Dai broccoli alle fragole, dalla Coldiretti la black list dei cibi più contaminati sulle nostre tavole

Su un totale di 2.967 irregolarità segnalate il 15% riguarda prodotti cinesi. I prodotti italiani tra i più sicuri

[21 aprile 2016]

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Al Palabarbuto di Napoli la Coldiretti ha presentato ieri la “Black list dei cibi più contaminati”, un dossier che riassume le analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015 sui residui dei fitosanitari in Europa. La poco onorevole conquista del primo posto in classifica spetta ai prodotti in arrivo dalla Cina: secondo una elaborazione della Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti, anche nel 2015 la Cina ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea. Su un totale di 2.967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa, ben 386 (il 15%) hanno riguardato il gigante asiatico, che in Italia nello stesso anno ha continuato ad incrementare l’export agroalimentare (il concentrato di pomodoro è praticamente quintuplicato, +379%).

Con il 92% dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici (è stata trovata la presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben), snocciolano dalla Coldiretti, sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità (qui i problemi derivano da Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide) e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10 (contiene Carbendazim, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno).

Nella classifica dei prodotti più contaminati elaborata alla Coldiretti ci sono però anche le melagrane dall’Egitto che superano i limiti in un caso su tre (33%), ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance; con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli vengono anche dal peperoncino della Thailandia e dai piselli del Kenya contaminati in un caso su dieci (10%), mentre è risultato irregolare anche il 15% della menta del Marocco. Cambiando continente, i problemi – continua la Coldiretti – riguardano anche la frutta dal Sud America come i meloni e i cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin.

«Occorre rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri – è il commento del presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo –Bisogna liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale, ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini».

L’agricoltura italiana – sottolineano con gioco facile dalla Coldiretti – oltre a poter vantare 281 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto alla coltivazione degli Ogm (ampiamente diffusi però nei mangimi per animali) e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%).