Nuovi studi dimostrano la “sostanziale non-equivalenza”

Troppe differenze tra alimenti Ogm e non, a rischio salute e ambiente

[6 marzo 2014]

Mentre l’Europa fa marcia indietro e il nuovo ministro dell’Ambiente italiano apre agli Ogm, una nuova ricerca (“New GMO Studies demonstrates Substantial Non Equivalence”) di  Eva Sirinathsinghji, dell’Institute of Science in Society  (Iss) di Londra rivela che  «diversi nuovi studi effettuati da scienziati indipendenti dell’industria biotech stanno mostrando evidenti differenze tra gli Ogm e le loro controparti non-Ogm. Questo trasforma in beffa il principio normativo della “sostanziale equivalenza”, che ha facilitato le approvazioni di Ogm praticamente senza tutela della salute pubblica e dell’ambiente».

E’ stata l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ad introdurre nel 1993 il principio della “sostanziale equivalenza” degli Ogm, che afferma che se un nuovo alimento risulta sostanzialmente equivalente ad un prodotto alimentare già esistente, allora può essere trattato allo stesso modo del prodotto già esistente in materia di sicurezza. Questo concetto è servito molto al commercio di prodotti Ogm, permettendo di bypassare facilmente i requisiti normativi che si applicherebbero ai nuovi alimenti e di altri prodotti tra i quali i nuovi composti chimici, prodotti farmaceutici, pesticidi e additivi alimentari, che  richiedono una serie di test tossicologici e possono essere soggetti a limitazioni legali in materia di sicurezza del consumo.

Le agenzie di regolamentazione, comprese quelle molto di manica larga sugli Ogm come US Food and Drug Administration, Canadian Food Inspection Agency  e il ministero per la salute ed il welfare del Giappone, basano le loro norme di sicurezza alimentare per gli Ogm proprio sulla “sostanziale equivalenza”.

La Sirinathsinghji scrive su Science in Society: «Per i consumatori ci sono molte buone ragioni per sentirsi non protetti da queste politiche di regolamentazione, anche perché il principio stesso è stato progettato per essere il più flessibile e aperto possibile all’interpretazione per l’approvazione di quasi ogni e qualsiasi Ogm venga presentato. In pratica, il principio permette il confronto di una linea Ogm di qualsiasi varietà esistente all’interno della stessa specie, e anche con un’entità astratta costituita da ingredienti provenienti da una collezione di specie. Ciò significa che una varietà Ogm può avere tutte le peggiori caratteristiche di molte varietà diverse e essere ancora considerata sostanzialmente equivalente. Anche i tratti utilizzati per la comparazione sono basati esclusivamente su test grossolani e non sensibili della composizione chimica,  come i livelli di carboidrati, proteine e zuccheri. Questo processo non può nemmeno iniziare ad affrontare i problemi di sicurezza. Ironia della sorte, perché gli Ogm possano essere brevettabili devono essere una chiara novità, cioè è necessaria una non-sostanziale equivalenza,  che è infatti richiesta.  Valutazioni indipendenti sulla di “sostanziale equivalenza” hanno mostrato come questa pratica non ben definita non solo è insufficiente, ma inaffidabile e nuovi studi lo confermano più chiaramente»

La Sirinathsinghj fa un esempio: «Nell’aprile 2013 il team di ricerca egiziano guidato da El-Sayed Shaltout dell’università di Alessandria ha scoperto che nel mais Monsanto’s 810 Corn (Ajeeb-YG®), modificato per esprimere il gene insetticida Bt Cry1Ab, sono aumentati alcuni componenti come proteine, grassi, fibra e saccaridi ed è diminuito il contenuto di amido rispetto al mais Ajeeb non-Ogm. Inoltre sono stati registrati  livelli anormali di alcuni amminoacidi, acidi grassi ed elementi».

Dopo aver passato in rassegna le conseguenze riscontrate da Ogm di questo tipo sugli animali da laboratorio, la ricrcatrice dell’Iss evidenzia: «Certamente il mais GM non è sostanzialmente equivalente al mais non-Ogm».

Uno studio ancora più recente, condotto da Thomas Bøhn  del Norwegian Centre for Biosafety, ha testato i livelli di pesticidi in  31 partite di semi di soia  provenienti dallo Iowa, divisi  in tre categorie: 1) soia Ogm tollerante al glifosato di soia, 2) soia non modificata coltivata utilizzando un regime “chimico” convenzionale 3) soia non Ogm biologica. I tre gruppi sono stati analizzati per contaminazione chimica (organoclorurati, organofosforati, piretroidi, PCB, glifosate e AMPA (aminomethylphosponic acid – il principale prodotto della degradazione del glifosato) in base alla lista dei marchi pesticidi utilizzati dagli agricoltori), così come contenuto nutrizionale. Testare i livelli di pesticidi è importante in quanto le valutazioni di equivalenza sostanziale per GM tollerante al glifosato soia non sono stati precedentemente fatto con residui di erbicidi nella coltura, nonostante conoscenza comune che il glifosato viene effettivamente preso in pianta, e inoltre altera il metabolismo e biochimica, e quindi la composizione chimica delle colture. Qualsiasi valutazione della sua equivalenza è ovviamente irrilevante quando glifosato non è incluso.

I risultati non potrebbero essere più chiari: il glifosato e l’Ampa (aminomethylphosponic acid – il principale prodotto della degradazione del glifosato) erano presenti solo nei campioni di soia Ogm e non nel varietà convenzionali non-GM e biologiche. Nei campioni di soia GM, la concentrazione di Ampa (concentrazione media = 5,74 mg / kg) era in media quasi due volte più alta del glifosato (3.26 mg/kg). Inoltre sono stati rilevati altri erbicidi in quantità più alte nelle soie Ogm ed  ne è venuto fuori che la soia biologica è nutrizionalmente superiore sia  a quella non-Ogm “convenzionale” che a quella Ogm.

Ormai le tecnologie di profiling per analizzare la biosicurezza, come la proteomica, consentono la misurazione ed il confronto di migliaia di componenti delle piante, come le proteine, senza una preventiva conoscenza della loro identità. Questi metodi vengono impiegati da scienziati indipendenti per fornire un profilo più completo, imparziale e globale della composizione delle colture Ogm per la valutazione del rischio.

Un nuovo studio dell’Universidade Federal de Santa Catarina in Brasile ha analizzato con questa tecnica ‘espressione proteica globale nel GM MON810 rispetto al mais non-Ogm coltivato in due diverse condizioni ambientali trovando fortio diffrenziazioni tra le proteine, la maggior parte delle quali coinvolte nel metabolismo dei carboidrati e nella risposta allo stress così come nelle informazioni genetiche.  Nei test del sito di Campos Novos, l’esperimento ha trovato 8 proteine rilevabili solo nei campioni Ogm , che però mancavano di 8 proteine presenti nel mais non-ogm. Nel test di Chapecó, c’erano 7 proteine esclusive delle piante Ogm e 7 che si trovavano solo nel mais non-Ogm, mentre 2 proteine hanno mostrato differenze quantitative sostanziali.

Alcuni geni di risposta allo stress, come quelli legati al metabolismo del glutatione, un tripeptide con proprietà antiossidanti, costituito da cisteina e glicina,  erano presenti solo nelle piante non Ogm. Stessi risultati per i meccanismi che coinvolgono molte proteine necessarie all’elaborazione dell’informazione genetica e quindi al controllo dell’espressione genica.

Inoltre lo studio brasiliano prende in considerazione l’effetto delle condizioni ambientali sulla composizione delle coltivazioni. I sostenitori Ogm spesso sostengono che altri fattori, come le condizioni ambientali, nonché varietà ibride, determinano la composizione e la fisiologia di una pianta, ma i ricercatori evidenziano la modificazione genetica può influenzare queste condizioni. Infatti, nei due siti dei test l’ambiente ha causato variazioni nella composizione delle colture, e il mais Ogm è risultato il più influenzato dall’ambiente.

La Sirinathsinghji conclude: «Le numerose differenze dimostrate tra le varietà Ogm e le loro controparti non-Ogm potrebbero avere un impatto sulla salute dei consumatori e la biodiversità ed espongono chiaramente il principio dell’equivalenza sostanziale come pseudoscienza. In realtà, la modificazione genetica provoca cambiamenti reali e sostanziali, imprevedibili e incontrollabili nel genoma dell’ospite, tra i quali  le mutazioni ed i  riarrangiamenti, nonché nuove trascrizioni e proteine. Inoltre, molti studi indipendenti hanno già dimostrato che il  glifosato e le coltivazioni Ogm hanno già causato danni sia alla salute che all’ambiente. Questo è ora pienamente confermato nei nuovi studi».