizionale culinaria propone una dieta povera di verdura. Quest’area è estremamente povera: oltre il 94% degli abitanti non riesce a soddisfare le proprie necessità di base.

In queste zone si producono però tra le migliori qualità di cacao e caffè esistenti al mondo, colture che potrebbero arricchire le popolazioni locali ma che sono minacciate da un’agricoltura poco sostenibile e una distribuzione iniqua delle risorse: nelle produzioni del cacao ecuadoriano questi squilibri risultano molto evidenti: basti pensare che l’88% dei produttori di cacao sono considerati “piccoli agricoltori” e detengono solamente il 41% dei terreni, a discapito del restante 59%, che è in mano al 12% dei grandi agricoltori.

Questa è solo una delle problematiche dei piccoli agricoltori ecuadoriani: la maggioranza dei produttori non è legalmente proprietaria della terra che coltiva, fattore che comporta ulteriori difficoltà di accesso a servizi pubblici e finanziari. Inoltre in questa zona le produzioni di caffè e cacao sono impoverite a causa di una qualità scadente dei processi produttivi e di post raccolto che rendono difficile l’accesso al mercato.

Per questo Cospe, con il progetto Cacao Correcto ha deciso di intervenire in queste aree: «In Ecuador cacao e caffè sono prodotti d’eccellenza, che difficilmente rimangono nel mercato locale. Ma non è detto che per fare l’eccellenza ci vogliono le multinazionali, e questa per Cospe è una bella sfida – Ci racconta Fabio Scotto, coordinatore del progetto – Cospe con questo progetto lavora su vari fronti, per ottenere il maggior guadagno al minimo sforzo in maniera sostenibile e gestibile, senza monoculture e senza chimici, utilizzando l’agroecologia per creare dinamiche che contribuiscono all’arricchimento dei suoli e la salvaguardia della biodiversità esistente».

L’obiettivo è quello di valorizzare gli aspetti ecologici e di giustizia sociale: «L’ampia adattabilità di queste colture permettono una produzione ecologicamente sostenibile, che contribuisce alla conservazione del suolo», sottolinea il coordinatore Cospe. E l’importanza dei piccoli agricoltori si evince anche nell’eccellenza del prodotto: grazie all’agroecologia si riesce a recuperare varietà tradizionali sia di caffè che di cacao, che altrimenti andrebbero perse.

«C’è inoltre un’ importanza socio-economica delle due filiere – conclude Fabio – in quanto di queste produzioni beneficiano non solo le famiglie di agricoltori ma tutti gli attori coinvolti, perché l’intermediazione, non è solo in mano a multinazionali o grandi intermediari: ci sono numerose famiglie “normali” che lavorano nella catena, e che sviluppano le filiere e l’economia locale». Basti pensare che il progetto dà posti di lavoro a 2’480 famiglie.

di Cospe per greenreport.it