Ifad: «Per abbattere la povertà, politiche e investimenti a sostegno dello sviluppo rurale»

Le scelte per lo sviluppo hanno un impatto enorme sulla vita delle persone e delle nazioni

[15 settembre 2016]

ifad

Secondo il nuovo “Rural Development Report 2016 – Fostering inclusive rural transformation” dell’International fund for agricultural development (Ifad – Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), «La crescita economica non è sufficiente a salvare quanti rischiano ogni giorno di morire di fame.  I governi devono puntare su politiche e investimenti mirati a trasformare le aree rurali dei paesi in via di sviluppo, se vogliono eliminare la povertà».

L’Ifad dice che il rapporto, che è la sua pubblicazione più importante «E’ un appello accorato ai responsabili politici e agli esperti dello sviluppo affinché vincano la guerra globale contro la povertà. Alla sua stesura hanno collaborato studiosi autorevoli, che hanno analizzato le esperienze di sviluppo rurale in oltre 60 Paesi in via di sviluppo. Questa ricerca approfondita fornisce una base solida, su cui autorità e istituzioni possono fondare le proprie decisioni riguardo alle politiche e agli investimenti da adottare».

In occasione del Rural Development Report 2016 al ministero degli esteri e della cooperazione a Roma, il presidente dell’Ifad,Kanayo F. Nwanze, ha detto: «Il rapporto sullo sviluppo rurale segna un cambio di prospettiva. Colloca il settore rurale nel quadro più ampio dello sviluppo del Paese. Dimostra la necessità di un approccio molto più integrale e olistico nei confronti dell’economia, per garantire il benessere di milioni di persone che vivono nelle aree rurali. Rafforza la convinzione dell’Ifad, basata su quarant’anni di esperienza, che investire sullo sviluppo agricolo e rurale significhi investire sull’economia nel suo complesso».

Infatti il rapporto sostiene che «Concentrarsi sullo sviluppo agricolo e rurale è essenziale, perché i redditi di 2,5 miliardi di persone nel mondo dipendono ancora direttamente da piccole aziende agricole che producono l’80% del cibo consumato in Asia e nell’Africa subsahariana».

Quello che emerge è il contesto di «un mondo in rapida trasformazione, con una domanda sempre crescente di alimenti, la migrazione verso le città in aumento e l’impatto del cambiamento climatico e del degrado ambientale» e il rapporto fornisce «un’analisi approfondita delle sfide da affrontare in ogni regione e Paese, dei retaggi storici e di come il successo degli interventi sia influenzato da fattori quali occupazione, popolazione giovanile, diritti sulla terra, accesso a servizi finanziari, pari opportunità e ammortizzatori sociali».

I ricercatori che hanno contribuito  realizzare il Rural Development Report 2016  identificano 4 modelli di sviluppo economico rurale, in base alla velocità della trasformazione economica e del processo di inclusione e in base agli obiettivi dei loro processi di sviluppo rurale. «Questa analisi sistematica e rigorosa del settore rurale – assicurano – permette di comprendere meglio quali siano i principali investimenti e riforme a cui dare priorità affinché le popolazioni rurali, e la società nel suo complesso, possano beneficiarne».

Paul Winters, direttore della Divisione Ifad per la ricerca e la valutazione dell’impatto, ha spiegato: «Volevamo osservare i cambiamenti nella vita quotidiana delle persone, non come impresa isolata e individuale, ma come parte dello sviluppo economico dei loro Paesi e del settore rurale. Abbiamo verificato sistematicamente se la crescita economica comportava una riduzione della povertà e in quali casi un aumento della produttività nel settore rurale creava più posti di lavoro e maggiori opportunità di ottenere redditi più alti per le popolazioni locali».

Il rapporto si concentra in particolare sull’impatto, in termini di riduzione della povertà, della trasformazione strutturale (la redistribuzione dell’attività economica che comprenda, oltre all’agricoltura, anche i settori manifatturiero e terziario) e della trasformazione rurale (la diversificazione dei redditi nelle aree rurali e gli aumenti della produttività agricola). Ecco alcune delle sue principali conclusioni:

La maggior parte dei Paesi che hanno registrato un processo rapido di transizione verso l’eliminazione della povertà hanno diversificato la loro economia e potenziato il proprio settore agricolo.

Creare posti di lavoro nelle aree rurali attualmente è importante quanto promuovere la crescita.

La trasformazione rurale è parte integrante dello sviluppo economico di un Paese.

L’agricoltura resta essenziale per lo sviluppo economico, a prescindere dallo stadio di trasformazione strutturale raggiunto. Le autorità devono espandere e approfondire l’economia rurale basata sull’agricoltura con investimenti volti a promuovere la nascita di industrie agroalimentari moderne.

La disponibilità di risorse e l’accesso a servizi finanziari sono essenziali per una trasformazione duratura delle condizioni di vita di quanti vivono nelle aree rurali, eppure due miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a servizi finanziari formali e il 73 per cento dei poveri non ha un conto corrente bancario.

Il rapporto presenta alcuni esempi di politiche positive e di difficoltà regionali:

Benché le disuguaglianze siano aumentate nella maggior parte dei paesi del Centroamerica, Bolivia, Colombia, Ecuador, Messico e Uruguay hanno ridotto le disparità di reddito tra coloro che vivono nelle aree rurali, in parte grazie a trasferimenti mirati di fondi pubblici.

In Cina, in India, nelle Filippine e in Vietnam, riforma agraria, investimenti di base nelle aree rurali e altre politiche settoriali si sono rivelati fattori decisivi per promuovere la trasformazione rurale.

La maggior parte dei paesi africani continua a fare i conti con una popolazione giovanile in crescita, settori manifatturieri di dimensioni ridotte e in declino, e ostacoli allo sviluppo profondamente radicati. I recenti aumenti di produttività agricola non sono derivati dal progresso tecnologico, ma dall’aumento delle terre coltivate.

Nella subregione del Vicino Oriente e Nord Africa (Nena), i processi di trasformazione rurale sono stati condizionati negativamente da instabilità e fragilità. Tale situazione è stata aggravata da problemi strutturali legati alla scarsità d’acqua e all’aumento della popolazione giovanile.

Nwanze ha concluso: «La trasformazione rurale non è automatica. E’ una scelta. Le scelte fatte dai governi e da quanti si occupano di sviluppo hanno un impatto enorme sulla vita delle persone e delle nazioni. Affinché lo sviluppo rurale possa essere sostenibile a livello sociale, economico e ambientale, le politiche debbano essere inclusive, coinvolgendo nei flussi economici dominanti le popolazioni povere, e spesso emarginate, delle aree rurali. Questo è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 e per eliminare la povertà assoluta e la fame. Queste conclusioni sono un appello rivolto a chiunque abbia a cuore la situazione tragica degli uomini, delle donne e dei bambini più poveri del nostro pianeta. Ogni persona, ogni governo e ogni organizzazione impegnata nella battaglia contro la povertà dovrebbe leggere questo rapporto e agire sulla base delle conclusioni a cui esso giunge».