El Niño, nel Corridoio arido 3,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria

Vertice Onu, necessario rafforzare la resilienza e investire nell’ agricoltura sostenibile

[30 giugno 2016]

El Niño fame

Il devastante fenomeno di El Niño cominciato nel 2015 è stato uno dei peggiori mai registrati ed il suo impatto continua a farsi sentire nel cosiddetto Corridoio arido dell’America Centrale, aggiungendosi ai danni derivati da due anni consecutivi di siccità. Come conseguenza, circa 3,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, con 1,6 milioni di persone in condizioni di moderata o grave insicurezza alimentare nei paesi più duramente colpiti: El Salvador, Guatemala e Honduras.

Alla luce di questi fatti, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e il Programma alimentare mondiale (Wfp) si sono incontrati oggi nella sede centrale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao): obiettivo, sensibilizzare l’opinione pubblica e coordinare a livello internazionale le risposte alle crisi che interessano drammaticamente il Corridoio arido. Sfide comuni che vanno dall’adattamento al cambiamento climatico dei sistemi produttivi delle piccole aziende agricole a conduzione familiare, alla necessità di aumentare gli sforzi per ridurre la povertà, la diseguaglianza e la vulnerabilità socio-economica ed ambientale della regione.

Quasi 10,5 milioni di persone, di cui circa il 60% sotto la soglia di povertà, vive nel Corridoio arido, una regione caratterizzata da estesa deforestazione, impoverimento del suolo e scarsità di risorse idriche. Tali condizioni sono esacerbate da El Niño e dalla sua controparte La Niña, che si presentano ciclicamente. Tuttavia, negli ultimi anni gli eventi climatici estremi connessi a questi due fenomeni, come siccità e alluvioni, sono aumentati in frequenza e gravità, principalmente a causa dell’impatto del cambiamento climatico.

Nel suo discorso di apertura, il direttore generale della Fao José Graziano da Silva ha sottolineato che «il problema del Corridoio Arido non è soltanto il cambiamento climatico: ma la povertà estrema e l’insicurezza alimentare e nutrizionale. Dobbiamo cambiare la strategia di risposta tradizionale ed affrontare le cause strutturali della povertà e dell’insicurezza nel Corridoio Arido dell’America Centrale, e non limitarci semplicemente a coordinare una risposta umanitaria ogni volta che si verifica una situazione di emergenza. Dobbiamo concentrarci sulla resilienza, sullo sviluppo sostenibile inclusivo e sull’adattamento al cambiamento climatico».

Graziano da Silva ha poi sottolineato che l’alleanza strategica tra le agenzie dell’Onu con sede a Roma (Fao, Ifad, Wfp) cosi come gli sforzi per la cooperazione Sud-Sud saranno fondamentali per eliminare la fame e la povertà nel Corridoio arido dell’America centrale, sebbene l’entità di questa sfida richieda il supporto dell’intera comunità internazionale.

«Insieme – ha dichiarato il direttore esecutivo del Wfp, Ertharin Cousin – dobbiamo non solo eliminare la povertà ma anche affrontare preventivamente l’incredibile livello di vulnerabilità sociale, economica ed ambientale cui sono esposte le comunità vulnerabili che vivono nel Corridoio Arido, tutti elementi che contribuiscono all’insicurezza alimentare. I dati e l’esperienza dimostrano chiaramente che i costi di risposta alle emergenze e di riabilitazione a seguito di un disastro superano di gran lunga quelli per le azioni di riduzione e di mitigazione del rischio prese prima che i disastri avvengano».