Crisi, agricoltura in controtendenza in Italia: nel primo trimestre 2013 segnali di ripresa

[11 giugno 2013]

Gli ultimi dati sul Prodotto interno lordo relativi al primo trimestre dell’anno diffusi dall’Istat presentano una sorpresa: la tenuta dell’agricoltura. Nonostante tutto, maltempo compreso, il settore agricolo è infatti contrassegnato da segni positivi che evidenziano una controtendenza rispetto all’andamento generale degli altri settori produttivi.

Infatti il Pil italiano cala per il settimo trimestre consecutivo, con una conferma del crollo della domanda interna ma ora anche della discesa dell’export, che non registrava riduzioni dal lontano 2009. «L’unica nota positiva, in un quadro recessivo sia per l’industria che per servizi e costruzioni, arriva dall’agricoltura- ha dichiarato il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori), Giuseppe Politi- il valore aggiunto del settore primario, infatti, cresce sia a livello congiunturale (+4,7 per cento) che tendenziale (+0,1 per cento). Questo vuol dire che, nonostante tutti i problemi che condizionano il comparto, dai costi produttivi record ai danni del maltempo sulle campagne, l’agricoltura riesce a svolgere una funzione “anticiclica” e a garantire, in assoluta controtendenza rispetto all’andamento generale, produttività e occupazione».

I dati rilevano come l’agroalimentare sia l’unico settore produttivo che continua a incrementare le vendite sui mercati stranieri: nei primi tre mesi del 2013 le esportazioni sono aumentate del 6,6 per cento in valore, sintesi del +6,9 per cento dei prodotti agroalimentari e del +5,4 dei prodotti agricoli. Inoltre tra gennaio e marzo il settore primario è stato anche l’unico ad assumere (+0,7 per cento), con addirittura un +12% al Centro e un + 2% al Nord Italia. «In più l’agricoltura riesce ad aprire nuovi sbocchi d’impresa anche per le categorie più deboli, come le giovani donne del Mezzogiorno, dove la disoccupazione sfiora il 50 per cento- ha aggiunto il presidente Cia- Oggi sono 44.128 le aziende agricole con a capo una donna di età compresa tra i 18 e i 40 anni, pari al 15,4 per cento, e percentuali più alte della media si riscontrano proprio al Sud (17 per cento), dove si trova quasi la metà delle imprese (20.369) condotte da donne ‘under 40’. Anche a livello di manodopera femminile, su un totale di 406 mila occupate nel settore, il 70 per cento è rappresentato proprio dalle lavoratrici della terra in Puglia, Calabria, Campania e Basilicata».

A fronte di questi dati la Cia chiede ora un supporto serio al Governo Letta, visto che l’agricoltura può rappresentare un settore trainante per l’uscita dalla crisi specialmente se si punta alla produzione di qualità e ai servizi territoriali che un’agricoltura moderna volta alla multifunzionalità deve offrire. «Per tutti questi motivi, ora chiediamo alla politica di investire sul serio sull’agricoltura, dopo averla lasciata nell’angolo per anni, perché può rappresentare davvero un volano per la ripresa dell’economia. E un segnale importante di fiducia che il governo può darci riguarda l’Imu, annunciando, dopo la sospensione della rata di giugno, la sua cancellazione per terreni agricoli e fabbricati rurali. Perché non si possono tassare strumenti e luoghi di lavoro come fossero patrimoni improduttivi, tanto più in un momento in cui l’agricoltura è l’unico settore che riesce a produrre lavoro e ricchezza», ha concluso Politi.