Fao: il grande ruolo dell’agricoltura nella riduzione dei gas serra

«Avviare un percorso sostenibile per i piccoli proprietari e per i sistemi alimentari»

[18 ottobre 2016]

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Secondo il rapporto Fao “The state of Food and Agricolture” (Sofa 2016) «L’impegno per sradicare fame e povertà deve andare di pari passo con le rapide trasformazioni dell’agricoltura e dei sistemi alimentari per far fronte a un mondo più caldo».

La Fao spiega che «L’agricoltura nel suo complesso, includendo nel termine la silvicoltura, la pesca e la zootecnia, genera a livello mondiale circa un quinto delle emissioni di gas serra» e il Sofa 2016 sottolinea che «Deve contribuire maggiormente sia a combattere il cambiamento climatico, sia a contrastarne l’impatto».

Presentando il rapporto a Roma, il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha detto che «Non c’è dubbio sul fatto che il cambiamento climatico influisca sulla sicurezza alimentare. Il cambiamento climatico ci riporta alle insicurezze di quando eravamo cacciatori e raccoglitori. Non possiamo più essere sicuri di raccogliere quello che abbiamo seminato. L’insicurezza, inoltre, si trasforma in volatilità dei prezzi alimentari e questa è una cosa che paghiamo tutti, non solo chi è colpito dalla siccità».

La Fao è preoccupata e avverte che «Senza un cambio di rotta si potrebbero mettere altri milioni di persone a rischio fame rispetto a un futuro senza cambiamento climatico. Le più colpite saranno le popolazioni delle zone più povere dell’Africa sub-sahariana e del Sud e Sud-Est asiatico, in particolare tutti coloro che dipendono dall’agricoltura per il proprio sostentamento. Il futuro della sicurezza alimentare in molti paesi è destinato a peggiorare se non si interviene oggi».

Ma l’agenzia alimentare della Fao è consapevole che «Rivedere i sistemi agricoli e alimentari non sarà facile a causa del gran numero di soggetti coinvolti, della molteplicità dei sistemi e della trasformazione dei prodotti alimentari, e delle differenze negli ecosistemi. Tuttavia, l’impegno in questa direzione deve iniziare sul serio e subito perché l’impatto negativo del cambiamento climatico non potrà che peggiorare con il tempo, fa notare il rapporto». Silva rammenta a tutti che «I benefici dell’adattamento superano di gran lunga i costi dell’inazione. Nel 2016 si devono tradurre gli impegni in azione”, ha esortato Graziano da Silva, notando che la comunità internazionale lo scorso anno ha concordato l’entrata in vigore degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’Accordo sul clima di Parigi. Inoltre l’agricoltura sarà all’ordine del giorno della 22ma Conferenza delle Parti che si svolgerà in Marocco a partire dal 7 novembre prossimo».

Il Sofa 2016 evidenzia che il successo nel trasformare i sistemi alimentari e agricoli dipenderà in gran parte  dal sostegno che si riuscirà a dare ai piccoli contadini ad adattarsi al cambiamento climatico: «Nei Paesi in via di sviluppo vivono circa mezzo miliardo di famiglie di piccoli contadini che producono cibo e altri prodotti agricoli in condizioni agro-ecologiche e socio-economiche notevolmente diverse. Le soluzioni devono essere adattate a tali condizioni; non vi è una risposta unica per tutti».

Il rapporto Fao descrive alternative e modi economicamente validi per aiutare i piccoli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici e le comunità rurali a diventare più resilienti e fornisce la prova che «L’adozione di pratiche “intelligenti dal punto di vista del clima”, come ad esempio un uso efficiente dell’azoto e varietà di colture più resistenti al caldo, una lavorazione minima del terreno e una gestione integrata della fertilità del suolo, farebbe aumentare la produttività e i redditi degli agricoltori. Il rapporto stima che già la sola adozione di pratiche efficienti dal punto di vista dell’azoto farebbe ridurre il numero di persone a rischio denutrizione di oltre 100 milioni».

Il Sofa 2016 identifica anche modi per diminuire l’intensità delle emissioni dell’agricoltura e la Fao spiega che « Alternative di conservazione dell’acqua rispetto all’allagamento delle risaie per esempio, possono tagliare le emissioni di metano del 45%, mentre le emissioni del settore zootecnico possono ridursi fino al 41% attraverso l’adozione di pratiche più efficienti».

La road map della Fao presenta  anche politiche e opportunità di finanziamento per un’intensificazione sostenibile dell’agricoltura.

La Fao  ricorda che «Gli effetti globali negativi del cambiamento climatico si fanno già sentire in alcuni dei rendimenti delle colture cerealicole. Il cambiamento climatico porterà con tutta probabilità ad una perdita del contenuto nutrizionale di alcuni alimenti, come il calo di zinco, di ferro e di proteine in cereali di base, e innescherà nuovi problemi di salute – come stati di diarrea per gli esseri umani e una serie di malattie animali transfrontaliere.  Dopo il 2030, in base alla ricerca scientifica, pressioni negative sulla produzione alimentare saranno sempre più sentite in tutto il mondo. Fino ad allora, l’impatto negativo di temperature più alte sarà più sentito nei paesi in via di sviluppo, facendo intravedere cattive prospettive per la loro autosufficienza alimentare».

Per questo, aiutare i piccoli agricoltori ad adattarsi ai rischi del cambiamento climatico è essenziale per la riduzione della povertà globale e per la sicurezza alimentare. Una particolare attenzione deve essere rivolta a rimuovere gli ostacoli che i contadini possono incontrare e promuovere un ambiente favorevole per l’azione individuale, comune e collettiva. La Fao sollecita i responsabili politici a «identificare e rimuovere tali barriere. Questi ostacoli possono includere sussidi a produzioni che promuovono pratiche agricole non sostenibili, incentivi mal concepiti e un accesso inadeguato ai mercati, al credito, ai servizi di divulgazione e ai programmi di protezione sociale, spesso a svantaggio delle donne, che rappresentano sino al 43% della forza lavoro agricola».

Secondo il rapporto sono necessari più finanziamenti per interventi sul cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. Se la finanza pubblica internazionale per l’adattamento al cambiamento climatico e la mitigazione degli effetti è in crescita, è ancora di dimensioni relativamente piccole, ma «può fungere da catalizzatore per sfruttare grandi flussi di investimenti pubblici e privati. Più finanziamenti per il clima devono fluire verso un’agricoltura, una pesca e una silvicoltura sostenibili – per finanziare la trasformazione su larga scala e lo sviluppo di sistemi di produzione alimentare intelligenti dal punto di vista del clima. Adattamento e mitigazione devono avvenire congiuntamente».

La Fao conclude:«Se non si interviene, l’agricoltura continuerà ad essere una delle principali fonti di emissioni di gas serra. Ma con l’adozione di pratiche più ecologiche e incrementando la capacità del suolo e delle foreste di sequestrare il carbonio, si possono ridurre le emissioni incrementando nel contempo la produzione di cibo per nutrire la crescente popolazione mondiale, si legge nel rapporto. I sistemi alimentari possono contribuire ulteriormente, riducendo le perdite e gli sprechi alimentari, nonché attraverso la promozione di un’alimentazione più sana che lascia un impronta ambientale più leggera».