Fao «Gli sprechi alimentari, di risorse naturali e di capitale umano mettono a rischio l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Mediterraneo»

MediTerra: le sfide condivise dai sistemi alimentari della regione e le opzioni per farvi fronte

[6 dicembre 2016]

La nuova pubblicazione  MediTerra 2016 – Zero Waste in the Mediterranean: Natural Resources, Food, and Knowledge di Fao e International center for advanced mediterranean agronomic studies (Ciheam) sottolinea che «La traduzione agricola e alimentare del Mediterraneo è stata a lungo considerata esempio di un approccio sano al cibo, sostenuto da vivaci economie agricole. Ma pressioni demografiche ed ambientali –  sommate a cambiamenti climatici e a sfide sociali ed economiche – stanno facendo sorgere dubbi sul futuro dei tanto celebrati sistemi alimentari della regione e sulle relative implicazioni per lo sviluppo sostenibile».

L’approfondito studio mette in guardia contro «il “triplo spreco” rappresentato dal cattivo uso delle risorse naturali, dagli sprechi alimentari e dalla lenta scomparsa dei saperi tradizionali.  Questi rischi devono essere affrontati adottando una produzione agricola più sostenibile e politiche più forti basate su approcci multisettoriali».

Nell’introduzione alla pubblicazione, Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, e il segretario generale del Ciheam, Cosimo Lacirignola, scrivono: «Il mondo, incluso la regione del Mediterraneo, si trova davanti a molte sfide. Forme diverse di spreco, che riguardano il cibo, le risorse naturali e la conoscenza, sono intrinseche a queste sfide e pongono un ostacolo significativo al raggiungimento della sostenibilità»

Inoltre, MediTerra  fa notare «come lo spreco di capitale umano nella regione – soprattutto per quanto riguarda i giovani – stia ostacolando lo sviluppo. Questo include disoccupazione, mancanza di acceso all’educazione, fuga di cervelli, scomparsa delle conoscenze locali e delle tradizioni agricole».

Secondo Fao e Ciheam, l’obiettivo, non deve essere «solamente preservare le tradizioni agricole, quanto rinvigorirle per renderle motore dello sviluppo sostenibile e di una nutrizione migliore».

La nuova edizione di MediTerra  analizza i sistemi agricoli e alimentari della regione del Mediterraneo, dal Nord Africa all’Europa meridionale, al Medio Oriente e contiene 17 capitoli redatti da esperti Fao e Ciheam organizzazioni, suddivisi in tre aree principali: Lo stato delle risorse naturali essenziali all’agricoltura globale e della regione, incluso risorse marine, idriche e forestali, diversità genetica animale ed energia: Aspetti diversi relativi agli sprechi e alle perdite alimentari a livello mondiale e regionale; e come i singoli paesi e comunità vi stanno facendo fronte; Come le risorse umane e la conoscenza tradizionale della regione sono minacciate di scomparire e come le famiglie contadine stanno rispondendo.

MediTerra mette in evidenza diverse sfide che stanno mettendo alla prova l’agricoltura e i sistemi alimentari del Mediterraneo. Per esempio:

Limitate risorse idriche. Il l’area del Mediterraneo possiede solo il 3% delle risorse idriche mondiali e ospita oltre il 50% della popolazione mondiale affetta da scarsità d’acqua – circa 180 milioni di persone. In varie regioni l’estrazione di risorse idriche dal sottosuolo ha raggiunto il limite di sostenibilità. In agricoltura – il maggior utilizzatore di risorse idriche – grandi quantità di acqua vengono perse a causa di tecniche errate o di infrastrutture obsolete. I cambiamenti climatici avranno un ulteriore impatto sulle già limitate risorse idriche.
Perdita e degradazione del suolo.  La pubblicazione mette in guardia contro la “lenta scomparsa di terre arabili causata dall’avanzare dell’urbanizzazione”, oltre che dall’ erosione, la salinizzazione e la desertificazione – gran parte delle quali dovute a pratiche agricole non sostenibili. Alcune stime indicano che se i trend attuali di degradazione della terra continueranno, nel 2020 altri 8,3 milioni di ettari di terra arabile saranno andati persi rispetto al 1960.

Perdite e sprechi alimentari. Non esistono stime accurate su perdite e sprechi alimentari nella regione complessiva del Mediterraneo ma i dati a livello di singolo paese indicano un problema serio: in Spagna vanno perse o sprecate circa 7,6 milioni di tonnellate di cibo ogni anno; in Italia 8,8 milioni, in Francia 9 milioni. In Nord Africa e Medio Oriente si registrano problemi simili, con 250 kg di cibo sprecato per famiglia ogni anno. Tali sprechi – 42 km3 all’anno – rappresentano il 17% degli sprechi idrici globali legati agli sprechi alimentari.
Risorse ittiche e forestali a rischio. Per millenni il mare ha rappresentato la spina dorsale dei mezzi di sussistenza e della sicurezza alimentare nell’area del Mediterraneo. Oggi il 52% degli stock ittici monitorati sono sfruttati a livelli non sostenibili. In una nota simile, la superficie forestale della regione è diminuita drammaticamente, nonostante l’importante ruolo che essa gioca negli ecosistemi locali.
La “fuga di cervelli” in agricoltura. Gran parte delle attività agricole nella regione sono di stampo familiare e riescono a rimanere competitive rispetto a regalità agroindustriali più grandi e solide. In alcune aree della regione tuttavia comunità e conoscenze stanno scomparendo. Nella zona del Maghreb per esempio, l’età media degli agricoltori supera i 50 anni, mentre la regione si confronta con tassi di disoccupazione tra i più alti del mondo.

MediTerra conclude: «Gran parte delle sfide che coinvolgono i sistemi alimentari, le risorse naturali e le conoscenze, sono comuni a tutti i paesi del Mediterraneo, sottolinea la pubblicazione. E’pertanto importante condividere un’agenda comune di ricerca e azione, politiche e innovazioni integrate – sia tecniche che organizzative – per affrontare “il triplo spreco” in maniera coordinata.  In questo senso Ciheam e Fao possono offrire un contributo: esse, infatti, offrono uno spazio unico per l’interscambio di esperienze, expertiese e analisi volte a proporre risposte alle diverse sfide che la regione del Mediterraneo si trova ad affrontare.  E questo ha un valore strategico per il futuro dei paesi del Mediterraneo, e il loro sviluppo sostenibile».