I rendimenti delle coltivazioni di grano dipendono per il 40% dai cambiamenti climatici

In Francia più alto il rischio umidità, nel Mediterraneo quello siccità

[5 luglio 2017]

Lo studio “Wheat yield loss attributable to heat waves, drought and water excess at the global, national and subnational scales” pubblicato su  Environmental Research Letters Matteo Zampieri, Andrea Toreti  e Frank Detner del Joint Research Centre  propone un nuovo approccio per l’identificazione degli impatti dei cambiamenti climatici e meteorologici estremi sulla variabilità della produzione di grano globale e regionale.

Lo studio ha analizzato l’effetto del caldo e delle anomalie idriche sulle perdite dei  raccolti durante un periodo di 30 anni.

Il Jrc spiega che Zampieri, Toreti e Detner  «Hanno studiato l’importanza relativa dello  stress da caldo e della siccità sulla produzione di grano tra il 1980 e il 2010. Hanno sviluppato un nuovo Combined Stress Index al fine di comprendere meglio gli effetti di eventi concorrenti di caldo e di stress idrico».

Secondo lo studio, «Lo stress da caldo in concomitanza con la siccità o con un eccesso di acqua può spiegare circa il 40% delle variazioni dei rendimenti del grano da un anno all’altro».

Il Jrc sottolinea che si tratta di «Una scoperta che è in contrasto con la percezione comune: In diversi Paesi, l’eccesso di acqua colpisce la produzione di grano più della  siccità. Precipitazioni eccessive e una maggiore copertura nuvolosa, in particolare durante le fasi sensibili di sviluppo del raccolto, sono tra le principali cause del calo delle rese, in quanto aiutano i parassiti e le malattie a proliferare e rendono più difficile per le piante ottenere l’ossigeno e la luce di cui hanno bisogno».

Uno caso di studio specifico è stato realizzato  a livello subnazionale in Francia, dove è stato scoperto che il grano è più sensibile alle condizioni eccessivamente umide. In altri Paesi, lo stress da caldo e la siccità sono i fattori predittivi più importanti per le perdite del  raccolto. Per esempio, nei paesi del Mediterraneo, la siccità ha sulla produzione di grano un effetto negativo maggiore dello stress da caldo

Nel 2010, il grano ha contribuito al 20% di tutte le calorie consumate dagli esseri umani  in tutto il mondo,  ha quindi un ruolo importante nella sicurezza alimentare mondiale e alcuni Paesi ne sono particolarmente dipendenti. «Mentre il cambiamento climatico sta aumentando la durata, frequenza e la gravità degli eventi meteorologici estremi – dicono i ricercatori – è diventato sempre più urgente per identificare i loro effetti e fornire un allarme preventivo, al fine di garantire la stabilità del mercato e la sicurezza alimentare globale. Questo studio aiuta a capire meglio il ruolo dei fattori climatici nella produzione di grano e nelle anomalie dei rendimenti globali. Mostra, per la prima volta, l’effetto dei singoli eventi estremi e il loro impatto su particolari fasi di sviluppo della coltura (per esempio, l’effetto della siccità durante i periodi di sviluppo chiave come la fioritura e la produzione di semi)».

Il team del Jrc evidenzia che «Rispetto agli approcci precedenti, ll Combined Stress Index ha il vantaggio di essere in grado di calcolare l’effetto delle singole anomalie climatiche sulla produzione totale del raccolto a livello globale e regionale. Inoltre, offre uno strumento semplice e pratico per calcolare le anomalie nel rendimento utilizzando previsioni climatiche e proiezioni stagionali, consentendo così un miglioramento degli studi di adattamento e delle strategie di attenuazione da realizzare. Il modello rappresenta in modo esplicito gli effetti della temperatura e delle variazioni (positive e negative) dell’umidità del suolo sulle fluttuazioni della produzione del grano a livello mondiale e regionale.