I primi risultati di SustUrbanFood, progetto coordinato dall’Università di Bologna

Gli orti urbani fanno bene (anche) all’economia familiare

Da 10-20 metri quadrati è possibile ottenere una quantità di verdura sufficiente per l’intero fabbisogno annuale di una persona

[27 agosto 2018]

Pur essendo iniziative locali, spesso autonome e di piccole dimensioni, la diffusione di orti urbani genera un impatto significativo in diverse direzioni. A certificarlo sono i ricercatori di SustUrbanFood, progetto coordinato dall’Università di Bologna e finanziato dall’Unione Europea (Marie Skolodowska-Curie Action) per studiare l’impatto dei tanti nuovi spazi agricoli che negli ultimi anni si sono fatti largo tra strade e palazzi nelle città d’Italia, d’Europa e in tutto il mondo, con i primi esiti del lavoro di ricerca pubblicati in due articoli sulla rivista Sustainability.

Più biodiversità, meno rifiuti, miglioramento del clima, inclusione sociale, occupazione, riduzione del costo degli alimenti rientrano tra gli effetti benefici degli orti urbani sul tessuto urbano che li ospita, per indagare i quali i ricercatori di SustUrbanFood hanno utilizzato un approccio dal basso verso l’alto, interpellando direttamente le tante persone coinvolte nel settore.

Le conseguenze positive più immediate – riassume l’Università di Bologna – sono quelle legate alla sostenibilità ambientale: l’aumento della biodiversità in contesti, come quelli urbani, che solitamente ne sono poveri; la capacità di regolazione del micro-clima locale che deriva da un aumento delle aree verdi; il maggior riciclo di rifiuti organici, riutilizzati come fertilizzanti naturali. Inoltre, gli orti urbani sono ormai visti come un elemento caratteristico delle città, tanto da essere considerati una componente irrinunciabile nella progettazione di nuovi quartieri e centri abitati.

Non meno importante dell’impatto ambientale, poi, c’è quello sociale. Dall’analisi dei ricercatori emerge che gli orti urbani promuovono l’inclusione sociale e lo sviluppo di nuove comunità, senza dimenticare i vantaggi per la salute: coltivare è anche un’occasione per fare attività fisica, e inevitabilmente fa aumentare la quantità di frutta e verdura consumata.

Un aspetto, quest’ultimo, che finisce per avere un impatto anche in campo economico. Avere un orto urbano, infatti, significa poter risparmiare sull’acquisto di prodotti freschi e accorciare notevolmente la filiera tra produzione alimentare e consumatore, favorendo lo sviluppo di modelli economici alternativi e creando così anche nuovi posti di lavoro.

Ma avere un orto da coltivare è solo un passatempo piacevole o può trasformarsi davvero in un vantaggio concreto per l’economia familiare? Per capirlo i ricercatori dell’Università di Bologna hanno studiato un caso specifico: un orto domestico di circa 30 metri quadrati situato nella città di Padova:

hanno osservato 21 cicli di raccolto, valutando di volta in volta l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e pesticidi, ma anche i materiali impiegati, la produzione di rifiuti, la disposizione e la tipologia delle diverse coltivazioni scelte. L’impatto ambientale è stato calcolato considerando il Life Cycle Assessment: un metodo che permette di tenere conto dell’intero ciclo di vita dell’intervento, dalla fase di preparazione iniziale fino alla dismissione finale.

E questo ci porta ad una domanda fondamentale: avere un orto domestico conviene? La risposta – concludono dall’Università di Bologna – è positiva. Analizzando i dati raccolti, infatti, i ricercatori hanno valutato che con un terreno di dimensione compresa tra circa 10 e 20 metri quadrati è possibile ottenere una quantità di verdura sufficiente per l’intero fabbisogno annuale di una persona.