Premiato un prodotto 100% naturale made in Italy che allunga la conservazione naturale della frutta

Demetra: stop allo spreco alimentare ortofrutticolo, senza Ogm e prodotti chimici

Un terzo del cibo mondiale sprecato. L’Italia tra i Paesi più virtuosi. I più spreconi soni i sauditi

[10 maggio 2017]

Fondazione Barilla e Fondazione Thompson Reuters, che  hanno dedicato un evento alla lotta allo spreco di cibo e presentato a Londra il Food Sustainability Media Award, premio internazionale destinato alle storie giornalistiche che affrontano – e provano a superare – i paradossi del cibo, sottolineano che «Lo spreco di cibo è uno dei principali problemi che le grandi economie si trovano a dover affrontare: da un lato per il contributo negativo in termini di sostenibilità e di impatto ambientale che genera sul Pianeta; dall’altro per il paradosso sociale che nasconde». Secondo stime recenti della Fao, ogni anno viene sprecato un terzo del cibo prodotto in tutto il mondo. La sua carbon footprint è stimata essere di 3.3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, mentre ogni anno 250 km3 di acqua e 1.4 miliardi di ettari di terra  per produrre cibo che non verrà consumato.

Le due fondazioni sottolineano: «Non tutti sanno che l’impronta di carbonio dei rifiuti alimentari corrisponde a 1/3 delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili. Eppure, riducendo lo spreco di cibo nei soli Stati Uniti del 20% in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni serra annuali di 18 milioni di tonnellate! Ma lo spreco di cibo ha un impatto anche sociale che non può essere sottovalutato. Ogni anno 1/3 del cibo del mondo viene sprecato senza arrivare neanche a tavola pur essendo prodotto, perché va a male in azienda, si perde, diventa immangiabile durante la distribuzione o viene gettato via nei negozi alimentari al dettaglio, ristoranti e cucine (fonte WWF). Si parla di circa 4 volte la quantità che sarebbe necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Un’enormità».

Secondo il Food Sustainability Index –realizzato da Fondazione Barilla Center for Fodd & Nutrition (Bcfn) e The Economist Intelligence Unit, in cima alla classifica dei Paesi che devono ancora compiere gli sforzi maggiori nella lotta allo spreco alimentare? In cima alla classifica dei Paesi che devono affrontare le sfide più grandi, su 25 Stati  che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale, c’è l’Arabia Saudita (che spreca 427 Kg di media a persona in un anno), seguita da Indonesia (300kg) ed Emirati Arabi (169 Kg). L’Italia, grazie alla legge del 2016 contro lo spreco alimentare, è tra i Paesi che stanno facendo i passi avanti più importanti, con un nono posto per “cibo perso e sprecato”.

Intanto, proprio dall’Italia arriva una buona notizia: la  start-up Green Code, nata nell’hub della green e circular economy di Trentino Sviluppo, Progetto Manifattura, ha realizzato Demetra, «un prodotto naturale, non sintetico, 100% estratti vegetali che allunga la conservazione naturale della frutta, mantenendone le caratteristiche nutrizionali».

A Trentino Sviluppo evidenziano che «Il prodotto è stato testato per mesi nella conservazione delle mele in Trentino, aumentando notevolmente la durata di vita del prodotto, che rimane più croccante, resistente ai funghi e microbi, con un arresto totale della maturazione».

Emiliano Gentilini, presidente e co-fondatore di Green Code, spiega che «Invece di applicare l’ingegneria genetica, grazie alle biotecnologie oggi è possibile intervenire a livello molecolare sfruttando quanto la natura ha già messo a disposizione in termini di estratti vegetali»,. «Demetra ha mostrato fin da subito risultati straordinari, che potrebbero ridurre dell’80-90% l’incidenza di marcescenze e lo spreco di frutta e verdura su tutti i livelli della filiera. Il trattamento con Demetra, il cui nome è ispirato alla dea greca dell’agricoltura e delle stagioni, si effettua in post-raccolta per immersione o nebulizzazione in maniera rapida e gestibile. I test svolti dal gruppo, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, hanno dimostrato che Demetra è un prodotto totalmente bio, atossico, sicuro per i lavoratori, per i consumatori, e anche per le api».

Oggi Demetra il 10 maggio ha vinto il concorso internazionale “Idee Innovative e Tecnologie per l’Agribusiness”, iniziativa promossa da Unido Itpo Italy, l’ufficio italiano per la promozione tecnologica e degli Investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo ndustriale, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e Seeds & Chips – The Global Food Innovation Summit.

A margine della cerimonia di premiazione tenutasi a Milano all’evento Seeds & Chips, Francesco Guzzonato, responsabile della ricerca e co-fondatore di Green Code, ha spiegato a sua volta che «Hanno considerato Demetra una delle tecnologie ed idee più innovative a livello globale nel settore foodtech e agritech, che possano migliorare la sicurezza alimentare dei Paesi in Via di Sviluppo e delle economie industrializzate»,

Demetra è stato premiato per «la rilevanza nella lotta globale contro gli sprechi alimentari e per essere una soluzione pratica, sostenibile, buona per la salute dell’uomo e per il pianeta. Per gli stessi meriti di Demetra  Green Code si è aggiudicata anche il premio della fondazione Everis, che permette alla startup di accedere così alle finali internazionali di Madrid per i prodotti più sostenibili e di impatto commerciale.

Trentino Sviluppo evidenzia che «Demetra ha anche importanti impatti ambientali positivi. La conservazione naturale della frutta e verdura riduce sensibilmente la conservazione in frigo, riducendo le emissioni e mantenendo le proprietà nutritive della frutta, con maggiori vitamine, maggiore “croccantezza” (per le mele), polpa più soda, meno fisiopatie. Una cella di mele (300 ton) trattata con Demetra risparmia ogni anno energia sufficiente ad alimentare 4.5 appartamenti, e abbatte le emissioni di un ammontare comparabile a quanto prodotto in un anno da 820 auto.

Un grosso successo per una realtà nata in un garage come i vecchi programmatori di computer della Silicon Valley. «Il biohacking infatti è una pratica di analisi biologica fai-da-te, che si prefigge di mettere a disposizione del pubblico i benefici della ricerca» giungono a Trentino Sviluppo.

Guzzonato continua: «Abbiamo appreso dalla natura come agire sulla fisiologia ormonale del frutto climaterico (mele, pere. kiwi, pesche, albicocche, banane, tomato, avocadi, frutta esotica, peperoni, zucchine, ecc), utilizzando gli stessi strumenti a disposizione delle piante. Questo significa intercettare e sfruttare dei meccanismi biologici esistenti in natura e replicarli a grande scala, senza intervenire chimicamente o con prodotti Ogm».

Gentilini conclude: «Stiamo già sperimentando Demetra con importanti realtà del food italiano. La nostra speranza ora è di aprirci ai mercati internazionali nei paesi in via di sviluppo e lavorare attivamente nei progetti di cooperazione internazionale. Grazie al supporto di Progetto Manifattura, l’hub tematico di Trentino Sviluppo, abbiamo potuto realizzare il progetto imprenditoriale che sognavamo da tempo e trovare il supporto e la rete di contatti necessari per arrivare fino al premio dell’Unido, conferma che la realtà che abbiamo costruito con tanto sudore e sacrificio sta trovando la rotta giusta. L’obiettivo ora è crescere e dimostrare che un’altra strada è davvero possibile. Quello che vorremmo ottenere con il nostro lavoro, è la sensibilizzazione delle persone al tema delicato dell’ambiente e il supporto che le scienze possono dare per la tutela dello stesso. Demetra è solo l’inizio di una serie di progetti che Green Code sta sviluppando. Presto arriveremo con nuove idee innovative, nel pieno rispetto della natura e di uno sviluppo sostenibile».