La strage di braccianti: l’8 agosto a Foggia manifestazione per un lavoro dignitoso e sicuro per tutti

Legambiente aderisce: «In piazza contro ogni forma di sfruttamento e per un’agricoltura buona, pulita, ma soprattutto giusta»

[7 agosto 2018]

Dopo l’ennesimo gravissimo incidente in cui hanno perso la vita 11 braccianti stranieri, pagati pochi euro all’ora – quelli che secondo Matteo Salvini fanno la pacchia –  che lavorano in condizioni drammatiche e degradanti, con il trasporto pubblico inesistente e la mobilità dei lavoratori consegnata in mano ai caporali o a chi si arrangia con mezzi di fortuna che mettono quotidianamente a repentaglio la vita e la sicurezza di tanti lavoratori – italiani e stranieri – impegnati in questa stagione nei campi, la Flai Cgil promuove, insieme a Fai e Uila e ad Arci, Libera, Terra, Consulta sull’immigrazione di Foggia e Cerignola, Casa Sankara, Intersos, Amici dei migranti ed altre associazioni una manifestazione provinciale a Foggia per domani 8 agosto «Per dire BASTA alle morti sul lavoro in agricoltura, per far sì che il contrasto allo sfruttamento e al caporalato nelle campagne possa manifestarsi con azioni concrete e sollecitare tutte le istituzioni ad assumersi la responsabilità di applicare la legge 199/2016, Non è più tollerabile il silenzio e l’indifferenza verso chi, spesso sotto sfruttamento, muore di lavoro, sia esso italiano o straniero».

Anche Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha annunciato la partecipazione della sua associazione alla manifestazione di domani per portare innanzitutto solidarietà alle famiglie dei 16 braccianti morti negli incidenti di ieri e di sabato scorso e a quelli rimasti feriti.

«Non c’è pomodoro buono e pulito in agricoltura se non è stato prodotto in maniera etica, giusta, onesta, se non è stato coltivato senza schiavi e caporali – ha detto Ciafani –  Anche Legambiente sarà mercoledì a Foggia per ribadire che è ora di fermare questa mattanza che ha dei precisi mandanti. Chi continua a schiavizzare i braccianti, per lo più stranieri, impiegati nelle campagne di raccolta deve essere punito e per farlo è necessario che le tutte istituzioni coinvolte si assumano finalmente la responsabilità di applicare la legge per il contrasto al caporalato».

Il presidente di Legambiente aggiunge: «Parliamo di ragazzi poco più che ventenni che viaggiavano su furgoni adibiti al “trasporto di cose”, dopo una terribile giornata di lavoro nei campi per pochi euro l’ora. Ceesay Aladje, Balde Amadou e i loro compagni, alcuni ancora non identificati, non erano “cose”. Erano persone che avrebbero avuto diritto ad altri mezzi di trasporto, altri salari, altri servizi, altri alloggi e condizioni di vita. Della vita di questi migranti schiavizzati dai caporali non interessa a nessuno perché non infastidiscono i bagnanti sulla spiaggia e non chiedono l’elemosina all’entrata del supermercato, ma lavorano invisibili in un Paese ipocrita che dice di poterne fare a meno, a sud e a nord, nei campi di pomodoro della Capitanata, in quelli di angurie del Salento, nei meleti dell’Alto Adige o nei vigneti in Franciacorta. Invisibili fino a quando non vanno a sbattere contro un Tir che trasporta quello che loro hanno raccolto. La statale Adriatica e la strada provinciale 105 sono ancora rosse di sangue e di pomodori, rosse come la salsa che troviamo per pochi centesimi sullo scaffale di molti supermercati, che costa così poco perché non è fatta solo di pomodori, ma anche del sangue e del sudore di Ceesay Aladje, Balde Amadou e dei loro compagni, alcuni ancora non identificati».

In una nota congiunta Susanna Camusso, Segretario Generale Cgil e Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil, scrivono: «Una mattanza senza fine: ora altri 11 braccianti stranieri sono morti in un altro incidente stradale nel foggiano. Quello che sta accadendo in queste ore non è una fatalità ma il frutto delle condizioni in cui lavorano e si recano nei luoghi di lavoro i tantissimi braccianti, molti stranieri, impegnati nelle campagne di raccolta. Mercoledì saremo a Foggia per una manifestazione unitaria per dire basta e denunciare con forza quanto sta accadendo. È necessario che le istituzioni preposte agiscano, come chiediamo da mesi e da anni, sul tema del trasporto. La verità che sta dietro a queste stragi è che il trasporto è in mano ad un sistema di caporalato che non solo lucra sulla giornata lavorativa e sfrutta le persone, ma facendole viaggiare come merci o carne da macello ne mette a rischio la vita. Questi furgoni fatiscenti e senza autorizzazione alcuna vanno fermati per fornire un trasporto sicuro. Si poteva fare un bando per il trasporto dei lavoratori agricoli ma non è stato fatto perché le aziende non hanno fornito i dati completi per attivare lo stesso. Chiediamo che venga convocato immediatamente il tavolo interministeriale con Prefetto, istituzioni e sindacati. Le stragi di questi giorni mostrano a tutti quale sia la condizione di tanti lavoratori agricoli, una condizione limite che sta collassando non solo sul versante dello sfruttamento ma anche, come era prevedibile, su quello del nodo del trasporto che, con mezzi inadeguati e fatiscenti, sta mettendo a repentaglio centinaia di vite umane».