Successo del progetto PlantFoodSec

La task-force internazionale sulla biosicurezza? È a Torino

[6 febbraio 2014]

Inizia oggi a Torino, con un workshop sul programma europeo Horizon 2020, un meeting della sulla biosicurezza che si concluderà l’8 febbraio. Al meeting partecipano i migliori esperti internazionali che fanno parte della task-force sulla biosicurezza costituitasi nell’ambito del progetto quinquennale Plant and Food Biosecurity – Network of Excellence (PlantFoodSec) che ha preso il via nel febbraio 2011 ed è finanziato con quasi 6 milioni di Euro dalla Commissione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro.

Gli organizzatori del meeting di Torino spiegano che «Il progetto PlantFoodSec, nato proprio con lo scopo di creare un Network virtuale di livello internazionale sul tema della biosicurezza, è coordinato da Agroinnova, il Centro di Competenza per l’innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino e vede coinvolti 13 Partner, provenienti da 8 Paesi distribuiti in 3 continenti. Obiettivo dell’incontro: fare il punto sui risultati del progetto a tre anni dal suo avvio ed evidenziare l’importanza di una ricerca trasversale multidisciplinare nel campo della biosicurezza, per rispondere tempestivamente a eventuali minacce al sistema agricolo in grado di danneggiare a qualunque livello la catena alimentare, creando un pericolo anche per l’uomo».

Inizialmente Il progetto PlantFoodSec si è occupato della mappatura delle coltivazioni maggiormente a rischio e dei patogeni potenzialmente più pericolosi; della messa a punto di modelli efficaci di analisi del rischio e della progettazione di una piattaforma di diagnostica virtuale basata sul web per far fronte in tempi rapidi ad eventuali emergenze.

Al Congresso Internazionale di Patologia Vegetale Icpp2013, tenutosi ad agosto a Pechino, è stato presentato un aggiornamento dei risultati raggiunti. «Inoltre – dicono a PlantFoodSec – nuovi aspetti si stanno sviluppando all’interno del progetto, in particolare sui temi della fitopatologia forense, dello studio dei patogeni umani trasmessi dalle piante e degli aspetti psico-sociologici legati alla percezione dei temi della biosicurezza e dell’agroterrorismo all’interno della comunità scientifica».

Secondo Maria Lodovica Gullino, direttrice di Agroinnova, «Gli interessanti risultati che stanno emergendo dal Progetto PlantFoodSec, confermano la necessità che da sempre ho sostenuto, di un approccio globale e sistemico ai temi della biosicurezza. Oggi più che mai l’Europa deve attrezzarsi per il futuro, un futuro che vede i prodotti agricoli, e alimentari in genere, viaggiare incessantemente da un continente all’altro e nel quale la sorveglianza e la capacità di rispondere in tempi rapidi ed efficacemente a qualunque tipo di minaccia alla sicurezza alimentare – sia essa accidentale o volontaria – non sono solo raccomandabili, ma necessarie. In questo senso non posso essere che orgogliosa del fatto che il nostro Paese sia all’avanguardia in questo settore di ricerca, e la leadership riconosciuta ad Agroinnova nell’ambito di questo progetto ne è una testimonianza concreta».

Ecco i risultati di PlantFoodSec raggiunti fino ad oggi:

Una lista delle 20 coltivazioni maggiormente a rischio e dei patogeni più pericolosi. La mappatura, messa a punto sulla base di criteri di importanza collegati al ruolo economico e sociale della coltivazione, al suo consumo e al suo impatto ambientale, ha permesso di produrre una “short list” delle 20 coltivazioni più importanti del pianeta a partire da una prima selezione di 451 piante suddivise in 11 gruppi. Inoltre, sulla scorta degli esempi verificatisi anche in Europa come l’epidemia di Escherichia coli in Germania nel 2011, all’interno del progetto i ricercatori stanno approfondendo lo studio ecologico e molecolare dei patogeni pericolosi per l’uomo e veicolabili dalle piante ad oggi indicati scientificamente con l’acronimo di HPOPs (Human Pathogens On Plants).

Definizione di modelli efficaci di analisi del rischio per determinare l’origine dolosa o accidentale delle epidemie. Sulla base di questa lista sono stati elaborati degli scenari ipotetici all’interno di specifici patosistemi, ai quali applicare un’analisi che, in caso di epidemie, potrà dare un importante contributo in tempi rapidi per determinarne l’origine accidentale o dolosa. Il primo modello sviluppato è in grado di elaborare una misura comparativa del rischio attraverso un rating che tiene conto di 15 diversi fattori, tra cui la modalità di introduzione, il clima e la vulnerabilità della pianta, il tipo di patogeno e le capacità, oltre che la motivazione, di un eventuale “malintenzionato”. Parallelamente è stato sviluppato uno strumento decisionale denominato Crop Bioagent Introduction Intent Assessment Tool (CBIIAT) in grado di valutare la probabilità di un’introduzione intenzionale di un patogeno nelle colture utilizzando un virus del grano Wheat streak mosaic virus (WSMV) come patosistema modello. Questo approccio di indagine – che rientra nelle metodologie della Fitopatologia forense – e finalizzato a determinare l’intenzionalità dell’evento, è stato oggetto di una sperimentazione applicata al caso di epidemia di Fusarium proliferatum sulle cipolle in Israele.

Eupfsis: una piattaforma web per rispondere in maniera tempestiva, coordinata ed efficace in caso di emergenze. E’ in via di perfezionamento il progetto di un network virtuale, battezzato con il nome di Eupfsis (EU Plant and Food Security Information System), presentato in anteprima lo scorso agosto al Congresso Mondiale di Patologia Vegetale di Pechino. Il sistema attualmente si configura come una sorta di “database interattivo” che permetterà agli agronomi di inviare informazioni epidemiologiche in tempo reale ai laboratori internazionali più attrezzati, i quali a loro volta potranno attingere ad una enorme quantità di dati messa a disposizione dai vari Istituti sulla piattaforma ed interfacciarsi fra di loro in modo da condurre un’analisi approfondita in tempi rapidissimi e in modo coordinato. Grazie a Eupfsis inoltre sarà possibile definire dei livelli di allarme per ciascuna emergenza (locale, regionale, nazionale, internazionale).

Uno studio sociologico sull’impatto dei temi connessi alla biosicurezza sulla comunità scientifica. E’ stato infine avviato un approfondito studio sociologico per meglio comprendere se, quanto e come i temi collegati alla biosicurezza e all’agroterrorismo siano percepiti e radicati nella comunità scientifica internazionale.