La Toscana alla guerra del grano. Coldiretti: «A rischio 15.000 imprese agricole»

1 pacco di pasta imbustato in Italia su 3 è fatto con grano straniero. Uso intensivo del glifosato

[12 giugno 2017]

Dopo la manifestazione dei produttori di grano al porto di Bari contro pugliese l’arrivo di un mega cargo con grano canadese proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano, Coldiretti denuncia che importazioni come queste hanno solo evidenti finalità speculative e Coldiretti Toscana ricorda che «Sono 15 mila le aziende agricole toscane “coinvolte” dalla guerra del grano».

La più grande associazione agricola sottolinea che «In Toscana mediamente vengono coltivati circa 110.000 ettari di terreno a grano; sono oltre 90.000 gli ettari seminati a grano duro e circa 20.000 quelli in cui si coltiva il grano tenero. 3.5 milioni di quintali il grano prodotto. Il grano duro si concentra nella province di Siena, Grosseto e Pisa, mentre ad Arezzo va il primato per il grano tenero, coltivato soprattutto in Val di Chiana».

Secondo Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana, «Nella nostra regione è a rischio un settore che rappresenta il 20% della plv agricola. I prezzi pagati agli agricoltori nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati scendendo al di sotto dei costi di produzione per effetto della concorrenza sleale ed oggi con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffè. E dietro l’angolo si allunga l’ombra dell’accordo Ue-Canada (il Ceta, ndr) che proprio non ci convince».

Coldiretti  sottolinea che «La situazione è aggravata dal fatto che ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni risultati irregolari per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale. Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno».

Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, conclude: «La mancanza dell’etichetta di origine non consente ancora  di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia nazionale. Una esigenza sollevata da Coldiretti e raccolta positivamente dai ministri delle politiche agricole Maurizio Martina e dello sviluppo economico Carlo Calenda che hanno avviato la procedura formale di notifica all’Unione europea dei decreti per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta che è necessario concludere al più presto per garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni».