L’Italia dei fertilizzanti: l’agricoltura nazionale nei dati dell’Istat

[8 gennaio 2014]

Il mito del cibo italiano nel mondo resiste e anzi si rafforza in questi anni di profonda crisi, e se può riuscirci nonostante le difficoltà di un Paese in perenne apnea è anche perché la qualità della nostra agricoltura e zootecnia rimane di altissimo livello.

Nonostante gli effetti perduranti della crisi ed il susseguirsi delle calamità naturali, che hanno fatto perdere reddito ed occupazione, Confagricoltura ricorda oggi che tra 300 e 500 mila persone vengono assunte ogni anno dalle sue imprese associate.  «Il 2014 potrebbe essere l’anno della riscossa nelle campagne, della ripresa di reddito ed occupazione – sostiene Raffaele Maria Maiorano, presidente dei giovani di Confagricoltura – Le buone performance dell’agroalimentare sui mercati esteri ci confermano che la produzione di cibo, di innovazione, di verde, di benessere e di qualità della vita è il vero futuro del Paese. Impegniamoci tutti insieme e lavoriamo per raggiungere questo risultato».

Sulle promesse e le aspettative che ruotano attorno alla campagna sono stati versati fiumi d’inchiostro, ma i dati diffusi ieri da Istat riescono dare una prospettiva nuova dell’agricoltura nostrana, andandone a monitorare il concime che la fa vivere. Letteralmente. Quanti e quali sono, infatti, i fertilizzanti utilizzati in Italia?

Per rispondere a questa domanda l’Istituto nazionale di statistica ha portato avanti una rilevazione di tipo censuario, svolta presso tutte le imprese che commercializzano, sia con il proprio marchio sia con marchi esteri, fertilizzanti (concimi, ammendanti e correttivi) costituiti da sostanze naturali o sintetiche, minerali od organiche, sia idonee a fornire alle colture uno o più elementi chimici delle fertilità, sia capaci di modificare e migliorare le proprietà e le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del terreno agrario.

L’accurata descrizione del settore da parte dell’Istat non tratta certo di una superflua pignoleria. È infatti anche grazie all’utilizzo di fertilizzanti e concimi se l’agricoltura, nel bene e nel male (il settore primario rimane oggi la seconda fonte di gas serra in Italia dopo quello energetico, secondo le stime dell’Istituto nazionale di economia agraria) è diventata negli anni quel che è oggi, aumentando in modo esponenziale la sua produttività: nel 1970, come riporta agriregionieuropa, un lavoratore agricolo sosteneva infatti poco meno di 15 unità di popolazione totale, mentre nel 2009 tale rapporto aveva raggiunto quasi 69 unità.

In sintesi, come riporta l’Istat, si parla di 47,5 milioni di quintali di fertilizzanti per uso agricolo distribuiti sul suolo italiano nel 2012. La quantità dei concimi minerali ammonta a 26,2 milioni di quintali: 16,1 sono costituiti dai minerali semplici, i restanti 9,9 dai minerali composti. La distribuzione dei concimi organici e organo-minerali sul territorio è pari rispettivamente a 2,8 e 2,3 milioni di quintali. La quantità di ammendanti risulta pari a 12,2 milioni di quintali. I correttivi registrano il picco degli ultimi dieci anni, con una quantità distribuita pari a 3 milioni di quintali, mentre i substrati di coltivazione ammontano a 897 mila quintali. Gli elementi nutritivi contenuti nei fertilizzanti risultano pari a 23,3 milioni di quintali e il titolo (o concentrazione) è pari al 49%.

Tra tutti, però, un dato sovrasta gli altri: in dieci anni – tra il 2002 e il 2012 – i fertilizzanti distribuiti in Italia sono diminuiti del 5,8%. Specchio di un settore in contrazione nel decennio, certo, ma anche di una diversa sensibilità che sui campi sta da tempo maturando.