Contro la crisi del latte in Toscana ecco un protocollo in difesa del comparto ovi-caprino

Oggi la Firma a Firenze tra la Regione e i soggetti del tavolo di filiera: in tutto 3 milioni di euro a sostegno del settore

[13 Febbraio 2019]

Il comparto ovi-caprino toscano conta circa 1000 aziende e produce circa 550mila quintali di latte all’anno: si tratta dunque di un comparto assai rilevante per l’economia delle campagne locali, oltre a rappresentare un rilevante presidio socio-economico e ambientale dei territori toscani. Un comparto che però adesso, sulla scia della protesta dei pastori sardi, teme – come già avvenuto in passato – ripercussioni sull’altra sponda del Tirreno: come osservano gli agricoltori della Cia in Sardegna i bassi prezzi pagati ai produttori di latte (50-60 centesimi al litro) rischiano di causare l’abbandono degli allevamenti in molte zone rurali, e c’è «forte preoccupazione – argomenta il presidente Luca Brunelli – sulle ripercussioni che la situazione potrà avere nelle altre due regioni italiane, Toscana e Lazio, dove la zootecnia ovicaprina è uno dei settori trainanti dell’economia locale».

Un rischio contro il quale la Regione Toscana è scesa oggi in campo firmando un protocollo d’intesa per potenziare il comparto ovi-caprino da latte, siglato oggi a Firenze da tutti i soggetti che fanno parte del tavolo di filiera attivato dalla Regione: organizzazioni professionali agricole, le centrali cooperative,  i Consorzi di tutela delle denominazioni d’origine protetta dei formaggi e i caseifici operanti in Toscana.

La Regione mette dunque sul piatto 2 milioni di euro: 700 mila dedicati alla promozione dei prodotti  sui mercati nazionali e internazionali – con un’attenzione particolare ai formaggi ovini a denominazione di origine protetta, come il pecorino toscano Dop e quello delle balze volterrane Dop –, e gli altri 1,3 milioni di euro messi direttamente a disposizione degli allevatori per dare risposta ai loro problemi: perdita di produzione a seguito di attacchi di predatori, aiuti per l’acquisto di animali riproduttori iscritti nei libri genealogici, investimenti nelle aziende zootecniche finalizzati a una corretta gestione del pascolo, utilizzo sostenibile delle risorse e alla conservazione del paesaggio; cifre a cui si aggiunge poi un altro milione di euro che la giunta ha recentemente deliberato per i danni da predatori. Con la firma del protocollo la Regione si impegna infine a presentare alla Commissione Ue, in occasione della proposta di modifica del PSR 2014-2020, l’integrazione di alcune misure agro-climatico-ambientali e – in caso di esito positivo del negoziato – sostenendo dunque le relative modifiche al piano finanziario del programma per garantire un’adeguata copertura alle misure indicate, dall’adeguata remunerazione per la coltivazione di leguminose poliennali destinate all’allevamento ai miglioramenti di pascoli e prati-pascolo a finalità ambientali.

«Il nostro – spiega il presidente della Regione, Enrico Rossi – non sarà sicuramente un intervento risolutivo. Però il problema lo abbiamo affrontato cercando di sostenere il settore con questo provvedimento. Assegniamo risorse, per ora tutte regionali, per la promozione, per aiutare la commercializzazione del prodotto e per rilanciare e potenziare il settore. La tenuta idrogeologica, la cura del paesaggio, insomma l’equilibrio complessivo del territorio, devono molto alla pastorizia. La pastorizia in tanti territori rappresenta l’ultimo presidio umano e merita di essere sostenuta e non strozzata da prezzi che non ripagano neppure i costi e la fatica del lavoro. Abbiamo coinvolto consorzi e associazioni – ha aggiunto Rossi – La Toscana il proprio contributo lo sta dando; ci auguriamo che altrettanto faccia il governo. Ho inviato una lettera al ministro Centinaio perché il problema non riguarda solo la Sardegna, particolarmente colpita in questa fase. Attendiamo un provvedimento analogo al nostro e auspichiamo che altrettanto possano fare altre Regioni. Parallelamente abbiamo chiesto all’Europa di rivedere il nostro piano di sviluppo rurale per potenziare le risorse da assegnare a questo settore. La Toscana vuole aiutare la pastorizia e le aziende del settore perché significano lavoro e presidio del territorio che non possiamo permetterci di perdere. E vogliamo essere invitati al tavolo nazionale dal quale ci attendiamo risposte concrete».

«A fronte del dilagare della protesta dei pastori, che vede la Sardegna al centro di vivaci contestazioni, che si allargano anche a Lazio e Toscana, Coldiretti ritiene l’atto sottoscritto oggi – commenta Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana – un segnale di grande coerenza con gli impegni assunti nei mesi passati che hanno portato la Giunta Regionale, grazie all’impegno del presidente Enrico Rossi e dell’assessore Marco Remaschi a fare scelte per rilanciare il settore ovino da latte della Toscana, attraverso il sostegno  dell’intera filiera, anche con la promozione dei formaggi sui mercati internazionali».

Complessivamente quello toscano è «un accordo molto positivo – aggiunge Brunelli – per il comparto ovino nella nostra regione. Per quanto concerne il protocollo che abbiamo sottoscritto è necessario garantire l’impegno dei trasformatori a ritirare tutta la produzione toscana ed a non abbassare il prezzo di acquisto del latte rispetto al 2018. Sviluppare quindi la progettualità di filiera per remunerare adeguatamente il latte alla stalla e per valorizzare l’intera produzione casearia derivante con latte toscano (anche i formaggi freschi). Inoltre – conclude Brunelli – implementare il disciplinare di produzione del Pecorino Dop Toscano ricomprendendo anche i formaggi non stagionati».