Una crescita esplosiva iniziale fa rapidamente raggiungere la capacità di carico dell'ambiente.

Gli esseri umani crescono come le specie invasive. Il caso della colonizzazione del Sud America

Riuscirà l’umanità a inventare un modo per superare le capacità di carico planetarie?

[11 aprile 2016]

Specie invasive umani

L’urbanizzazione inarrestabile e le fiorenti aree agricole potrebbero far credere  che l’uomo abbia sempre dominato l’ambiente, ma lo studio “Post-invasion demography of prehistoric humans in South America” pubblicato su Nature da tre ricercatori della Stanford University,  Amy Goldberg, Alexis Mychajliw ed Elizabeth A. Hadly,  sottolinea che «Come ultimo continente abitabile colonizzato dagli esseri umani, sito di molteplici hotspots della domesticazione e luogo della più grande estinzione di megafauna del Pleistocene, il Sud America è fondamentale per la preistoria umana. Eppure si sa ben poco circa la dinamica delle popolazioni umane durante la colonizzazione, le successive espansioni  e l’addomesticamento» e presenta un quadro molto diverso.

Nello studio i ricercatori ricostruiscono i modelli spazio-temporali della crescita della popolazione umana in Sud America con un nuovo database aggregato di 1.147 siti archeologici e 5.464 datazioni al radiocarbonio calibrate che vanno da 14000 a 2000 duemila anni fa e dicono: «Abbiamo dimostrato che, piuttosto che una espansione esponenziale costante, la storia demografica dei sudamericani è caratterizzata da due fasi distinte. Prima, gli esseri umani si diffondono rapidamente in tutto il continente, ma rimangono ad una densità e dimensioni della popolazione di  bassa densità per 8.000 anni, compreso un periodo di 4.000 anni di oscillazioni boom-and-bust senza crescita netta». Anche l’integrazione della accia con i prodotti agricoli e gli gli animali addomesticati ha avuto un impatto minimo sulla capacità di carico della popolazione. Lo studio dice che «Solo con la sedentarizzazione, iniziata 5000 anni fa, inizia la seconda fase demografica, con la crescita esponenziale della popolazione in luoghi culturali, caratteristici della transizione neolitica in tutto il mondo . L’entità unica della capacità dell’umanità di modificare il suo ambiente per aumenterà notevolmente la capacità di carico, in Sud America è quindi un fenomeno inaspettatamente recente». A differenza di molti studi archeologici che guardano al cambiamento ambientale in un sito particolare, l’approccio continentale della ricerca della Stanford fornisce un quadro di cambiamento a lungo termine, come ad esempio le fluttuazioni climatiche, fondamentali per le popolazioni umane, piuttosto che per una sola cultura o per  un ecosistema.

Insomma, le popolazioni umane non sono cresciute sempre in modo incontrollato ma un tempo erano limitate dalle risorse locali, proprio come qualsiasi altra specie.

Gli scienziati della Stanford ritengono  che, Per gran parte della storia umana,  nel continente americano  le popolazioni umane siano cresciute come una specie invasiva, specie che vengono regolate dall’ambiente quando si diffondono in nuovi luoghi. Le popolazioni sono cresciute in modo esponenziale quando le prime persone hanno colonizzato il Sud America. Ma poi sono collassate, hanno recuperato un po’ e si sono stabilizzate per migliaia di anni, dopo che un eccesso di consumo delle risorse naturali locali aveva raggiunto la capacità di carico continentale».

La Hadly aggiunge che «La domanda è:  oggi abbiamo superato la capacità di carico della Terra? Dato che gli esseri umani rispondono come ogni altra specie invasiva, questo indica che stiamo andando verso un collasso, prima di stabilizzare la dimensione globale della nostra popolazione».

Lo studio è il primo di una serie che si occupa dell’interazione delle popolazioni animali locali, degli esseri umani e del clima durante gli enormi cambiamenti avvenuti negli ultimi 25.000 anni in Sud America. L’intero lavoro verrà presentato in autunno al Latin American Paleontology Congress.  Alla Stanford University sono convinti che «Lo studio pone le basi per la comprensione di come gli esseri umani hanno contribuito alla grande estinzione del Pleistocene dei grandi mammiferi, come i bradipi terrestri, cavalli e creature simili agli elefanti chiamate gomphotheriidae».   Poi, in linea con le altre specie invasive, gli esseri umani sembrano aver subito un precoce  declino della popolazione coerente con l’eccessivo sfruttamento delle loro risorse e che ha coinciso con l’ultima fase dell’estinzione di grandi animali. Dopo la scomparsa della macro-fauna, gli esseri umani hanno subito un ridimensionamento costante della popolazione in tutto il sub-continente. La seconda fase, che va  da circa 5.500 a 2.000 anni fa, ha visto una crescita esponenziale della popolazione e i ricercatori dicono che «Questo modello è diverso da quelli visti in Nord America, Europa e Australia».

Ma la spiegazione che sembra apparentemente più ovvia per la seconda fase: l’inizio della domesticazione di animali e colture, sembra aver avuto un impatto minimo su questo cambiamento e i ricercatori  sono convinti che «L’aumento delle società sedentarie è la ragione più probabile per la crescita esponenziale della popolazione. Pratiche come l’agricoltura intensiva e il commercio interregionale hanno portato alla sedentarizzazione,  che ha permesso una crescita della popolazione più veloce e più sostenuta». Alla quale hanno fatto seguito forti impatti ambientali.

La Goldberg fa notare: che «Pensando al rapporto tra l’uomo e il nostro ambiente, la crescita incontrollata non è una caratteristica universale della nostra storia, ma uno sviluppo molto recente. In Sud America, è sono stati gli insediamenti di società regolamentate, non solo le fonti di cibo stabili dell’agricoltura, che hanno profondamente cambiato il modo in cui gli esseri umani interagiscono con il loro ambiente e vi si adattano»

Oggi, mentre la popolazione mondiale continua a crescere, ci rivolgiamo alla tecnologia e all’agricoltura per ripristinare la capacità di carico della natura e dei raccolti o addirittura per creare nuove risorse.

Mychajliw  conclude: «Fio a questo punto, i progressi tecnologici, siano fatti di pietra o computer, sono stati essenziali  nel contribuire a plasmare il mondo intorno a noi. Detto questo, non è chiaro se saremo in grado di inventare un modo per sperare le capacità di carico planetarie».