I castagneti italiani tra vespa cinese e cambiamenti climatici: in 20 anni -20% di produzione

La lotta biologica è la soluzione più ecosostenibile. Le flessioni produttive dovute alle forti anormalità climatiche e alla condizione di emergenza dell’ecosistema castagno

[24 settembre 2018]

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)  ha pubblicato il rapporto “Controllo del cinipide Dryocosmus kuriphilus (vespa cinese) in Castanea sativa” che parte dalla consapevolezza che «In Italia i castagneti da frutto rivestono storicamente una considerevole importanza, sia a livello socioeconomico sia ambientale.  Il nostro Paese  ha da sempre avuto un ruolo leader nel mercato internazionale della castagna e dei prodotti derivati, con le numerose varietà DOP e IGP presenti nelle diverse regioni.  I nostri castagneti rivestono anche un importante ruolo per la tutela della biodiversità.  I boschi di castagno in Italia rappresentano circa il 7,5% del totale della superficie forestale nazionale (che copre ormai, con circa 11 milioni di ettari, un terzo del territorio nazionale). I castagneti sono un importante patrimonio forestale, in gran parte impiantato dall’uomo, la cui presenza si concentra soprattutto in Piemonte, Toscana, Liguria (che insieme rappresentano il 50% del patrimonio nazionale dei castagneti), oltre che in Lombardia, Calabria, Campania, Emilia Romagna e Lazio. I castagneti si concentrano soprattutto in aree di alta-collina e media montagna, in una fascia altitudinale compresa tra i 500-1000 m s.l.m.»,

Un ingente patrimonioche è minacciato dal cinipide galligeno del castagno chiamato comunemente vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu)che, spiegano all’Ispra «E’ un parassita originario del nord della Cina, ormai diffuso anche nei castagneti italiani, dove, in due decenni, ha già causato una riduzione della produzione di castagne dal 60 all’80% nel periodo di massima diffusione, ed una forte riduzione dell’attività vegetativa degli alberi colpiti dal parassita, con un aumento di mortalità delle giovani piante, dei disseccamenti delle chiome nelle piante adulte e conseguente maggiore suscettibilità ad altre patologie. La sua diffusione è avvenuta, in un primo momento, attraverso materiale vivaistico infetto e, successivamente, mediante il volo attivo delle femmine e il trasporto accidentale delle stesse ad opera dell’uomo».

Il rapporto Ispra descrive i metodi per difendere i nostri castagneti dall’attacco di questo parassita alieno e ricorda che «Nel nostro Paese, non sono autorizzati prodotti fitosanitari chimici per il controllo del cinipide nei castagneti, mentre sono consentiti per il trattamento del Balanino (insetto che si nutre dei germogli e dei frutti in formazione) e di altri parassiti  del castagno. I trattamenti sperimentali con insetticidi chimici non hanno tuttavia dato risultati confortanti: da alcune ricerche scientifiche, risulta che l’impiego di insetticidi ha invece causato un incremento dei livelli di infestazione, probabilmente a causa di una semplificazione dell’ecosistema e della rete alimentare, con interferenze negative sugli insetti che parassitizzano il cinipide, limitandone così le popolazioni ed i conseguenti danni.  È noto che, in diverse aree e in determinate condizioni ecologiche, è già presente sul territorio un gran numero di antagonisti naturali che utilizzano l’alloctono Dryocosmus kuriphylus come nuova fonte alimentare, sviluppandosi a loro spese. Da qui si è affermata la tecnica di controllare il fitofago attraverso la moltiplicazione e la successiva diffusione in campo dei parassitoidi specifici del cinipide, tra cui diverse specie del genere Torymus.   In particolare, il parassitoide Torymus sinensis ha “adattato” il proprio ciclo biologico a quello del cinipide, raggiungendo elevati livelli di parassitizzazione e riducendo così la presenza delle tipiche escrescenze tondeggianti (galle), al di sotto di soglie significative di danno».

La lotta biologica con il Torymus sinensis è già molto diffusa in molte regioni italiane come il Piemonte e Toscana con significativi success, ma l’Ispra fa notare che «Tuttavia, la lotta al cinipide del castagno tramite i parassitoidi naturali necessita – come tutti i metodi di lotta biologica – di una serie di presupposti climatico ambientali favorevoli, per esplicare al meglio il suo potenziale predatorio nei confronti del parassita. Date le complesse relazioni ecologiche presenti nei castagneti sia gestiti sia naturali, è evidente che il controllo di un patogeno emergente quale il Dryocosmus kuriphilus richiede una soluzione durevole nel tempo e a basso impatto ambientale, anche facendo ricorso ad antagonisti naturali tra cui il parassitoide specifico Torymus sinensis. Quindi la classica lotta biologica al cinipide con il lancio e la diffusione del parassitoide specifico, sulla base delle conoscenze attuali, risulta essere la soluzione  più ecosostenibile».

Il rapporto evidenzia un altro aspetto: «Le principali ragioni delle flessioni produttive dei castagneti, degli ultimi decenni, sono dovute alle ripetute e forti anormalità climatiche e alla condizione di emergenza dell’ecosistema castagno, dovuto anche a non corrette ed approssimative pratiche colturali. In questo contesto di lotta biologica ed eco-compatibile è fondamentale limitare al massimo l’utilizzo di pesticidi, al fine di non ripetere gli errori degli anni trascorsi e di preservare le popolazioni di parassitodi in grado di contrastare la diffusione del temuto cinipide del castagno, garantendo così nel futuro, sostenibilità ambientale e produttività. Occorre inoltre garantire l’abbondanza e la diversità degli insetti impollinatori che aiutano a mantenere una disponibilità di polline per periodi più estesi; esiste poi la necessità di restituire sostanze nutritive al castagno in modo equilibrato e sostenibile, e quindi di lavorare sulla fertilizzazione dei suoli possibilmente organica».