La fuga, davvero biblica, dalla guerra del Sud Sudan. Non arrivano gli aiuti promessi

E’ l’Etiopia il Paese africano con il maggior numero di rifugiati

Nella nostra ex colonia cifre che fanno apparire ridicole le grida di “invasione” in Italia

[22 agosto 2014]

Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr)  «a fine luglio l’Etiopia ha superato il Kenya diventando il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati in Africa, cioè 629.718 persone. A paragone, il Kenya accoglie 575.334 rifugiati registrati e richiedenti asilo».

Cifre che fanno apparire ridicole le grida di “invasione” dell’Italia, mentre un popolo di rifugiati cerca protezione e cibo in Paesi poverissimi.  A gonfiare i campi profughi della nostra ex colonia etiope è la guerra civile in Sud Sudan scoppiata nel dicembre 2013. In Etiopia dall’inizio del 2014 sono entrati 188.000 rifugiati e attualmente il governo di Addis Abeba e kle organizzazioni internazionali ospitano 247.000 sud-sudanesi scappati dalla guerra, ma in Etiopia ci sono anche 245.000 somali e 99.000 eritrei e sono loro che ingrossano le fila di chi vuole fuggire in Europa, passando da quella che era il Paese di “faccetta nera” che ha abbandonato le sue ex colonie ad un destino di fame, dittatura e guerra.

Adrian Edwards, portavoce dell’Unhcr, ha spiegato che «Insieme al governo etiope e ad altri partner offriamo protezione ed aiuto umanitario in 23 campi  di rifugiati e in 5 centri di transizione in tutto il Paese». £ campi e 3 centri sono stati aperti dall’inizio dell’anno per far fronte al continuo flusso di profughi che fuggono dai combattimenti nel Sud Sudan, ma i 3 campi sono ormai sovraffollati e l’Unhacr sta costruendone altri due. Intanto più di 18.000 profughi sono ospitati  in 3 centri temporanei a Pagak, Pamdong e Matar, nella regione etiope del Gambela, che, insieme al campo profughi di Leitchuor, sono stati inondati dalle recente piogge. A Leitchuor la situazione è molto grave:  circa 10 000 rifugiati, oltre un quinto della popolazione del campo, hanno perso tutto a causa delle inondazioni e la situazione sanitaria è rischiosissima per l’insorgere di  malattie di origine idrica. L’Unhcr sta correndo contro il tempo e realizzare un campo profughi a Nip-Nip, a 3 Km da Leitchuor, che dovrebbe accogliere 20.000 rifugiati.

La guerra civile e tribale  tra le due fazioni del Sudan People’s Liberation Army (Spla) ha costretto alla fuga 1.861 milioni di sud-sudanesi, dei quali 1,3 milioni sono profughi interni e 575.000 rifugiati nei Paesi vicini. Ma lo stesso Sud Sudan accoglie 243.000 rifugiati, provenienti soprattutto dal Sudan.

Forse qualcuno in Italia, prima di parlare di invasione, farebbe bene a guardare a queste tragedie con esodi che sono davvero “biblici”.

Intanto, mentre qualche buontempone dice che bisogna fermare i profughi alle frontiere e semmai aiutarli a casa loro, la Fao lancia l’allarme proprio perché quegli aiuti promessi non arrivano: «Gli sforzi per fornire agli agricoltori, ai pescatori e ai pastori del Sud Sudan kit salva-vita di sostentamento d’emergenza sono a rischio a causa della mancanza di finanziamenti.  Questa situazione aggrava il rischio di carestia in alcune aree del Paese».

La Fao finora ricevuto 42 milioni di dollari sui 108 richiesti  all’interno del  Piano di Risposta alla Crisi per il 2014 e spiega che « contributi ricevuti fino ad oggi sono stati utilizzati per raggiungere oltre 205.000 famiglie vulnerabili – più di 1,2 milioni di persone – con kit di sostentamento di emergenza che contengono sementi per le colture e per l’orto, attrezzature per la pesca e kit di supporto veterinario con vaccini per il trattamento del bestiame». La Fao sta distribuendo aiuti d’emergenza ai mezzi di sussistenza ad un ritmo 10  volte più veloce rispetto al 2013 ed ha distribuito, speso o impegnato tutti i fondi che ha ricevuto, e le risorse sono ormai esaurite. C’è urgente bisogno di altri  66 milioni di dollari per assistere la popolazione a sopravvivere  alla guerra civile.

«Altri 2 milioni di persone, vale a dire 345.000 famiglie vulnerabili, possono essere assistite se riceviamo ulteriori finanziamenti – ha detto Jeff Tschirley della Divisione emergenza e riabilitazione della FAo – Non dobbiamo aspettare che l’attuale situazione, già molto critica, si aggravi ulteriormente o che venga ufficialmente dichiarata la carestia, perché allora sarebbe troppo tardi per intervenire. Dobbiamo agire oggi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza».

A maggio circa 3,5 milioni di sud-sudanesi,  quasi un abitante su 3 del giovanissimo Paese, facevano i conti con la guerra e l’insicurezza alimentare e entro la fine di agosto il  numero salirà a 3,9 milioni, il 34% della popolazione totale. «Il modo migliore per prevenire la carestia in Sud Sudan è che tacciano le armi – dice la Fao – La continua violenza è da sola il fattore più importante nel trasformare il rischio di carestia in realtà».