Dalla terra di nascita del vino nuove varietà per coltivazioni più sostenibili

La ricerca coordinata dall’Università Statale di Milano apre ora la strada all’impiego di meno prodotti chimici, la principale fonte di inquinamento ambientale del comparto

[21 agosto 2018]

I rapporti tra l’uomo e le piante inebrianti si perdono nella notte dei tempi, e per quanto riguarda una particolarmente radicata nella nostra struttura socio-culturale – ovvero l’uva da vino – dobbiamo molto al Caucaso. Le più recenti ricerche archeologiche in materia fissano infatti a 8000 anni fa le prime tracce di vinificazione in Georgia, con uno spostamento di 600-1000 anni indietro rispetto a precedenti ritrovamenti (in particolare in Iran). Ma il debito del vino verso il Caucaso potrebbe non esaurirsi qui: una nuova scoperta apre ora la strada alla costituzione di varietà di vite più forti e alla riduzione dell’impiego di prodotti chimici.

I risultati di una ricerca dell’Università Statale di Milano, appena pubblicati su Scientific Reports del gruppo Nature, dimostrano infatti che il germoplasma di vite di provenienza georgiana possiede caratteristiche uniche in termini di resistenza alle malattie e in particolare alla malattia più importante della vite, la peronospora.

«La pubblicazione – spiegano le ricercatrici dell’Università Statale Silvia Toffolatti e Gabriella De Lorenzis, che hanno coordinato la ricerca – deve considerarsi uno dei più importanti risultati ottenuti dalla collaborazione ultradecennale nel campo della tutela e valorizzazione delle risorse genetiche della vite intrapresa in più progetti internazionali, tra i quali la COST action FA1003 (East-West Collaboration for Grapevine Diversity Exploration and Mobilization of Adaptive Traits for Breeding) coordinata dal prof. Osvaldo Failla (DiSAA) tra il 2010 e il 2014. I risultati ottenuti, inoltre, si inquadrano nell’ambito delle ricerche svolte presso il DiSAA per trovare soluzioni adatte a vincere le sfide della moderna viticoltura (sostenibilità e cambiamento climatico) e che attualmente vertono sulla ricerca di varietà in grado di difendersi da altre fitopatie, in alcuni casi, incurabili».

In particolare, la scoperta apre ora la strada alla costituzione di varietà di vite resistenti alla malattia e contemporaneamente adatte a produrre vini di qualità: secondo la Statale di Milano esse contribuiranno alla riduzione dell’impiego di prodotti chimici antiperonosporici i quali, ad oggi, rappresentano la fonte principale di inquinamento ambientale del comparto.