Il governo Italiano dice no al Ceta: «Tutela solo una piccola parte dei prodotti Igp e Dop»

Stop TTIP/CETA e Slow Food: riparta il confronto con l’esecutivo e in Parlamento

[19 giugno 2018]

In una recente intervista alla Stampa il nuovo ministro delle politi che agricole Gian Marco Centinaio ha confermato l’impegno assunto in campagna elettorale di stoppare la ratifica del Comprehensive economic and trade agreement (Ceta) tra Ue e Canada e degli altri trattati di libero scambio, come la Transatlantic trade and investment partnership (Ttip) che secondo gli oppositori danneggiano ambiente, diritti e un commercio leale e solidale dentro e fuori dall’Europa. Centinaio ha detto di voler chiedere al Parlamento di non ratificare il Ceta perché «tutela solo una piccola parte dei prodotti Igp e Dop».

Esultano le associazioni della campagna Stop Ttip/Ceta che ricordano che «D oltre quattro anni centinaia di associazioni, sindacati, organizzazioni di produttori, organizzazioni della società civile, produttori, comitati locali, si battono per riaprire in Italia e in Europa un serio confronto su quali regole siano necessarie per garantire un commercio più sostenibile e pari opportunità per tutti, a partire dalle piccole e medie imprese, dalle comunità in cui operano, nel rispetto delle rappresentanze democratiche e dei diritti di lavoratori e cittadini. Questo intervento è urgente perché l’Europa sta negoziando un pacchetto di liberalizzazioni commerciali con blocchi di importanti Paesi esportatori – Mercosur, Giappone Vietnam, Paesi del Mediterraneo – alcuni dei quali non richiedono il passaggio per i Parlamenti nazionali, e che potrebbero cambiare per sempre il modo in cui vengono negoziati e fissati standard importanti di produzione, di protezione dei diritti del lavoro, dell’ambiente e della salute, affidandoli a piccoli comitati tecnici fortemente influenzati da esperti che non rispondono alla volontà dei cittadini democraticamente espressa. Oltre a indebolire per sempre la tutela di produzioni importanti a partire dal Made in Italy agroalimentare a Indicazione geografica protetta – Doc, Dop e IG – esponendolo ancor di più alla contraffazione e alla sofisticazione».

Il Ceta include disposizioni in materia di accesso al mercato di beni, servizi, investimenti e appalti pubblici, diritti di proprietà intellettuale, misure sanitarie e fitosanitarie, sviluppo sostenibile, cooperazione normativa, riconoscimento reciproco, facilitazione degli scambi, cooperazione sulle materie prime, risoluzione delle controversie e ostacoli tecnici agli scambi. E ad allarmare  Slow Food  sono  stati soprattutto «i prevedibili risvolti per l’agricoltura e la produzione agroalimentare». L’associazione ricorda che «Il testo presenta infatti molti margini di ambiguità sul piano dellasicurezza alimentare, dovute all’interpretazione meno stringente da parte del Canada del principio di precauzione. Dopo l’entrata in vigore provvisoria del trattato, lo scorso settembre, si sono già svolte alcune riunioni del Comitato congiunto sulle misure sanitarie e fitosanitarie del Ceta, chiamato a discutere le linee guida che determineranno l’equivalenza tra prodotti europei e canadesi. A questo comitato segreto, sottratto a qualunque controllo da parte della società civile e degli stessi parlamenti nazionali, è affidato quindi il compito di “armonizzare” le norme relative all’autorizzazione dei fitofarmaci, all’utilizzo del glifosato (che alcuni Stati europei hanno già limitato) e al commercio di animali vivi e carni. Su tutte queste complesse questioni pesa la richiesta di parte canadese di alleggerire le misure normative previste dall’Europa a tutela dei cittadini. Non meno interrogativi suscita l’insufficiente tutela del made in Italy: nell’elenco delle indicazioni geografiche protette tutelate dal Ceta rientrano infatti appena 41 delle 288 denominazioni italiane».

Stop Ttip/Ceta  chiede «Un diverso quadro di riferimento per gli accordi commerciali e di partnership economica dell’UE costituisce anche l’unica seria alternativa sia alle guerre
commerciali, sia alla liberalizzazione e deregulation selvaggia, che limita il ruolo di guida delle politiche pubbliche e il rispetto delle priorità e degli interessi dei cittadini. Una politica commerciale al servizio dello sviluppo sostenibile è altresì decisiva anche per una coerente politica sulle migrazioni, che, aprendo veri spazi di sviluppo nei Paesi coinvolti, renda praticabile la libertà di migrare come libera scelta delle persone e non come unica, spesso disperata alternativa alla fame e alla povertà».

La Campagna Stop Ttip Italia propone «Un incontro di lavoro alle istituzioni competenti nell’esecutivo – a partire dai Ministri dell’agricoltura e dello sviluppo economico competenti per deleghe – con le rappresentanze che in questi anni hanno sostenuto le ragioni del “no”, perché ascoltino anche le nostre proposte per un commercio migliore per chi produce, per chi lavora, per chi consuma e per l’ambiente« e che «I parlamentari eletti sull’impegno della campagna #StopCeta contro la ratifica del trattato di liberalizzazione degli scambi con il Canada e di tutti i trattati riattivino con urgenza l’intergruppo parlamentare #StopCeta No trattati tossici alla Camera e al Senato per istruire insieme l’iter di bocciatura dei trattati sbagliati».