Fichi d’India e cambiamento climatico. E’ tempo di mettere i cactus nel menu (VIDEO)

La prevista scarsità d’acqua rende i cactus una delle colture più importanti per il XXI secolo

[1 dicembre 2017]

Secondo la Fao, «Il fico d’india dovrebbe essere considerato una risorsa preziosa, in particolare per l’alimentazione e per il foraggio del bestiame nelle zone aride». Per questo l’agenzia Onu ha riunito a Roma i maggiori esperti della resistente pianta per condividere le loro conoscenze per «aiutare gli agricoltori e i responsabili politici a fare un uso più strategico ed efficiente di una risorsa naturale troppo spesso data per scontata».

Infatti, durante la recente intensa siccità nel sud del Madagascar, il cactus si è rivelato una fonte cruciale di cibo, foraggio e acqua per la popolazione locale e gli animalida allevamento. La Fao d fa notare che «La stessa zona aveva sofferto di una grave carestia a seguito degli sforzi per sradicare la pianta, che alcuni consideravano una specie invasiva e senza valore, ma poi è stata rapidamente reintrodotta».
Mentre la maggior parte dei cactus non sono commestibili, la specie Opuntia, se trattata come una coltura invece che come un’infestante, avrebbe molto da offrire, specialmente e la Fao spiega che «Oggi la sottospecie Opuntia ficus-indica di origine agricola – le cui spine sono scomparse ma tornano dopo eventi di stress – è naturalizzata in 26 Paesi oltre il suo areale nativo. La sua tenace persistenza lo rende un alimento utile come ultima ancora di salvataggio e parte integrante di sistemi agricoli e zootecnici sostenibili».
Per diffondere la conoscenza su come gestire efficacemente il fico d’india, la Fao e l’International center for agricultural research in the dry areas (Icarda) hanno pubblicato lo studio “Crop Ecology, Cultivation and Uses of Cactus Pear” che contiene informazioni aggiornate sulle risorse genetiche della pianta, sui suoi tratti fisiologici, su quali suoli che preferisce e sulla vulnerabilità ai parassiti. La nuova corposa pubblicazione offre anche suggerimenti su come sfruttare le qualità culinarie del fico d’india, com’è stato fatto per secoli in Messico, suo paese originario, e  che ora è una tradizione gastronomica ben radicata in Sicilia.

Infatti lo studio dedica una scheda all’Italia e in particolare alla Sicilia,che «rappresenta un esempio atipico dell’apprezzamento dell’Opuntia ficus-indica. Il frutto del cactus è stato sfruttato dal XVIII secolo, quando i suoi molteplici usi includevano le recinzioni nei sistemi di allevamento e il foraggio di emergenza. Era noto come “pane per i poveri”,  Sulla costa e vicino alle principali città, la produzione di frutta veniva esportata nel continente. Questo successo economico è stato rafforzato dalla tecnica della scozzolatura, sviluppata dagli italiani per poter raccogliere in autunno, producendo frutti di qualità migliore rispetto alla normale stagione di agosto». Nel 1975 in Sicilia sono cominciate a sorgere moderne piantagioni di fichi d’India per rifornire l’industria della frutta che prospera in ambienti che sono ambientalmente troppo poveri per altre colture.

Secondo il rapporto Fao – Icarda, in Italia, la coltivazione di frutti di cactus «è concentrata in Sicilia, che rappresenta il 90% della produzione totale (3.500 ettari di superficie specializzata, 15.000 ettari in totale). Ci sono quattro regioni importanti: San Cono, l’Etna, Roccapalumba e Santa Margherita Belice; le precipitazioni sono di 600 mm all’anno. Vengono coltivate le cultivar, “Gialla”, “Rossa” e “Bianca”; i frutti estivi rappresentano il 10% della produzione, mentre il raccolto invernale (agosto-novembre) rappresenta il restante 90%. Sotto irrigazione, la resa può raggiungere 25 tonnellate/ha».

La coltivazione di fichi d’india sta lentamente prendendo piede, sostenuta dal crescente bisogno di piante resistenti alla siccità, a suoli degradati e a temperature più elevate. Ha una lunga tradizione nel suo Messico nativo, dove il consumo annuale pro capite di nopalitos – le gustose pale giovani, note come cladodi – è di circa 6,4 chilogrammi. Le opuntie sono coltivate in piccole fattorie e raccolte in natura su oltre 3 milioni di ettari, e sono sempre più coltivate usando tecniche di irrigazione a goccia nelle piccole fattorie come coltura primaria o supplementare. Oggi il Brasile ospita più di 500.000 ettari di piantagioni di cactus per fornire foraggio. La pianta è anche comunemente coltivata nelle fattorie del Nord Africa e la regione del Tigray in Etiopia ne ha coltivati circa 360.000 ettari di cui la metà non spontanei.

Le rese di Opuntia coltivate commercialmente variano molto a seconda del luogo, del cultivar e della tecnica di coltivazione. La raccolta di oltre 20 tonnellate di frutta per ettaro è comune in Israele, in Italia e, dove viene utilizzata l’irrigazione, in Messico sono stati segnalati alcuni casi di rendimenti di 50 tonnellate, ma la produzione è inferiore nella maggior parte delle zone aride e dipendenti dalle precipitazioni.

La Fao  spiega che «Il trucco biologico del fico d’india è un particolare tipo di fotosintesi – il metabolismo dell’acido crassulaceano– che permette loro di prendere l’acqua durante la notte. Tuttavia, ci sono dei limiti. La temperatura sotto lo zero provoca danni irreversibili alle pale e ai frutti. E mentre l’O. ficus-indica di solito sopravvive all’esposizione a temperature fino a 66 gradi la sua fotosintesi inizia a rallentare oltre i 30 gradi, motivo per cui non se ne trovano molti nei deserti del Sahel o del Mojave».

Hans Dreyer, direttore della divisione produzione e protezione delle piante della Fao, evidenzia che «I cambiamenti climatici e i crescenti rischi di siccità sono motivi validi per aggiornare gli umili cactus allo stato di raccolti essenziali in molte aree. La capacità del fico d’india di prosperare in climi aridi e secchi lo rende un elemento importante nella sicurezza alimentare. Oltre a fornire cibo, il cactus immagazzina acqua nelle pale, fornendo così un pozzo botanico che può fornire fino a 180 tonnellate di acqua per ettaro, sufficienti a sostenere cinque mucche adulte, un aumento sostanziale rispetto alla produttività tipica del pascolo. In tempi di siccità, il tasso di sopravvivenza del bestiame è stato molto più alto nelle fattorie con piantagioni di cactus».

Diversi capitoli dello studio esplorano il potenziale della coltivazione dei cactus e riportano che «in Tunisia i raccolti di orzo sono aumentati quando il cactus viene coltivato insieme come coltura per il miglioramento del suolo, presentando una ricerca preliminare che suggerisce che includendo i cactus nelle diete dei ruminanti si riduce la metanogenesi, contribuendo così a ridurre le emissioni di gas serra».
Ali Nefzaoui, un ricercatore tunisino di Icarda, conclude: «La prevista pressione sulle risorse idriche in futuro rende i cactus una delle colture più importanti per il XXI secolo».

Videogallery

  • Opuntia cactus: a useful asset for food security