Europa, riforma della Politica agricola comune (Pac): focus sullo sviluppo rurale [VIDEO]

Nella videointervista i dettagli sullo sviluppo rurale: Giovanni La Via in esclusiva a greenreport.it

[14 agosto 2013]

Continua il servizio di greenreport.it sulla Politica agricola comune (Pac) dell’Unione Europea: dopo la prima videointervista (disponibile a questo link) torniamo a parlare con Giovanni La Via, capo delegazione italiana del Ppe al Parlamento Ue e relatore della riforma della Pac, per affrontare il tema dello sviluppo rurale.

La politica di sviluppo rurale manterrà l’attuale concetto di base che si è rivelato vincente: gli Stati membri o le regioni continueranno ad elaborare programmi pluriennali propri sulla scorta della gamma di misure disponibili a livello Ue, secondo le esigenze delle proprie zone rurali. Tali programmi saranno cofinanziati dalle dotazioni nazionali, importi e percentuali di cofinanziamento saranno discussi nel contesto del Quadro finanziario pluriennle. Le nuove regole del 2° pilastro offriranno un approccio più flessibile di quello attuale. Le misure non saranno più classificate a livello Ue in “assi” con l’obbligo di una spesa minima per asse. Spetterà invece agli Stati membri o alle regioni decidere, su basi analitiche solide, quale misura usare (e come) per raggiungere gli obiettivi fissati in base a sei priorità generali con relativi “settori d’interesse” (sotto-priorità) più specifici.

Le sei priorità riguarderanno:  stimolare il trasferimento di conoscenze e l’innovazione, rafforzare la competitività in tutti i tipi d’agricoltura e la gestione sostenibile delle foreste, promuovere l’organizzazione, trasformazione e commercializzazione incluse, nonché la gestione del rischio della filiera agroalimentare, ripristinare, tutelare e migliorare gli ecosistemi, promuovere l’efficienza delle risorse e la transizione a un’economia a basse emissioni di CO2, promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Gli stati membri saranno tenuti a riservare almeno il 30% degli stanziamenti provenienti dal bilancio dell’Ue per lo sviluppo rurale a determinate misure di gestione delle terre e alla lotta contro i cambiamenti climatici, e almeno il 5% all’approccio Leader.

La politica di sviluppo rurale sarà elaborata in stretto coordinamento con le altre politiche tramite un quadro strategico comune a livello UE e accordi di partenariato a livello nazionale che riguardano tutti gli aiuti dei Fondi strutturali e d’investimento europei (Esi), ossia Feasr, Fesr, Fondo di coesione, Fse e Feamp nello Stato membro interessato.

Nel nuovo periodo gli Stati membri o le regioni avranno anche la possibilità di mettere a punto sottoprogrammi tematici per concentrarsi meglio sulle esigenze dei giovani e dei piccoli agricoltori, delle zone montane, delle donne nelle zone rurali, della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell’adattamento ai medesimi, della biodiversità nonché delle filiere agroalimentari corte. In alcuni casi saranno disponibili tassi di finanziamento superiori nell’ambito dei sottoprogrammi.

  • innovazione: questo tema chiave, (e più in particolare il previsto Partenariato europeo per l’innovazione sui temi della produttività e della sostenibilità agricole) sarà affiancato da diverse misure di sviluppo rurale, quali il “trasferimento di conoscenze”, la “cooperazione” e gli “investimenti in immobilizzazioni materiali”. Il partenariato incentiverà l’uso efficiente delle risorse, la produttività e il passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 e a uno sviluppo del settore agricolo e forestale rispettoso del clima e resiliente ai cambiamenti climatici. A tal fine servirà anche una maggior cooperazione fra l’agricoltura e la ricerca, per accelerare il trasferimento tecnologico agli agricoltori;
  • conoscenza – “Un’agricoltura basata sulla conoscenza”: misure rafforzate per fornire servizi di consulenza agraria (anche in relazione alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento ai medesimi, alle sfide ambientali, allo sviluppo economico e alla formazione);
  • ristrutturazione/investimenti/ammodernamento delle aziende: sovvenzioni tuttora previste, a volte con tassi di finanziamento più alti se connessi ai partenariati europei per l’innovazione o a progetti comuni;
  • giovani agricoltori: una combinazione di misure può comprendere sovvenzioni per avviare l’attività (fino a 70 000 EUR), investimenti generali in immobilizzazioni materiali, servizi di formazione e consulenza;
  • piccoli agricoltori: sovvenzioni per avviare l’attività fino a 15 000 EUR per ciascuna piccola azienda agricola;
  • strumentario per la gestione del rischio: assicurazione e fondi di mutualizzazione per assicurare il raccolto o i rischi di eventi atmosferici o zoonosi [attualmente disponibili nell’ambito dell’articolo 68 nel 1° pilastro]; l’estensione è destinata a includere l’opzione di stabilizzazione dei redditi, che consentirebbe un’erogazione fino al 70% delle perdite subite a partire da un fondo di mutualizzazione in caso di perdita di reddito del 30%;
  • gruppi/organizzazioni di produttori: sostegno alla costituzione di gruppi/organizzazioni sulla base di un piano aziendale, limitato alle entità definite come Pmi;
  • pagamenti agro-climatico-ambientali: contratti comuni, collegamento a formazioni/informazioni adeguate, maggiore flessibilità nella proroga dei contratti iniziali;
  • agricoltura biologica: nuova misura separata per una maggior visibilità;
  • settore forestale: sostegno rafforzato/semplificato grazie a sovvenzioni e pagamenti annuali;
  • zone montane: per le zone montane e i terreni agricoli oltre il 62° parallelo, l’importo degli aiuti può essere portato fino a 450 EUR per ettaro (da 250 EUR per ettaro);
  • altre zone soggette a vincoli naturali e ad altri vincoli specifici: nuova delimitazione per le zone soggette a vincoli naturali – con effetto a decorrere dal 2018 al più tardi – basata su otto criteri biofisici; gli Stati membri conservano la flessibilità di definire fino al 10% delle loro superfici soggette a vincoli specifici per preservare o migliorare l’ambiente;
  • cooperazione: maggiori possibilità di sostenere la cooperazione in ambito tecnologico, ambientale e commerciale, per es. progetti pilota, azioni ambientali congiunte, sviluppo di filiere agroalimentari corte e dei mercati locali;
  • attività non agricole: sovvenzioni per avviare l’attività e sviluppare micro e piccole imprese;
  • servizi di base e rinnovamento dei villaggi: gli investimenti per le infrastrutture a banda larga e per le energie rinnovabili possono aumentare di scala per estendersi alla rilocalizzazione di attività e alla riconversione di fabbricati;
  • Leader: maggiore sensibilizzazione e altro sostegno preparatorio alle strategie; promuovere la flessibilità di operazione con altri fondi a livello locale, per es. la cooperazione urbano-rurale. N.B.: Leader sarà usato come approccio comune allo sviluppo locale di tipo partecipativo dai seguenti Fondi strutturali e d’investimento europei (Esi): Fesr, Fse, Feamp e Feasr.

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